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San Donnino alla Mazza

Questa è davvero una delle tante cose curiose che capita di trovare andando in giro per la città. A quanto pare, sembra essere una scoperta abbastanza recente (1958).

Uno stretto corridoio aperto al pubblico

All’altezza del numero civico 20 di via Bigli, esiste un passaggio angusto che unisce direttamente questa via con la parallela Montenapoleone.
Il suo nome ufficiale attuale è Galleria Monte Bigli. E’ proprietà privata del Condominio MonteNapoleone n. 25, ma è aperta al pubblico per il fatto che viene utilizzata per accedere ad abitazioni, uffici e negozi.
Di primo acchito, questo collegamento, piuttosto originale, desta curiosità perchè poco logico, dato che la via Manzoni (come strada di collegamento fra via Bigli e via Montenapoleone) è davvero vicina (a non più di cento metri da quel punto. Ma il motivo naturalmente c’è e la cosa è abbastanza particolare.
Per la cronaca, accedendo da via Bigli, questa Galleria ‘sbuca’ in via Montenapoleone all’altezza del civico 25, quasi di fronte all’incrocio con via Santo Spirito.

Addentrandosi in questo passaggio, direi quasi un corridoio tanto è stretto (poco più di un metro di larghezza), bisogna scendere inizialmente quattro scalini. Sulla destra si trova dapprima un bar, poi tutta una serie di negozi con ingresso e vetrine lungo questo passaggio. Sulla sinistra, un lungo muro, inizialmente (per almeno una ventina di metri, in mattoni rossi a vista, che’sanno’ di antico, poi due porte murate, una con sopra una lunetta e poco più in là, un ‘altra più incassata rispetto alla precedente, con porta in legno e scalini. Quindi, proseguendo, un muro semplice dipinto di bianco (per dare un minimo di luminosità alla Galleria), sicuramente di fattura molto più recente, ricoperto con giganteschi poster (per nascondere la stridente differenza col tratto precente. Per rompere la monotonia del muro continuo, ed ingentilire il tutto, attualmente vi sono una quindicina di piccoli cubi o parallelopipedi di cristallo a mò di vetrinetta, su altrettanti lunghi parallelopipedi in legno poggianti in terra e accostati a muro.

La cosa che colpisce è l’altezza di questo passaggio … Il soffitto, inizialmente molto alto, e proseguendo va a scalare dando quasi l’impressione, di trovarsi in quel tratto di passaggio, nel sottoscala del condominio. Infatti alzando lo sguardo dove ci sono i mattoni a vista, si notano al primo piano alcune finestre rettangolari, sopra le quali, al secondo, altre finestre ogivali, dando l’impressione che quello sia il muro perimetrale di una chiesa … ma quale chiesa?

Non c’è traccia di chiese in zona! E’ superfluo chiedere in giro ai negozianti o a chi abita nel quartiere, perchè. come immaginavo, nessuno ne sa ovviamente nulla .. né si è mai posto il problema … davvero disarmante! Non rimane che fare qualche ricerca altrove .. Ed ecco una bella mappa di Milano del 1700 … Non è semplicissimo orientarsi, perchè a parte il Duomo, il Palazzo Ducale, il Broletto, il Castello, i Navigli e san Babila, non ci sono molti altri punti di riferimento …. La chiesa in questione è quella cerchiata …

Chiesa di San Donnino (nel cerchietto)
Chiesa di San Donnino (nel cerchietto)

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Un muro antico in cotto salvato senza un perchè … ! E’ un ‘pezzo’ del muro perimetrale della Chiesa di San Donnino alla Mazza, ormai scomparsa da oltre due secoli!

Iniziata la sua costruzione, nel 1162, dai primi milanesi rientrati in città dopo le devastanti distruzioni operate da Federico Berbarossa, si trovava proprio a pochi metri dal fiume a ridosso di quanto restava delle antiche mura romane. Questo è il motivo per cui la chiesa aveva il frontespizio orientato verso lo slargo di via Bigli. La parte absidale era a qualche metro dalla sponda del fiume …

Nota: il fiume Seveso scorre ancora oggi incanalato sotto la pavimentazione stradale in via MonteNapoleone a ridosso dei numeri civici dispari, proseguendo lungo tutta la via in direzione sud (verso san Babila)

I documenti riportano che questa chiesa era chiamata “in porta nova” e “ad mazam”

  • Il nome ‘in porta nova’ in effetti, fa riferimento alla vicinanza alla ‘porta nuova’ , il varco nella cinta delle mura romane, fatte aprire, cento metri più in là, dall’imperatore Massimiano Erculeo (286-305) . La ‘porta nuova’, fu poi spostata, in epoca medioevale, in prossimità della cerchia dei Navigli (alla fine della Corsia del Giardino (attuale via Manzoni).
  • il nome ‘ad mazam’, sembra derivi dalla presenza di una antica statua di Giano bifronte che, essendo il dio della porta e potendo quindi guardare sia verso l’interno che verso l’esterno, munito di mazza, faceva la guardia alla porta della città.

Chi era Donnino?

Nel Duomo di Fidenza, vi sono dieci bassorilievi, risalenti al XII secolo (l’età della basilica), che narrano la vita di questo santo.
Donnino, probabilmente, era un soldato al servizio dell’imperatore Massimiano (286-305 d.C.). Quest’ultimo, avendo fiducia in lui, doveva avergli affidato un incarico di rilievo. La storia riporta che, a causa della sua conversione al Cristianesimo, al pari di San Vittore, venne destituito dal suo incarico e perseguitato per ordine dell’imperatore. Individuato mentre era in fuga, fu catturato e decapitato in riva al torrente Stirone, nei pressi di Fidenza, il 9 ottobre del 299. La sua iconografia, lo vede rappresentato dopo la morte, in piedi, con il capo mozzato in mano. Per questo motivo, Fidenza lo celebra ogni 9 ottobre come suo santo patrono. Le sue spoglie, sono conservate nella cripta del Duomo di Fidenza in un’urna di vetro e d’argento, posta sotto l’altare.

San Donnino
San Donnino

Scarsissime notizie su questa chiesa

Si sa pochissimo di questa chiesa eretta a sua memoria. La primitiva chiesa, (quella iniziata nel 1162), era sorta su un’area precedentemente occupata da un tempio dedicato a Giano bifronte. Venne rifatta totalmente nella seconda metà del XVII secolo, su progetto dell’architetto Andrea Biffi.

Prima dei rifacimenti del Seicento, il soffitto della chiesa era in legno. Alcune fonti riferiscono che in questa chiesa ci fosse una cappella affrescata da Bernardino Luini con due immagini della Vergine Maria, mentre sull’altare maggiore vi fosse la tela di San Girolamo di un pittore ignoto. Non si ha notizia se queste opere siano state recuperate o siano andate perdute.
Dopo essere stata, per due secoli, sede di parrocchia, venne sconsacrata verso la fine del XVIII secolo (1787), quindi fu venduta a un privato che la fece demolire nel 1803. La cosa singolare, come si legge anche dalla targa (in fotografia qui sotto), è che non si conosceva l’esistenza di questo muro fino al momento della demolizione (1958) di un edificio costruito dopo il 1803, sulle macerie della chiesa e che aveva evidentemente inglobato nella sua struttura, la fiancata della chiesa. La casa più recente che ingloba attualmente questa fiancata di chiesa è la costruzione di via Bigli 18.

Visto dallo slargo di via Bigli, il muro in questione non è visibile dall’esterno. A giudicare dalla piantina e dalla posizione, sembra essere la fiancata sinistra interna della chiesa Tale fiancata funge quasi da cuscinetto (sandwich) fra i due edifici accostati (via Bigli n. 18 e 20). Quindi la porta con gli scalini (ovviamente murata), che si vede percorrendo la Galleria, una volta doveva essere l’ uscita laterale dal luogo di culto.
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