I Giardini della Guastalla

E’ un piccolo gioiellino, un fazzoletto di verde totalmente recintato, di soli 12.000 m2 di superficie che si vede passando da via Francesco Sforza, di fronte all’Università Statale di Milano e a fianco dell’Ospedale Maggiore, in pieno centro città. A quanto mi risulta, questo è il più antico giardino pubblico di Milano. Risale addirittura al 1555, ai tempi dell’inizio della lunghissima dominazione spagnola in Lombardia.
Due curiosità da un “non milanese”, quale sono:

1a – Perché li chiamano “giardini” e non “giardino”?

L’uso ancora frequente del plurale nella sua denominazione, non è del tutto errato dato che nei secoli scorsi i giardini in effetti erano due! O meglio, fino al 1930, il giardino della Guastalla era un tutt’uno col Parco Sormani, piccolino anch’esso (dietro l’attuale biblioteca). Poi, si sa, dato che la zona è centrale era molto appetibile, la speculazione edilizia ha avuto la meglio, ed ha diviso l’area verde in due, costruendo in mezzo una strada la via Andreani, e diversi edifici che s’affacciano sulla stessa. Anzi, a dire il vero, anche il Giardino della Guastalla era nelle mire della speculazione edilizia, ma non se ne fece nulla, solo grazie all’opposizione dell’allora podestà di Milano, Giangiacomo Gallarati Scotti che volle anzi trasformarlo nel primo parco pubblico della Lombardia.

NOTA
Sin dagli anni venti Gian Giacomo Gallarati Scotti si batté a lungo per l’istituzione di un grande parco nazionale dell’Adamello-Brenta-Presanella a tutela dell’orso delle Alpi, ma senza successo. Per sua iniziativa, la legge sulla caccia, entrata in vigore il 1º gennaio 1940 (regio decreto 1016 del 5 giugno 1939), vietò per la prima volta la caccia all’orso bruno in tutta Italia, fatto questo che verosimilmente permise di evitarne l’estinzione.

2a – Perché si chiama “della Guastalla”?

Nessuno ci crederebbe, ma la cittadina di Guastalla, nel Cinquecento, era uno Stato!

NOTA
Guastalla è cittadina della prov. di Reggio Emilia. È ricordata la prima volta nel 781, quando Carlomagno la donò ai vescovi di Reggio, che la tennero fino all’864; vi dominarono in seguito, fra gli altri, gli Attoni (11°-12° sec.), i Da Correggio (1307-46), i Visconti (1347-1402). Nel 1406 inizia la storia dello Stato di Guastalla, con la concessione della città, a titolo ereditario, fatta dai Visconti al conte Guido Torelli: eretta a contea nel 1428, passò nel 1539 a un ramo dei Gonzaga. Estintisi nel 1746 i Gonzaga, Guastalla con il ducato passò agli austriaci; con il Trattato di Aquisgrana (1748) fu incorporata nel ducato di Parma e Piacenza, del quale seguì le ulteriori vicende fino a che l’8 gennaio 1848 fu ceduta al duca di Modena; in questo ducato rimase incorporata fino al 1859. [rif. Treccani]

Ndr.- Guido Torelli quindi, fu il capostipite della famiglia nobile dei Torelli, che regnarono su Guastalla e Montechiarugolo, sino al XVII secolo. Egli apparteneva ad una famiglia di salde tradizioni militari, che si era distinta a Mantova al servizio della famiglia Gonzaga, alla quale, Guido stesso aveva prestato aiuto militare.
Dopo i disordini in seguito alla scomparsa di Gian Galeazzo Visconti, primo Duca di Milano (morto di peste nel 1402), molti ducati dell’area del parmense si rivoltarono al dominio centrale, ma Guido, dimostrando ampie abilità diplomatiche e prefigurando giustamente le sorti di questa crisi, scelse di allearsi con i Visconti. Scelta indubbiamente felice in quanto, una volta vittoriosi questi, nella persona di Giovanni Maria Visconti, il 3 ottobre 1406, ricompensarono Guido Torelli con l’investitura dei feudi di Montechiarugolo e Guastalla.

La Contessa di Guastalla

Questo giardino fu voluto da Ludovica Torelli, Contessa di Guastalla (discendente di Guido), donna tanto potente nell’ambiente istituzionale quanto in quello ecclesiastico, da esser definita da Gian Pietro Carafa, (futuro Papa Paolo IV), donna “…nella quale fa paura così el bene come ‘l male…”.

Chi era effettivamente Ludovica?

La storia di questa nobildonna, vissuta nel Cinquecento, merita davvero di essere raccontata.

Nata a Guastalla il 26 Settembre 1499, nel castello dei suoi avi (una rocca turrita), Paola Ludovica era figlia di Achille Torelli (conte di Guastalla) e di Veronica Pallavicini. Pare che la sua infanzia sia stata del tutto normale, naturalmente agiata data la nobiltà delle sue origini. Ebbe un fratello Francesco morto in tenera età, ed un altro fratellastro, Ercole che, essendo illegittimo, venne avviato alla carriera ecclesiastica.

Ndr. – Rocca è un’opera fortificata, propria dell’architettura militare del Rinascimento, in genere più massiccia e meno sviluppata in altezza del castello medievale, destinata a dimora di un principe o signore, oppure a residenza di una guarnigione.

Rocca di Guastalla (stampa) di Villani Dino (sec. XX)

Il gesuita Carlo Gregorio Rosignoli (1631 – 1707), dopo ben 116 anni dalla morte della contessa Ludovica Torelli, ne fece la biografia (Vita e virtù della contessa di Guastalla Lodovica Torella, Milano 1685), in cui incensava le sue virtù “…Vaghezza di sembiante che la rendeva amabile, grandezza d’animo che le metteva in cuore alti pensieri…d’ingegno svegliato, di prudente saviezza, e d’ottime maniere…affabile, cortese, altiera ed ambiziosa, ma anche caritativa e compassionevole… di acuto ingegno, soave fecondia e di spirito vivace e d’una generosità di cuore superiore ad ogni disastro…”

Il padre di lei (Achille), diventato conte di Guastalla nel 1494, alla morte di suo padre Francesco Maria, a quanto pare su sollecitazione del Duca di Milano, Ludovico il Moro, non mantenne sempre una condotta impeccabile (quale il suo ruolo richiedeva). Le tradizioni bibliografiche sul suo conto, ci tramandano due sue grandi passioni: i cavalli e le donne.
Nel corso degli anni, ebbe diversi conti aperti con la giustizia: già nel 1498, si prese una scomunica per essersi impadronito impropriamente dei beni materiali di un sacerdote della propria contea, col quale aveva avuto dei dissidi; fu accusato di essere il mandante dell’assassinio, nel 1515, dell’arciprete della cattedrale di Guastalla, perché il suo posto, rimanendo vacante, potesse essere preso dal proprio figlio naturale, Ercole, da lui avviato, come già detto, alla carriera ecclesiastica. Incriminato nel 1521 per spaccio di moneta falsa, fu l’anno successivo, assassinato a pugnalate nel sonno da Ercole Gonzaga, nella Contea di Novellara, che lo aveva scoperto, in flagranza di reato, a letto con sua moglie.

Ludovica, Contessa di Guastalla

Ludovica, nel 1517, a diciotto anni, si era unita in matrimonio con Ludovico Stanga, conte di Castelnuovo Bocca d’Adda (Cremona) trasferendosi nella contea del marito. Ne aveva solo ventitré, quando, morto suo padre Achille (nel 1522) si trovò ad essere l’unica erede legittima in possesso dei beni paterni, ereditando naturalmente il titolo di Contessa di Guastalla.

Ancora giovanissima, ma già donna di carattere, non si perse d’animo: a quanto riferisce il Rosignoli nella sua biografia sulla contessa, “…comandava a’ sudditi con impero, e da padrona, ma con tale autorità, che si faceva insieme riverire ed amare.” Si dedicava alle feste, agli studi, allo sfarzo, alla vita di corte e a tutto ciò che comportava il suo ruolo di contessa.

Stemma della famiglia Torelli

Gli sfortunati matrimoni di Ludovica

Ma questa sua vita allegra fu bruscamente interrotta, nel giro di pochissimi anni, da altri quattro lutti che, indubbiamente, la segnarono profondamente: la pellagra, a quanto pare, si portò via prematuramente suo marito Ludovico Stanga, e poco dopo, anche il loro piccolo Achille (il figlio avuto con lui). Per quanto riguarda il marito non fu una grande perdita: essendo  un accanito gioca­tore, aveva scialacquato buona parte delle sue sostanze, creandosi numerosi nemici a corte. Così lei, nel 1524, ritrovatasi vedova e totalmente sola, ritornò nella sua Guastalla. Essendo a soli venticinque anni rimasta l’unica erede oltre che dei beni del padre, anche di quelli del marito, fu assediata dall’ingordigia dei parenti che mirando al possesso dei beni della contea di Guastalla, insistevano a convincerla che “non istar bene una vedova giovane in mezzo di tanti cortigiani, meglio esser ricoverarsi in un Monistero, lungi da’ pericoli o almeno passare alle seconde nozze…”.

Optando per la seconda delle soluzioni suggerite, Ludovica, senza pensarci troppo, si risposò nel 1525, con tale Andrea Martinenghi di Brescia, vedovo pure lui. Per sua fortuna, non durò moltissimo nemmeno questo secondo matrimonio, perché lui fu per lei davvero un calvario. Il marito, soggetto prepo­tente e dal carattere irascibile, pare avesse un passato da criminale. La coppia ebbe un bambino che però morì pochi mesi do­po la nascita: convinto che questa morte fosse imputabile alla moglie che, secondo lui, aveva trascurato il piccolo, minacciò più volte Ludovica, di morte. Per fortuna della donna, in una rissa col fratello della prima moglie (che era stata da lui assassinata a tradimento) Andrea Martinenghi  ebbe la peggio e finì a sua volta ucciso, il 18 aprile 1528. Nonostante ciò, Ludovica si prese cura della fi­gliastra del Martinenghi, educandola nella fede.

Rimasta vedova per la seconda volta a soli ventinove anni, riuscì a sventare un tentativo di assassinio ordito ai suoi danni, dai parenti del suo secondo marito, che miravano ad impadronirsi dei cospicui beni in suo possesso. Un episodio raccontato dal Rosignoli, la dice lunga sulla speranza del marito di lei, di liberarsi dell’incomodo, facendo apparire la cosa come un incidente fortuito“… Essendo egli (Martinenghi) molto dedito alla caccia, (pare) la facesse più volte salire sopra un cavallo indomito e la conducesse seco a briglia sciolta per colline scoscese e dirupi precipitosi a manifesto pericolo di cadere a rompicollo e lasciarvi la vita …”.

Ludovica, dice il suo biografo, “ … ad ogni spietato assalto … stette sempre ferma come uno scoglio alla tempesta …

Dopo il primo tentativo di assassinio alla sua persona, da parte dei parenti, aveva preso l’abitudine di andare in giro con una scorta armata di una cinquantina di bravi, marciando davanti a loro come un “capitano di soldati”. Spassoso il commento in proposito del Rosignoli “… I parenti medesimi de’ quali sperava soccorso e conforto, veggendo ch’ella gittava le ricche facoltà a cui anelavano per mantenere gente d’armi, se le rivoltarono contro, e divennero i suoi maggiori nemici…”. 
Non mancarono neppure dispute di territorio con i Signori confinanti, i quali, visto che ora avevano a che fare con una donna, avevano avanzato pretese e diritti veri o presunti sul territorio di Guastalla, giungendo perfino a minacciarla e a farle agguati (per sua fortuna, nessuno andato a buon fine).

La Contessa vendette tutto e si trasferì a Milano

Nonostante a lei piacesse la vita di Corte e non disdegnasse di essere corteggiata da altri spasimanti forse più attirati dai suoi soldi che non da lei stessa, Ludovica fu incoraggiata dal suo consigliere spirituale il padre domenicano fra’ Battista da Crema, in quel periodo a Guastalla, a spogliarsi dei propri beni, e a destinare il tutto ad opere caritatevoli.

Antonio Maria Zaccaria, nuovo consigliere spirituale della contessa, subentrato dopo la morte di fra’ Battista da Crema, la indusse in seguito a trasferirsi a Milano, città in quegli anni ancora oggetto del contendere nella guerra fra Carlo V re di Spagna e Francesco I re di Francia. Arrivando a Milano, Ludovica fu particolarmente colpita dalle condizioni in cui versavano le donne rovinate dalla povertà e molto spesso costrette alla prostituzione, per poter sopravvivere. Molto religiosa e votata alla meditazione ed alla preghiera, decise, come sua missione, di aiutare le giovani di buona famiglia in difficoltà economiche. La contessa Ludovica Torelli, decisa quindi a liberarsi dei suoi possedimenti emiliani, per aiutare le persone in disagiate condizioni, li vendette nel 1539, a  Ferrante I Gonzaga, allora viceré di Sicilia, per 22.230 scudi d’oro.

Ferrante I Gonzaga, dal 1539, sovrano di Guastalla

Ndr. – Carlo V, re di Spagna, nominò Ferrante I Gonzaga, viceré di Sicilia, carica che questi ricoprì dal 1535 al 1546, e poi governatore di Milano dal 1546 al 1554, succedendo nella carica ad Alfonso III d’Avalos.

Guastalla – Monumento a Ferrante I Gonzaga, Sovrano di Guastalla

Col ricavato della vendita dei suoi beni, fondò per prima cosa, la chiesa di San Paolo Converso nell’attuale Corso Italia, chiesa oggi sconsacrata. Essendo il quartiere Bottonuto, una zona molto degradata, Ludovica pensò di acquistare lì, una ventina di case di tolleranza, che fece abbattere per costruirvi al loro posto un monastero, il convento delle Angeliche di San Paolo (la prima congregazione femminile non di clausura) per potervi ospitare prima le giovani di famiglie decadute, in condizioni disagiate, e poi fanciulle di nobile famiglia. La fondazione del convento delle Angeliche era stata approvata dall’allora Papa Paolo III Farnese (che pontificò dal 1534 al 1549).

Ludovica si fece monaca

Lei stessa, nell’ottobre del 1535, decise di farsi monaca, assumendo il nome di Paola Maria, firmandosi “Paula alias Ludovica Taurella Martinengha”, per ricordare la conversione di San Paolo, come lei, illuminato dalla fede

“Paula alias Ludovica Taurella Martinengha”(contessa Ludovica Torelli)

Per circa un ventennio, fece vita di convento svolgendo attività caritatevoli presso i poveri e andando a visitare ed assistere gli infermi. Eravamo nel periodo del famoso Concilio di Trento convocato per reagire alla diffusione della riforma protestante in Europa. L’opera svolta dalla Chiesa per porre argine al dilagare della diffusione della dottrina del luteranesimo, produsse la controriforma..

Ndr. – Il Concilio di Trento si svolse in tre momenti separati dal 1545 al 1563 e, durante le sue sessioni, a Roma si succedettero cinque papi (Paolo III, Giulio III, Marcello II, Paolo IV e Pio IV). Produsse una serie di affermazioni a sostegno della dottrina cattolica che il teologo tedesco Martin Lutero contestava. Con questo concilio la Chiesa cattolica rispose alle dottrine del calvinismo e del luteranesimo.

Per riforma cattolica, o controriforma, si intende quell’insieme di misure di rinnovamento spirituale, teologico e liturgico con le quali la Chiesa cattolica riformò le proprie istituzioni dopo il Concilio di Trento.

La Contessa ritornò allo stato laicale

La troppa liberalità del clero e particolarmente delle monache nel loro agire nel mondo reale, al di fuori dello stretto controllo da parte del clero romano, finì ben presto sotto l’occhio dell’inquisizione nuovamente istituita da poco. Il nuovo Papa Paolo IV Carafa (che pontificò dal 1555 al 1559) osteggiò il proseguimento della loro attività autonoma nel modo reale, svincolato da controlli di qualunque tipo imponendo alle suore la clausura e la meditazione, quale unico stile di vita. Non era difficile, a quei tempi, essere tacciati per “eretici”, al minimo sgarro dalle regole imposte dalla Chiesa di Roma. D’altra parte, avesse fatto “Professione di fede”, suor Paola Maria avrebbe dovuto effettivamente soggiacere all’imposizione della clausura, mentre la contessa aveva fatto unicamente una “Promessa di fede”. Questa formulazione le consentiva di mantenere uno stato laicale, cosa che si affrettò a fare, non appena il Santo Uffizio, dopo breve processo, ne decretò l’assoluzione. Così, nel 1554, dopo quasi vent’anni come suor Paola Maria, abbandonò il convento, per tornare allo stato laicale.

Il Collegio della Guastalla

Una volta ricevuta da Ferrante I Gonzaga l’intera cifra pattuita dalla vendita del suo feudo, Ludovica acquistò una casa con giardino, dalle parti della Ca’ Granda da un famoso medico di allora, Matteo delle Quattro Marie, e fu proprio qui che tre anni dopo, nel 1557, sorse il Collegio della Guastalla, destinato all’educazione di ragazze indigenti provenienti da famiglie nobili decadute.

Dal punto di vista finanziario, il collegio era autonomo grazie ai beni personali della contessa e ai cospicui lasciti delle famiglie benestanti. Dal punto di vista alimentare, le varie derrate provenienti dal contado e dirette al Collegio, godevano di esenzione dei dazi previsti per tutte le merci in entrata e gli approvvigionamenti erano garantiti attraverso la via d’acqua (Naviglio) che scorreva a fianco della struttura, lungo l’attuale via Francesco Sforza.

Per poter avere uno spazio tranquillo, per i loro studi ed i loro svaghi, lontano da occhi indiscreti, la contessa fece erigere un alto muro perimetrale intorno a tutta la proprietà quasi quel collegio fosse un monastero. Le ragazze del collegio, quando compivano vent’anni, ricevevano in dono una dote di 2.000 lire imperiali, sufficienti per trovare un buon marito o, in alternativa, entrare dignitosamente nel convento delle Angeliche di San Paolo da lei stessa fondato.

Il giardino del Collegio

Ed è proprio qui, che la storia di questa nobildonna s’intreccia con quella dei giardini. Modificò il giardino esistente creando un magnifico parco “all’italiana”, della superficie complessiva di circa 1 ettaro, ai tempi, allietato pure dalla presenza di un pescoso laghetto alimentato direttamente dalle acque del naviglio che, attualmente coperto, scorre sotto la via Francesco Sforza. Il laghetto originale, essendo stato prosciugato nel Seicento per motivi igienici, fu poi sostituito sempre nel medesimo luogo, da una peschiera in stile barocco che, ancora oggi, rappresenta il fulcro del giardino conosciuto come il Giardino della Guastalla in pieno centro cittadino.

Elementi architettonici del giardino

La struttura della peschiera risulta essere composta da due terrazzamenti comunicanti tramite scale. Inoltre è arricchita dalla presenza di balaustre in granito bianco e di ringhiere in ferro, circondate da cespugli di rose, biancospini e bossi.

Altro elemento architettonico di pregevole interesse e bellezza, è costituito da una edicola, anch’essa di origine seicentesca, contenente un gruppo in terracotta policroma e stucco raffigurante la “Maddalena Penitente assistita dagli angeli“ (in condizioni migliorabili).

Edicola della Maddalena Penitente
Dettaglio dell’interno dell’edicola ripreso senza fogliame

Pure di grande impatto è  il tempietto neoclassico costruito da Luigi Cagnola, nel 1832, (attualmente bisognoso di restauro), ma che in effetti è un’ulteriore edicola del giardino della Guastalla, a forma di pronao ionico tetrastilo.

Tempietto neoclassico del Cagnola

Posta subito all’esterno del Giardino della Guastalla, invece, si può ammirare una fontana barocca di pregevole fattura, posta all’angolo fra via San Barnabavia della Guastalla.

Fontana Barocca

Accanto alle varie strutture architettoniche, il Giardino della Guastalla, ovviamente colpisce piacevolmente l’attenzione, proprio per la presenza di una natura rigogliosa, che qui è particolarmente prodiga nel proporre alberi secolari, tra cui un gruppo di faggi di cui uno pendulo, magnolie, aceri argentati e un noce nero imponente, l’albero dei tulipani, l’arancio trifogliato, il cedro dell’Atlante e il tiglio selvatico. Spicca la catalpa, nota come albero dei sigari, dal contorto tronco monumentale e dalla chioma asimmetrica. Si tratta di un albero molto decorativo, dalla primavera fino all’autunno inoltrato, essendo caratterizzato da una fioritura bellissima, senza contare che anche i frutti risultano davvero particolari, molto simili a dei baccelli.

Data la particolarità degli alberi, Il riconoscimento degli stessi, è facilitato dalla presenza di precise indicazioni lungo un “percorso botanico”, di cui esiste anche una piccola guida a stampa, distribuita gratuitamente.

La morte della Contessa

Il 28 ottobre 1569, Ludovica terminò a Milano, la sua travagliata ed intensa esistenza. Venne sepolta nella chiesa di San Fedele, ove le sue spoglie riposarono per qualche secolo.

Nel 1937, il Comune di Milano espropriò il palazzo del collegio della Guastalla, di via Francesco Sforza, per sistemarvi alcuni uffici del tribunale di Milano e la sede del Giudice di Pace. Contemporaneamente fece ristrutturare la parte architettonica del giardino antistante a Renzo Gerla, mentre la parte botanica venne affidata all’ingegner Gaetano Fassi. A completamento dei lavori, il parco fu aperto al pubblico nel 1939..
Il collegio stesso venne trasferito nella vicina Monza, in viale Lombardia 180, nella villa PallaviciniBarbò (palazzo degli eredi da parte di madre). Di conseguenza pure le spoglie mortali della Contessa, vennero traslate dalla chiesa di San Fedele a Milano, alla cappella della villa di Monza, ove riposa tutt’ora.

la villa Pallavicini-Barbò a Monza (1937)
Oggi, il Collegio della Guastalla a villa Pallavicini-Barbò a Monza
Lapide tombale della Contessa Torelli nella cappella della villa Pallavicini-Barbò di Monza

Note

Orari e giorni di apertura

Gennaio e Febbraio: dalle 7.00 alle 19.00
Marzo: dalle 7.00 alle 20.00
Aprile: dalle 7.00 alle 21.00
Maggio, Giugno, Luglio, Agosto e Settembre: dalle 7.00 alle 22.00
Ottobre: dalle 7.00 alle 21.00
Novembre e Dicembre: dalle 7.00 alle 19.00

Come Arrivare

Il Giardino della Guastalla si trova in Via Francesco Sforza. La fermata della metropolitana più vicina è quella di “Missori” o di “Crocetta” sulla linea gialla M3. Da lì il percorso a piedi è di circa una decina di minuti

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