La compagnia della ‘téppa’

Sembra proprio che ‘téppa’, sia una voce dialettale milanese che oggi è entrata nel vocabolario, come termine di uso comune, per indicare gruppo di sfaccendati o giovinastri che, per ammazzare la noia, non trova di meglio da fare, che organizzare atroci scherzi ai danni di qualcuno.
La ‘compagnia della téppa’ è realmente esistita nella Milano austro-ungarica del 1816. Non durò molto, solo cinque anni, fino al 1821, ma furono sufficienti per terrorizzare i milanesi.
Giuseppe Rovani (1818-1874), nel suo libro, i ‘Cento Anni’, si soffermò a raccontare alcune delle loro bravate …

Giuseppe Rovani
Giuseppe Rovani

Chi erano questi teppisti’?

Ragazzi annoiati della Milano-bene che, vivendo in centro, erano stufi dei continui balli, delle feste, delle barbosissime cene che i loro genitori organizzavano nell’alta società, sperando di godere di privilegi o favori dei potenti. Pertanto, non sapendo cosa fare e come trascorrere le loro giornate, si riunivano in gruppo, nei pressi dei prati del castello (da qui tépa cioè muschio), per architettare burle o altro, nei confronti di chiunque, ma preferibilmente delle autorità austriache …. Era il loro modo ‘goliardico’, di fare la loro guerra privata, agli occupanti di turno.

Finché gli scherzi erano ‘tranquilli’, anche le autorità chiudevano un occhio, ma quando cominciavano a degenerare in ‘atti vandalici‘ o ‘violenti‘, su ordine del governatore, più di una volta, la polizia austriaca cercò di porre freno ad una situazione che stava diventando, giorno dopo giorno, sempre meno sostenibile.

Il divertimento maggiore, comunque, a parte lo scherzo in sé, consisteva nello sfuggire alla caccia delle autorità, o a depistare la polizia, cosa che, ovviamente, dava maggior prestigio nel gruppo, a coloro che riuscivano a farla franca. E ci riuscivano quasi sempre!

La classica ‘ragazzata’

Fu così che, ad esempio, una notte, decisero di fare uno scherzetto al piantone di guardia all’ingresso del palazzo del Senato, in via Senato, appunto, dove allora scorreva il Naviglio.

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Era inverno, freddo pungente, anche un pò di ‘sana’ nebbiolina … il piantone, poveretto, costretto a star fermo, era intirizzito dal freddo e dall’umidità che penetrava nelle ossa. Dopo essersi guardato intorno, non avendo notato nessun movimento sospetto, si era infilato nella sua garitta. chiudendosi dentro. Era in paziente attesa che arrivasse l’ alba e il suo collega, per il cambio della guardia … Nell’oscurità, qualcuno della ‘compagnia della teppa’, lo stava ‘curando’ da lontano … Approfittando di un suo momentaneo colpo di sonno, in quattro, si avvicinarono di soppiatto e senza fare il minimo rumore, sollevarono di peso la garitta, con lui dentro, scaraventandola nel Naviglio, lì a due passi, fra le risate degli astanti!

Nonostante tutti i tentativi della polizia austriaca milanese di scoprire la loro identità, i ragazzi riuscirono a depistare più di una volta gli agenti sulle loro tracce, lasciando indizi e false piste che portarono a un nulla di fatto.

Il Naviglio in via Senato
Il Naviglio in via Senato

Una ‘bravata’ studiata a tavolino

Un’altra mascalzonata, indubbiamente peggiore della precedente, fu quando ‘i bravi ragazzi’ idearono uno stratagemma per farla pagare a qualche ragazzina per bene, che a loro evidentemente piaceva e che, non aveva alcuna intenzione di subire le ‘avances’ di alcuni componenti della compagnia. Per i ragazzi, si trattava di una questione di onore … le ragazze dovevano starci per forza … altrimenti sarebbe stata un’onta tremenda … bisognava comportarsi da ‘duri’, per conquistarsi il rispetto del gruppo!

L’idea machiavellica

La preparazione dello scherzo, richiese qualche settimana. L’idea, per conquistare le ragazze, era quella ‘solita’ di organizzare una mega-festa memorabile con banchetto, in una villa di campagna, fuori porta. Si divisero pertanto in tre gruppi. Il primo si dedicò all’organizzazione della festa, prevedendo l’affitto della villa, l’orchestrina, gli addobbi, il banchetto ecc.. Il secondo gruppo si mise a preparate l’elenco delle ragazze oggetto della loro attenzione, a scrivere loro dei suadenti biglietti d’invito, fassicurandosi che i biglietti arrivasseri alle interessate. Il terzo, infine, più tosto, si sguinzagliò per la città, a caccia di balordi, straccioni e nani …

L’organizzazione stava funzionando!

I primi, nel giro di qualche giorno, riuscirono a prendere in affitto niente meno che Villa Simonetta, (oggi in via Stilicone n. 36), una villa molto bella ed elegante, in aperta campagna. I secondi, per convincere le ragazze nubili a venire alla festa, avevano fatto intuire, nel biglietto di’invito, la presenza garantita dei ragazzi scapoli delle famiglie più nobili di Milano. Chi avrebbe potuto rifiutare un invito simile? Per le ragazze, sarebbe stata un’ottima occasione per fare nuove conoscenze con i rampolli che ‘contavano’. I terzi infine, promettendo, agli straccioni e ai nani, mari e monti, riuscirono ad estorcere loro la promessa che avrebbero partecipato alla festa.

Il giorno prima del ballo

I ragazzi, che avevano già precedentemente preso accordi con i nani e gli straccioni, andarono a ricuperarli, convincendoli a seguirli nella villa, che gli altri amici avevano appena preso in affitto. Praticamente li requisirono tutti, chiudendoli in un ampio locale, nella villa, senza una giustificazione plausibile. Riuscirono a tacitarli per un giorno, unicamente offrendo loro pranzi e cene luculliani.

Villa Simonetta
Villa Simonetta

La sera dell’evento

La sera della grande festa, così pomposamente annunciata, arrivarono a Villa Simonetta, all’ora prevista, decine di carrozze con le fanciulle invitate. Tutte bellissime, agghindate a festa, imbellettate e fresche di parrucchiere, sfoggiavano ampi abiti sgargianti. Facevano gli onori di casa, alcuni ragazzi dell’organizzazione, vestiti elegantemente. Quando furono arrivate tutte nel salone delle feste e l’orchestrina cominciò a suonare, qualcuno del gruppo dei ‘bravi ragazzi’, andò a chiamare gli straccioni ed i nani, nella stanza ove erano rinchiusi, facendo loro credere che le ragazze che avrebbero trovato nel salone delle feste, erano tutte delle ‘facili’ prostitute, con le quali avrebbero potuto divertirsi a piacimento. Questa sarebbe stata, per loro, la ‘giusta ricompensa‘ della compagnia della teppa, per la fiducia in loro e per essersi prestati a rimanere rinchiusi, per così tanto tempo, in quel posto, senza conoscerne il vero motivo.

La prevedibile reazione

Quando le ragazze videro entrare nel salone, invece dei cavalieri dell’alta società, come s’aspettavano, gentaglia poco raccomandabile e nani con abiti sporchi e stracciati, rimasero ovviamente allibite. Quando poi, questi, totalmente assatanati, cominciarono a mettere loro le mani addosso, convinti che fosse un loro diritto, le ragazze, per respingerli, cominciarono ovviamente a difendersi, lanciando qualunque oggetto capitasse loro a tiro. Si arrivò alle mani e i ragazzi della compagnia, rendendosi conto della piega che stavano prendendo gli eventi, si misero a fianco delle ragazze per aiutarle e difenderle. Fu tutto inutile … Volarono suppellettili, forchette e coltelli, ed ogni altro oggetto contundente disponibile sotto mano, … qualcuno finì male e ci furono diversi feriti. La rissa fu sedata, grazie all’intervento della polizia, chiamata da qualcuno che, dalla strada, aveva udito grida di aiuto e rumori strani, provenienti dalla villa.

La fine ingloriosa della compagnia

Avevano davvero superato ogni limite tollerabile … questa volta, non riuscirono a farla franca. Commisero un errore che costò loro molto caro! Poiché nel gruppo delle ragazze invitate, e loro non lo sapevano, ce n’era una, imparentata con un alto papavero austriaco, il discorso finì davvero male per la ‘compagnia della teppa’. Nel giro di pochi giorni, furono presi tutti i componenti del gruppo ed incarcerati … quindi, liberati per essere inviati al confino ed obbligati ad arruolarsi nell’esercito austriaco, col grado di soldato semplice! Forse, forse … per loro, probabilmente, sarebbe stato meglio restare in galera a riflettere! Fu quella l’ultima bravata della compagnia, dopo di ché, necessariamente, si sciolse!


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