La Vergine pugnalata e Santa Maria presso San Satiro

Il detto ‘Paese che vai, usanze che trovi’, nel caso di Milano, andrebbe modificato in ‘Angolo che vai, storia che trovi’ … perché qui c’è davvero da sbizzarrirsi!  

Questa storia, in particolare, a differenza di altre, fa riflettere perché incredibilmente la chiesa in questione, ‘Santa Maria presso San Satiro’ all’inizio di via Torino, è molto più nota per l’aspetto ‘profano’ che non per quello ‘sacro’ per cui è stata costruita.

È una chiesa parrocchiale che, dal mio punto di vista, riflette perfettamente il carattere riservato e un po’ scontroso di questa incredibile città.

È in pieno centro, ma non si vede …  abilmente mimetizzata com’è, fra i palazzi di via Torino, nascosta all’interno di una viuzza come se sorgesse in un cortile. Per anni, ci sono passato davanti senza quasi accorgermi della sua esistenza o degnarla di uno sguardo, se non per la presenza proprio lì, all’angolo con via Torino, di una fioraia col suo ‘baracchino’ di fiori freschi.

San Satiro: le origini

E’ una chiesa costruita verso la fine del Quattrocento, inglobando una chiesetta del IX secolo e la relativa torre campanaria della stessa epoca, unico elemento rimasto originale e non rimaneggiato.

Perché è tanto nota questa chiesa parrocchiale da essere anche visitata dai turisti stranieri?

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Sicuramente per il nome del suo costruttore … Donato di Angelo di Pascuccio, detto il Bramante, …  e poi perché la chiesa presenta una singolarissima pianta a tau, (tecnicamente a croce commissa) ovvero una pianta a croce a cui manca il braccio superiore, impossibile da realizzare per mancanza di spazio.

Per fare quel braccio, il Bramante, avrebbe avuto bisogno di 9,70 m di spazio in più (sforando nella retrostante via Falcone), mentre, per restare entro i limiti della proprietà, aveva a disposizione in tutto solo 97 cm! Un po’ pochino per fare un’abside! Né avrebbe potuto cambiare l’orientamento della chiesa o ridurla in lunghezza poiché era vincolato dalla posizione del preesistente sacello di San Satiro che, il committente, Gian Galeazzo Sforza, aveva richiesto, fosse comunque inglobato nella chiesa.

E allora? Chiunque si sarebbe perso d’animo, lui no  … ‘ghe pensi mi’, disse il trentatreenne urbinate in uno stentato milanese … e realizzò il celebre finto coro ‘bramantesco’, capolavoro assoluto della pittura prospettica rinascimentale Italiana, un gioco di illusione ottica davvero incredibile.

L’interesse per questo capolavoro è ancora oggi tale (ecco l’aspetto profano), da mettere in secondo piano, l’affresco della Vergine sull’altare, cui è dedicato il tempio (aspetto sacro)!

La storia dalle origini

Ma torniamo indietro di oltre duecento anni, rispetto alla data di inizio costruzione di questa chiesa (1476).

Siamo esattamente nel 1242 … Milano era un’altra Milano! Siamo al tempo dei Comuni

La loggia del Palazzo della Ragione era stata appena costruita .. siamo a due passi dalla piazza del Broletto eppure, tutto il gruppo di case lì intorno, era un quartiere molto malfamato, davvero poco raccomandabile! Lì, all’angolo fra le via Speronari e Falcone (che già esistevano allora), c’era un sacello isolato risalente al IX secolo, dedicata a san Satiro, san Silvestro e sant’Ambrogio, gestito dai monaci Benedettini, dove era custodita al tomba di san Satiro (fratello maggiore di sant’Ambrogio).

Lungo la via Falcone, poi, proprio di fronte al sacello, c’era un albergo con l’insegna del falcone (hospitium falconis) – da qui il nome dato alla via -, frequentato, come si può immaginare, da avventori senza scrupoli e prostitute. Lavorava tanto quella locanda … sempre piena di sfaccendati … vino a fiumi, canti, musica, amore a pagamento,  e soprattutto tanti tavoli di dadi, gioco d’azzardo preferito per chi amava il rischio, i soldi facili e andava in cerca di adrenalina per ammazzare il tempo.

Bische e chiesa, il binomio perfetto del diavolo e l’acqua santa! Allora era così!

Tale Massazio da Vigolzone, così riportano le cronache dell’epoca, era uno dei tanti soggetti poco raccomandabili, che frequentavano abitualmente quella locanda. Col gioco d’azzardo, lui perdeva ma, spesso, barando, guadagnava anche tanto … quel giorno era lì, come al solito, a scommettere a dadi con altri suoi compari …. Aveva dimenticato a casa i suoi dadi ‘fidati’ e naturalmente stava perdendo … per lui, quella, era la classica giornata ‘no’, come tante altre del resto …  ma ugualmente volle tentare la buona sorte per l’ultima volta, quel giorno … giocandosi tutto, ma proprio tutto, anche la camicia (una botta di adrenalina unica!)  …. bim, bum, bam .. sconforto totale … la Fortuna questa volta, gli aveva proprio girato definitivamente le spalle! Era rovinato! Tra improperi, e fiumi di bestemmie coniate al momento, cercò di annegare nell’alcool la sua disperazione, sbronzandosi per tentare di dimenticare, … poi barcollando e continuando ad imprecare, uscì dal locale, e attraversata la strada, totalmente fuori di sé, estrasse il pugnale, scaricando la sua ira, su quanto aveva dinanzi, annebbiato com’era dall’alcool.

Sul muro esterno del sacello di San Satiro, di fronte alla locanda, c’era un affresco della Vergine col Bambino … Lui era proprio lì, che si reggeva a stento appoggiandosi con una mano sul muro vicino all’affresco, e con l’altra … uno, due colpi di pugnale contro la Vergine, in un gesto inconsulto… non contento, un terzo colpo, e dal muro uscì un rivolo di sangue … Massazio restò impietrito, sbiancò totalmente e una sorta di paralisi lo bloccò a terra.

Molti, accorsi sul posto,  cercarono di tranquillizzarlo, ma egli, dopo essersi ripreso, tornato in sé e resosi conto di quanto aveva combinato, preso dal rimorso,  corse, sbavando, in cerca di un prete per confessargli quel sacrilegio, mentre la gente accorsa in gran numero, assisteva incredula al miracolo del sangue che continuava a sgorgare dal muro.

Ottenuta l’assoluzione, le cronache dell’epoca narrano che la vita di Massazio cambiò radicalmente: smise di giocare, mostrando quotidianamente un comportamento irreprensibile, al punto che, dopo un po’, venne considerato una persona recuperata del tutto, insomma quasi un sant’uomo. Sembra che si fece addirittura prete …  

Il miracolo della Vergine

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Torniamo al 1476  La storia del miracolo del sangue sgorgato dall’affresco della Vergine con Bambino, giunse all’orecchio del duca Gian Galeazzo Sforza e di sua madre Bona di Savoia. Andò a vedere di persona quell’affresco, sul posto … era ancora lì, dopo ben 234 anni …

La cosa lo colpì al punto, da commissionare ad un architetto di talento, il Bramante, appunto, la costruzione di una chiesa in quello stesso posto, per custodirvi all’interno l’affresco ‘ferito’ in modo che non si rovinasse con le intemperie …  e, inglobandovi pure il vecchio sacello con le spoglie di san Satiro.

Pertanto, fece staccare dal muro esterno della vecchia chiesetta, l’affresco miracoloso danneggiato, per custodirlo questa volta all’interno, in una cornice molto più degna, sull’altare maggiore della nuova chiesa dedicata a Santa Maria presso San Satiro, oggetto ancora oggi di venerazione.

All’esterno, in via Falcone, sul muro dove c’era l’affresco rimosso, c’è oggi un quadro quasi dimenticato, di una Madonna col Bambino (non è la copia dell’affresco), e un altarino annesso con una candelina che qualche buona donna, ogni tanto accende.

Passando di là e non conoscendone la storia, mi sono chiesto più volte, che senso avesse. Oggi la risposta …  a ricordare quel tristissimo episodio e l’incredibile miracolo. Davanti a quel quadro, c’è ora un’inferriata, posta lì, a prevenire ogni possibile azione sacrilega di qualche altro sconsiderato.


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