Chiesa di Sant'Apollinare in Baggio

Chiesa di Sant’Apollinare in Baggio

Curiosità storica : “ma va a Bagg a sonà l’orghen”

Da cosa nasce questa espressione? Cosa vuol dire esattamente? Nasce dalla voce, messa in circolazione da qualche burlone, che, nella chiesa vecchia di Baggio, esiste un organo ‘finto’, cioè dipinto sul muro … quindi dire  “ma va a Bagg a sonà l’orghen”, è un modo ‘elegante’ per mandare qualcuno a quel paese, poiché il suo significato è che l’organo, proprio perché dipinto, è impossibile da suonare!

L’interesse sulla storia relativa a questo modo di dire, nasce dal tentativo di capire che cosa ci sia di vero, leggendo le cinque storie popolari riportate su altrettante ceramiche che si possono ammirare sul muro esterno che fiancheggia la via a fondo cieco, a destra della facciata della chiesa. Da una veloce analisi, sicuramente tre di queste storie sono di pura fantasia, mentre per le altre due, c’è qualche addentellato con la realtà.

L’organo di Baggio

La cosa davvero incredibile è che, grazie a questo detto, il fantomatico organo di Baggio è diventato più celebre dei ben più blasonati organi del Cinquecento, addirittura più noto persino del doppio organo del Duomo di Milano composto da 15350 canne, 5 tastiere ecc. E’ diventato talmente popolare, da uscire dai confini del Comune (Baggio era comune autonomo fino al 1926 – da allora, diventò parte di Milano)

Organo di Baggio

Tanto per cominciare, sfatiamo subito la leggenda dell’organo ‘dipinto’! È inutile cercarlo, perché proprio non esiste! Come detto, sono pure fantasie di qualche vecchio burlone, tramandate di generazione in generazione e infiorate in modo da sembrare vere ….. L’ORGANO in questione È VERO, magari un po’ scalcinato perché avrebbe bisogno di un sano restauro, MA ESISTE E  SUONA PURE!

Ma cerchiamo di capire meglio come mai è nato questo detto. Se cinque diverse storie popolari parlano di quest’organo, è evidente che sotto sotto, qualcosa di vero ci deve pur essere!

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Questa mia ricerca, ben lungi dall’essere esaustiva, vuole solo evidenziare l’esistenza di documenti ufficiali che dovrebbero mettere la parola ‘fine’ a tanti malintesi o ad interpretazioni errate. Una doverosa precisazione: per chi volesse ‘divertirsi’ fare ulteriori ricerche, tre sono le fonti ove attingere simili informazioni:

  1. Archivio di Stato,
  2. Archivio Storico Diocesano,
  3. Archivio Parrocchiale.

Riguardo a quest’ultimo, la vecchia chiesa ‘sant’Apollinare’ di Baggio è usata oggi solo in occasione di concerti, matrimoni od eventi speciali. Per il resto, è quasi sempre chiusa. Gli archivi relativi a questa chiesa, sono oggi reperibili presso la parrocchia attuale, una chiesa più grande, avente lo stesso nome della vecchia (cioè Sant’Apollinare nuova), distante non più di duecento metri dalla stessa.  

La chiesa di Sant’Apollinare

La chiesa vecchia di Baggio, che vediamo oggi, proprio al termine della lunghissima via delle Forze Armate, è un rifacimento, risalente al 1875, di una chiesa ben più antica, demolita pezzo per pezzo, fra il 1870 e il 1874. La demolizione fu una scelta obbligata dal fatto che, non avendo eseguito lavori di manutenzione e di consolidamento strutturale per diversi secoli, il complesso  era arrivato ad un tal livello di degrado, da temere un crollo imminente. E’ un vero peccato, questa incuria, dovuta sia alla scarsa sensibilità delle istituzioni, che alla cronica mancanza di finanziamenti. Il risultato è che questo è un altro dei nostri gioielli, andati perduti per sempre.

Le sue origini ci riportano indietro nel tempo di circa 1000 anni.

Non dovevano essere tempi facili allora … Sembra infatti  che dopo le terribili distruzioni messe in atto dalle popolazioni barbare in tutta l’area, siano stati trovati  documenti che  attestino che, nell’anno 881 d.C. ,il nobile Tazone (probabilmente ricco feudatario che aveva il ‘capitaneato’ della zona), promosse, oltre alla riedificazione del borgo rurale distrutto dalle incursioni, anche la costruzione sia di una chiesa  a tre navate dedicata a Sant’Apollinare (sui resti andati perduti, di un antico tempio pagano), che di un campanile (sulle fondamenta di un’antica torre di guardia, andata anch’essa distrutta).

La chiesa diventò la cappella privata, com’era usanza allora, della famiglia ‘da Baggio’, ricchi feudatari e grossi proprietari terrieri,  che amministravano la pieve di Cesano per conto dell’arcivescovo di Milano. Altro documento, del 1061, riporta la richiesta di ampliamento della chiesa esistente, in occasione della nomina a papa Alessandro II, di tal Anselmo, uno degli esponenti della famiglia ‘da Baggio’.

Altro personaggio famoso, perché studiato su tutti i libri di storia, è il nipote di Papa Alessandro II, Anselmo pure lui, sempre appartenente alla stessa famiglia, diventato Santo – Vescovo di Lucca e Patrono di Mantova.  Consigliere spirituale di Matilde di Canossa, fu testimone della celeberrima umiliazione dell’Imperatore Enrico IV.

A Canossa, Enrico IV, per ottenere la revoca della scomunica inflittagli dal papa Gregorio VII,(che gli sarebbe costata anche la perdita della corona), fu costretto a umiliarsi attendendo inginocchiato, a piedi scalzi, vestito con un saio, il capo cosparso di cenere, per tre giorni e tre notti innanzi al portale d’ingresso del castello di Matilde mentre imperversava una bufera di neve, nel gennaio del 1077.

La torre campanaria

Attigua alla chiesa vecchia di Baggio che vediamo oggi, c’è una torre campanaria, questa sì veramente antica, databile fra il 900 ed il 1000 (di questa, se ne fa menzione già nell’881). Recenti restauri hanno permesso di confermare che poggia effettivamente sul basamento originario di una torre di guardia installata in epoca romana per il controllo delle campagne e delle vie di comunicazione verso Vercelli e Novara. Torre che comunicava direttamente col castello di Mediolanum, da cui distava in linea d’aria circa 7 km, attraverso un sistema di segnali fatti normalmente con fuochi, fumo o specchi.

torre campanaria chiesa di baggio
Torre campanaria di Baggio

Il campanile, è oggi una delle rarissime testimonianze delle origini del Romanico in Lombardia, arrivate integre fino ai giorni nostri. Sembra sia la torre gemella di quella della chiesa di san Satiro, in via Torino, ma forse questa è ancora più bella.

È una delle rare chicche che ci ha lasciato indenni Federico Barbarossa, tanto amato dai milanesi soprattutto dopo aver messo a ferro e fuoco l’intera città, nel 1162. Nella sua marcia di avvicinamento, non dev’essere passato, col suo esercito di lanzichenecchi, dalle parti di Baggio! Risulta infatti che la località, abbia ‘ospitato’ numerosi milanesi ‘sfollati’ nel periodo delle incursioni del Barbarossa.

Dal Rinascimento in poi

Causa la ferma opposizione della famiglia ‘da Baggio’, la cappella privata non potè diventare parrocchia (cioè ‘pubblica’) prima del 1628, ai tempi del Cardinale Federico Borromeo. Questo anche perché. nelle vicinanze, c’era un’altra chiesa, quella del convento di S. Maria di Baggio (l’attuale Cascina Monastero – sede del municipio 7), retto dal 1400 al 1773 dai frati Olivetani, che ebbero un grande ruolo nella formazione religiosa della popolazione circostante. Da questo momento in poi (1628), esistono documenti parrocchiali relativi a questa chiesa, ora conservati nella chiesa nuova di Sant’Apollinare (in piazza Sant’Apollinare).

L’obbligatorietà per le parrocchie di riportare in appositi registri, nascite, battesimi matrimoni e morti dei propri parrocchiani era stata sancita già dopo il 1564 (concilio di Trento) da parte di S. Carlo Borromeo, allora arcivescovo di Milano. Quindi a partire dalla data di costituzione della parrocchia (1628), ecco comparire i primi documenti ufficiali riguardanti la comunità parrocchiale di Baggio. E non sono gli unici documenti …  grazie alla Fabbriceria (ufficio che curava la gestione di beni i cui redditi erano destinati alla conservazione dell’edificio sacro, nonché alle spese per l’esercizio del culto), si viene a conoscenza, ad esempio, dell’esistenza di un organo a mantice in questa chiesa: un registro del 1822, riporta infatti il contratto e le fatture di un organaro che, oltre a suonare l’organo, curava pure la manutenzione dello strumento. Non sono stati invece trovati documenti relativi all’acquisto dell’organo. Probabilmente saranno andati perduti.

Come si è detto, essendo la struttura pericolante, tra il 1870 e 1873  l’antico luogo di culto fu smontato pezzo per pezzo, colonna per colonna, capitello per capitello. Alcuni di questi ‘pezzi’ sono ancora visibili in quanto conservati presso il Museo Archeologico di Corso Magenta.

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Si procedette prima alla demolizione e ricostruzione della parte absidale e del transetto, per ultimo delle navate e della facciata.

L’organo, smontato completamente nel 1874, fu custodito (dal Comune di Baggio) in un luogo sicuro, con la promessa di ricollocarlo nella sua sede a completamento dei lavori di ricostruzione della chiesa. Purtroppo, giustificando la necessità di reperire fondi per il completamento dell’opera, c’è chi afferma che il Comune vendette all’asta al miglior offerente alcune delle antiche colonne, capitelli,  legni, e quant’altro poteva essere di interesse.

Ai giorni nostri

Quindi la chiesa che vediamo oggi è sì, il rifacimento sulla falsariga della precedente, però purtroppo, con pezzi non più originali. Né c’è la possibilità di ricuperare i pezzi venduti, non avendo più traccia dei compratori di allora. La chiesa fu completata verso la fine del 1875 e riconsacrata, ma l’organo che il Comune doveva provvedere a rimettere in sede, essendo stato conservato in un magazzino umido, si era nel frattempo deteriorato, al punto da optare per l’acquisto di un nuovo strumento.

Fra l’approvazione dello stanziamento di spesa e la burocrazia, passarono 13 anni prima che, nel 1888, venisse fatto l’ordine per il nuovo organo alla ditta Giovanni Marelli (su progetto di Polibio Fumagalli, docente di organo al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e Maestro di cappella a San Celso). Bisognerà aspettare pertanto fino al 1891 prima del collaudo del nuovo strumento, corredato della Cantoria e della Cassa dell’organo, progettati dall’ing. Bernasconi.

Quindi, la chiesa rimase effettivamente 16 anni (1875-1891) senza il suo organo. È molto probabile quindi, che in questo lasso di tempo, sia stato coniato il famoso detto popolare per schernire i Baggesi, vittime delle mancate promesse dell’Amministrazione Comunale, che dopo essersi assunta l’onere della conservazione del vecchio strumento, non era stata capace di preservarlo dal degrado e li aveva privati dell’organo che avevano in quella chiesa, fin dalla fine del Settecento.


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