Castello Sforzesco tra Storia, Arte e Architettura

Un breve percorso su una lunga storia

Sul Castello Sforzesco molto si è scritto e ancora si scrive, bastano libri e ricerche sul sito ufficiale per conoscere la storia lunga e complessa di uno dei monumenti più amati di Milano. Mi limito quindi ad illustrare brevemente e a grandi linee l’intreccio tra personaggi, storia, arte e cultura che hanno contribuito a rendere il Castello un polo turistico e museale di grande attrazione di cui Milano ne è giustamente orgogliosa.

Milano e Luca Beltrami

Il Castello Sforzesco è stato tra il Cinquecento e il Seicento una delle principali cittadelle militari che nel corso dei secoli fu oggetto di distruzioni e trasformazioni. Sede dei Visconti, e successivamente degli Sforza,  il fortilizio subì importanti modifiche ad  opera di architetti, restauratori,  pittori e scultori dell’epoca.

1900, Luca Beltrami al lavoro
1900 , Luca Beltrami al lavoro

Uno dei personaggi più influenti  è stato certamente Luca Beltrami  (Milano 1854 – Roma 1933) architetto,  restauratore, accademico, storico d’arte  e,  per un certo periodo , anche  politico.  A lui fu affidato lo studio per  i progetti  necessari alla  ristrutturazione  e alla restaurazione del Castello Sforzesco impedendo di fatto l’abbattimento di quello che era rimasto dell’intera fortezza. In particolare si dedicò con impegno per il rifacimento della facciata che guarda verso la città, ingresso principale, consultando documenti storici e ricerca di immagini pittoriche con l’intento di avvicinarsi il più possibile all’originale. Vennero demolite le poche fortificazioni esterne, scavati i fossati e restaurate la Rocchetta e la Torre del Filarete.

Torre del Filarete, simbolo immortale

Crollata rovinosamente nel 1521, a causa di una esplosione, fu compito di Luca Beltrami nel corso dei restauri del Castello Sforzesco, a cavallo fra Ottocento e Novecento, di provvedere alla ricostruzione della facciata. A lui si deve la mole imponente della Torre del Filarete , dedicata ad Umberto I, come la vediamo oggi al centro della facciata , ricostruita attraverso i suoi disegni ed inaugurata  solennemente il 24 settembre del 1905.

24 settembre 1905 inaugurazione della Torre del Filarete ricostruita da Luca Beltrami
24 settembre 1905, inaugurazione della Torre del Filarete ricostruita da Luca Beltrami
Scorcio della facciata con la Torre del Filarete, oggi
Scorcio della facciata con la Torre del Filarete, oggi

Luca Beltrami, non solo nelle sue vesti di architetto e restauratore,  fu impegnato anche nei lavori  su diversi monumenti ed edifici pubblici milanesi.   Molti  di quelli che oggi  vediamo, studiamo e ammiriamo li dobbiamo al suo impegno, bravura e professionalità. Per citarne alcuni: facciata di Palazzo Marino, l’aspetto della piazza della Scala con i palazzi Beltrami (sede della ragioneria comunale) e Banca Commerciale Italiana (oggi sede museale delle Gallerie d’Italia), Corriere della Sera sede storica di via Solferino, Piazza Cordusio con il palazzo delle Assicurazioni Generali e la statua di Giuseppe Parini, e ancora Palazzo della Permanente

Arte, tra passato e presente

Durante i tanti interventi  effettuati  nel corso dei secoli si vengono a scoprire man mano tracce antiche  di decorazioni e pitture sforzesche. Tra queste molto significative sono la Sala delle Asse, decorata e affrescata  da Leonardo da Vinci su commissione di Ludovico il Moro (1452-1508), e la Cappella Ducale, costruita nel 1473, fortemente voluta da Galeazzo Maria Sforza (duca di Milano dal 1466, assassinato nel 1476). Entrambe si incontrano lungo il  percorso museale  dell’Arte antica.

Ed è proprio nella Cappella Ducale che ci si imbatte nel dipinto del 1495, circa, “Madonna Lia” di scuola leonardesca che l’architetto Beltrami, per la ricostruzione della facciata e della Torre del Filarete,  prende come spunto la raffigurazione  che appare sullo sfondo sinistro dell’opera.

L’importanza di un dipinto

Madonna Lia, Cappella Ducale, olio su tavola trasportato su tela, cm. 42,5×31,5 , pittore Francesco Galli

Madonna col Bambino – Madonna Lia

Madonna col Bambino è il titolo originale dell’opera dipinta da Francesco Galli, ma è più nota come Madonna Lia  in omaggio al  grande collezionista d’arte Amedeo Lia  (Persice (Lecce) 1913 – La Spezia 2012) che  il 7 dicembre 2007  ha voluto donare uno dei suoi beni  più cari alla città di Milano. Questo lascito entrò così a far parte del ricco patrimonio artistico  della Pinacoteca del Castello Sforzesco ben esposta nel percorso museale  Arte Antica  nella Sala della  Cappella Ducale .

Leonardo: il maestro. Napoletano: l’allievo

Francesco Galli, detto Napoletano per le sue  probabili origini napoletane (Napoli? 1470 circa – Venezia 1501), fu attivo a Milano nella bottega di Leonardo dal 1490. Considerata  da sempre un’opera di Leonardo, solo in anni recenti,  alcuni studi  ne attribuiscono la paternità a Francesco Galli, uno degli allievi preferiti,  che riprende e interpreta  diversi temi ricorrenti nei dipinti e nei disegni del suo Maestro.   Osservando il dolcissimo  volto di Maria  che volge lo sguardo  al figlio , nonché  lo sfondo con due vedute/finestre, non si può ignorare un chiaro rimando ai vari dipinti di Leonardo  come “La Vergine delle Rocce”  (prima versione  1483-86 circa al  Museo del Louvre) , “Madonna del garofano”  (1473 circa, alla  Pinacoteca di Monaco).

Lo stile e l’impostazione  che Napoletano dà al dipinto, riflettono  fortemente  quelli di Leonardo  e sembrano riprendere ed applicare quanto il Maestro  descrive nei suoi manoscritti “Trattato della pittura” redatti tra il 1490 e il 1492 durante la sua permanenza a Milano, riferendosi  all’importanza  delle fonti luminose e delle ombre:

“…Quando vuoi ritrarre uno, ritrallo a cattivo tempo sul fare della sera, facendo stare il ritratto con la schiena accosto a uno de’ muri d’essa corte. Poni mente per le strade, sul fare della sera, a’ visi d’homini e donne, quando è cattivo tempo quanta grazia e dolcezza si vede in loro. Adunque tu, pittore, averai una corte accomodata co’ muri tinti in nero“.

Il retro

La tela di piccole dimensioni, “vestita” di una preziosa e importante cornice dorata, è esposta in modo tale che si possa vedere anche il retro. Ben protetta da una solida “gabbia” in legno che la contiene, si notano una scritta a firma di Leonardo da Vinci, non facilmente leggibile, e un documento tradotto dal francese, che fa riferimento al lavoro del restauratore  e pittore francese Robert  Picault  (1705-1781) incaricato di salvare l’opera, che certamente  versava in cattive condizioni.

Curiosamente nella scritta si fa riferimento al fatto che sia un’opera  di Leonardo da Vinci del 1515 quando in effetti il dipinto di Francesco Galli risale al 1495 circa, segno evidente della bravura dell’allievo. Il trasferimento del dipinto su tela,  a cura del restauratore francese, ha assicurato nel tempo un  importante documento  legato alla storia del Castello Sforzesco, uno dei principali simboli  odierni di Milano.

I dettagli

immagine d'apertura
Dettaglio sfondo con le due ‘finestre’

Osservando lo sfondo  del dipinto si possono notare due ‘finestre’:  quella di destra illustra l’immagine di un paesaggio  lacustre circoscritto da rocce spioventi che sfumano nel cielo di un azzurro tenue, mentre  quella di sinistra  rappresenta  un elemento interessante a livello storico e architettonico. Si tratta di una preziosa testimonianza iconografica: la prima veduta pittorica della facciata del Castello di cui si ha finora conoscenza  e dalla quale Luca Beltrami,  prese lo spunto per  i lavori  di  ristrutturazione della dimora sforzesca, durati dal 1894 fino ai primi del Novecento.

Dalla veduta di sinistra  emergono molti elementi architettonici: la  grande  facciata della fortezza;  la presenza di due torrioni cilindrici d’angolo che rinserrano la lunga cortina di mattoni e dove  al centro si intravede  la  torre  costruita dal Filarete nel 1455;  l’ampio  spazio antistante la fortezza circondata dal profondo fossato; la parte frontale  dove è visibile  il “baptiponte denanze”,  la struttura difensiva della quale Leonardo aveva fornito  nel 1490 le prove grafiche progettando una pianta pentagonale .

Un valore intrinseco lega il dipinto alla dimora sforzesca: alle spalle della scena religiosa la facciata del fortilizio è rappresentata nella sua struttura ricca di dettagli descrittivi, fornendo una immagine  insostituibile del monumento milanese allo scadere del Quattrocento. 

La bravura del pittore  permette all’osservatore di poter vedere la facciata , così com’era stata riedificata e ampliata sulle rovine della Rocca di Porta Giovia (1360-1450), allora residenza della casata viscontea.

La difficile e lunga ricostruzione

La facciata

Luca Beltrami si occupò all’inizio del Novecento di curare i restauri del castello dopo secoli di rovina. Lavoro particolarmente impegnativo a causa dei pochi documenti reperibili. Si basò, oltre che su scritti e ricerche di immagini storiche di altri edifici al di fuori Milano, anche sul dipinto di Francesco Galli la cui raffigurazione del castello era così precisa che gli servì per completare le parti mancanti del fortilizio ed  in particolare per la ricostruzione della Torre del Filarete , crollata  nel 1521 pare  per un’ esplosione  nel deposito delle munizioni presenti nella torre causata da un fulmine nel corso di un forte temporale. Le vere cause non sono documentate e questo ha favorito le più strane e fantasiose ipotesi compreso quella che il crollo fu causato da un soldato francese che per errore azionò una delle bombe.

La ricostruzione della fortezza viscontea inizia con Francesco Sforza già nel 1452 che si avvale di ingegneri militari e dell’architetto civile fiorentino Antonio Averulino detto il Filarete incaricato di progettare la facciata con l’alta torre centrale dell’ ingresso.

Cartolina storica
Cartolina storica della vecchia facciata

La Ponticella

Per il suo progetto di restauro della Ponticella, una struttura che non aveva scopi difensivi ma serviva da collegamento tra gli appartamenti ducali e le mura esterne, Beltrami , per attenersi il più possibile all’originale, dovette impegnarsi moltissimo alla ricerca di elementi difficilmente reperibili. Voluto da Ludovico il Moro, probabilmente su progetto del Bramante, l’edificio fu costruito nel 1465 sopra il fossato esterno e composto da un porticato e da tre salette. Per le decorazioni, il Duca coinvolse Leonardo da Vinci, ma il suo lavoro, nel corso dei secoli, andò totalmente distrutto.

Un passo indietro

Dai Visconti agli Sforza

Alla morte di  Filippo Maria Visconti (1447),  ultimo duca di Milano della dinastia , dopo la parentesi della Repubblica Ambrosiana, subentrò il genero Francesco Sforza (1401-1466)  diventando il primo duca di Milano  della  potente signoria  degli Sforza.  In questa veste governò dal 1450 fino alla sua morte, iniziando un percorso per la rinascita politica, economica ed artistica del Ducato di Milano. Un ruolo importante ebbe la moglie Bianca Maria Visconti (1425-1468), promessa sposa nel 1430 a soli cinque anni. Il matrimonio (lui 40enne, lei 16enne) ebbe luogo a Cremona il 25 ottobre 1441 con festeggiamenti e feste che durarono diversi giorni. Il fastoso pranzo di nozze fu rallegrato da un dolce di un gusto paradisiaco: il Torrone di Cremona.

Considerato uno dei dolci simbolo della città di Cremona, il Torrone, secondo un’antica leggenda, nella versione della tradizione cremonese, sarebbe stato servito in occasione delle nozze tra Francesco e Bianca Maria riproducendo la forma del Torrazzo, la torre campanaria della città, da cui avrebbe preso il nome. Per rievocare il celebre matrimonio, ogni anno a novembre, la città di Cremona organizza la Festa del Torrone, nove giorni ricco di eventi e tradizioni.

Bianca Maria Visconti fu una straordinaria figura femminile protagonista del suo tempo. Figlia legittimata di Filippo Maria Visconti, dopo il matrimonio con Francesco Sforza, dimostrò capacità, senso pratico, intelligenza e democrazia . Oltre ad essere consigliera del marito soleva amministrare lo Stato quando lo stesso era impegnato in campagne militari. Attiva anche in opere di beneficenza e amante della cultura e delle belle arti, svolse un ruolo importante nella rinascita della fortezza viscontea.

L’opera di rinnovamento proseguì con il figlio Galeazzo Maria Sforza (1444-1476) duca dal 1466 fino al 1476, anno in cui fu assassinato, e continuò con Gian Galeazzo Sforza, il terzo della dinastia Sforza(1469-1494), il suo Ducato durò dal 1476 al 1494 . Con l’insediamento di Ludovico Maria Sforza (1452-1508), detto il Moro, prima come reggente del Ducato di Milano dal 1480 al 1494, poi Duca di Milano fino al 1499, nel castello iniziarono grandi lavori di ricostruzioni e ristrutturazioni. Alla corte del Moro, colto ed amante delle belle arti, affiancato dalla moglie Beatrice d’Este, furono chiamati artisti di chiara fama come Leonardo da Vinci e Donato Bramante nel duplice ruolo di architetti e pittori. Due personaggi che attraverso le loro opere pittoriche contribuirono, in modo rilevante, ad abbellire le sale interne del Palazzo Ducale con decorazioni su pareti e soffitti. La corte del Castello Sforzesco divenne una delle più raffinate , ricche e fastose d’Europa.

Committenza del dipinto

È importante precisare che la committenza dell’opera Madonna Lia resta tuttora sconosciuta  ma si può credere che sia  certamente milanese, considerando  che il tema  religioso dedicato al culto della Vergine, divenisse  una rappresentazione unica e originale che ha assicurato nel tempo un prezioso documento iconografico legato alla  lunga storia del Castello Sforzesco .

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