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Palazzo dell’informazione

Glorioso simbolo del giornalismo milanese e non solo

Premessa

In Piazza Cavour 2, in pieno centro a due passi dai Giardini Pubblici Indro Montanelli, a pochi metri dal quadrilatero della Moda, vicino alla Questura, si trova un palazzo imponente e austero, concepito nel 1938  per ospitare la redazione milanese de Il  Giornale del Popolo e successivamente le redazioni di tanti quotidiani e delle agenzie di stampa.  Oggi è chiamato Palazzo dell’Informazione tanto da essere scambiato dai turisti come  l’ufficio  informazioni dell’Azienda di promozione turistica della città di Milano.

Notizie storiche

 In passato,  lo spazio ampio ed irregolare di Piazza Cavour era occupato dall’Hotel Cavour e dal  Vecchio Politecnico, il primo abbattuto, il secondo trasferito nel 1927 in Piazza Leonardo da Vinci, zona Lambrate. Nella piazza si ergeva anche il monumento dedicato a Camillo Benso di Cavour (1865), spostato al momento della ristrutturazione della piazza.

Milano piazza Cavour 1910 ca
Milano piazza Cavour 1910 circa con il monumento a Cavour
Monumento a Cavour, riposizionato a sinistra della piazza
Monumento a Cavour (1865), oggi riposizionato a sinistra della piazza

 L’area rimasta disponibile attirò l’interesse  del regime fascista con l’intento di realizzare un edificio adeguato ad accogliere la redazione de Il Popolo d’Italia, con gli uffici e la necessaria tipografia con i macchinari. Così nel 1938  Mussolini stesso commissionò all’architetto milanese  Giovanni Muzio, il progetto del palazzo che avrebbe dovuto essere austero e imponente per rispettare  le esigenze rappresentative del regime.

disegno del progetto Palazzo del popolo d'Italkia
Disegno del progetto Palazzo del popolo d’Italia
Prospettiva del progetto da piazza Cavour (archivio Muzio)

Muzio  interpretò le richieste in modo adeguato e realizzò un palazzo austero  di sei  piani destinati agli uffici mentre nel seminterrato prendeva posto la tipografia per ospitare tutte le apparecchiature di stampa,  dalle linotype alle rotative, pare, regalate da Hitler.

Dettagliata illustrazione delle operazioni di funzionamento di un modelloLinotype 1930
Dettagliata illustrazione delle operazioni di funzionamento di un modello Linotype 1930

Ndr. – La linotype era una macchina tipografica che componeva e giustificava automaticamente ciascuna linea di caratteri del testo. Fu inventata nel 1881 negli Stati Uniti dal tecnico orologiaio tedesco Ottmar Merghenthaler (Hachtel, Germania 1854-Baltimora USA 1899) naturalizzato americano. Il termine linotype (in italiano linotipo) è una contrazione line of types, la riga intera di caratteri mobili. In tipografia il carattere è un blocchetto di lega di metallo composta da piombo, antimonio e stagno.

Emissione 1954ttalla nascita di Ottmar Mergenthaler inventore della Linotype
Emissione 1954 a 100 anni dalla nascita di Ottmar Mergenthaler inventore della Linotype

La macchina aveva una complessità tale da indurre gli Stati Uniti a creare delle scuole specifiche per formare  tecnici specializzati chiamati  linotipisti.

Linotipista spiega l'uso della tastiera
Linotipista spiega l’uso della tastiera
tastiera della linotype
Tastiera della linotype

 Venne usata per la prima volta nel 1886 al «New York  Tribune». Comprendeva una una tastiera simile a quella delle macchine da scrivere su cui il tecnico specializzato, il «linotipista» appunto, copiava il pezzo giornalistico riproducendo, attraverso un meccanismo autonomo, lettere, segni e punteggiature. Il tutto veniva riprodotto in rilievo e a rovescio . In Italia venne installata  per la prima volta nel 1897 alla  «Tribuna» di Roma, a quel tempo il principale quotidiano della capitale. La linotype è stata abbandonata dopo il passaggio dalla composizione tipografica «a caldo», cioè col piombo fuso, al cosiddetto «sistema a freddo», che poi sarebbe la composizione al computer.

Le nuove tecnologie furono applicate alla stampa a partire dai primi anni settanta. Il piombo venne sostituito dal sistema a fotocomposizione e l’impaginazione divenne un lavoro di grafica, eseguito sugli schermi del computer. Un processo tecnologico  che diede inizio ad una rivoluzione in tutti i settori produttivi.

La linotype diventò praticamente un mito, a cui furono dedicati dei film, canzoni, siti internet, enciclopedie, musei. Lucio Dalla nella sua canzone del 1977,  “ Com’è profondo il mare, fece riferimento ai linotipisti che a tarda notte, dopo aver terminato il loro turno di lavoro in tipografia, si ritrovavano nei bar e nelle osterie aperti fino all’alba.

Ndr. – La rotativa é attualmente una macchina per stampa tipografica, litografica, in offset o in rotocalco, il cui principio è basato sul rotolamento di due cilindri. La meccanizzazione della stampa  ha fatto un significativo passo avanti con l’invenzione della ‘rotativa’ inventata nel 1843  da Richard March Hoe (New York City 1812-Firenze 1886) ,  perfezionata e brevettata  fu installata nel 1847 all’interno della redazione del Philadelphia Public Ledger, quotidiano dell’omonima città statunitense. All’inizio questo sistema di stampa era alimentato da fogli singoli poi, nel 1863, William Bullock introdusse l’alimentazione a bobina: le immagini da stampare sono incurvate intorno a dei cilindri ruotanti.

Una delle prime rotative

Nel corso del tempo, la rotativa subì grandi cambiamenti. Oggi ne esistono tre tipi principali: quella per la stampa in offset, quella per i rotocalchi e quella per la flexografia. Con le rotative ad alta  velocità si possono stampare 50.000 copie in un’ora.

Tipografia moderna: bobine, rulloni enormi di carta da stampa
Un ciclo della rotativa di stampa oggi
Una fase finale del ciclo di stampa in una moderna tipografia

Inaugurazione del palazzo

Palazzo del Popolo d’Italia prima del 1943

Nel 1942, dopo quattro anni e con una spesa di 18 milioni di lire, alla presenza di  Mussolini quale direttore, avvenne l’inaugurazione dell’edificio che diventò la sede della redazione milanese del Il Popolo d’Italia, organo ufficiale del regime, fondato nel 1914. Con la caduta del regime nel luglio del 1943 e con la conseguente fine della guerra, la vita milanese del quotidiano ebbe i giorni contati.

Di conseguenza, tornata la democrazia,  l’edificio fu destinato ad ospitare numerose testate giornalistiche prendendo il nome di Palazzo dei Giornali. Simbolo di  questo cambiamento fu la grande scritta Il Giorno, che sostituì  quella originale del Il Popolo d’Italia.

NI fondatore de Il Giorno (1956)
Il palazzo dei giornali passa di mano all’ENI, proprietario e fondatore de Il Giorno

Il Giorno venne fondato nel 1956  dal Presidente dell’ENI, Enrico Mattei allo scopo di avere un giornale vicino alla sua linea politica ed economica. L’ENI, proprietario dell’intero edificio, nel 1985  trasferì nel palazzo la redazione e la stampa de Il Giorno. Nel 1997 il quotidiano fu venduto ad un altro gruppo editoriale milanese, ma la redazione vi rimase  fino al 2009 per poi traslocare in altra sede come avevano già fatto altri editori  negli anni precedenti.

Il periodo d’oro

Furono anni di grande euforia dove si concentrava il fior fiore del giornalismo italiano. Il palazzo ospitava le redazioni e gli uffici di importanti giornali come La Gazzetta dello Sport, l’Avanti, La Stampa (redazione milanese), il Giornale, Il Giorno e le edizioni pomeridiane/serali di La Notte, Corriere di Informazione, nonchè le redazioni milanesi della La Stampa e di Tuttosport, che hanno tuttora la loro sede a Torino.

Anche la presenza di Agenzie di stampa nazionali e straniere come Ansa, Agi, Adn Kronos, Associated Press, Financial Times concorrevano a rendere edificio e piazza un punto dove ferveva un lavoro frenetico sia di giorno che di notte. Milano spesso si assiepava lì in attesa di notizie dell’ultima ora su fatti di particolare gravità o di grande interesse nazionale, locale e internazionale. Erano anni degli “strilloni” che con le copie dei giornali appena stampate attraversavano la città urlando il nome del giornale o il titolo in prima pagina.

Strilloni, foto anni 50-60, ingresso galleria V.E II

Il Declino

Il primo  lento declino iniziò negli settanta per proseguire negli anni novanta quando lo stabile e la piazza vennero sottoposti a ristrutturazioni e adeguamento degli impianti, compreso lo smantellamento della tipografia con i macchinari di stampa,  costringendo le redazioni a traslocare altrove. Questo influì sul cambio d’uso ormai irreversibile. Nel 2001 il palazzo venne venduto dall’ENI ad un gruppo bancario americano, nel seminterrato si installò una palestra e tutte le insegne delle testate presenti sul lato destro della facciata sparivano una ad una. Nel palazzo si iniziava a respirare un ‘atmosfera spenta e silenziosa, quasi surreale se raffrontata agli anni precedenti. Nella piazza, al contrario, il rumore la fa da padrone.

Palazzo dell'Informazine, 11 febbraio 2021, sulla destra le bacheche delle insegne sparite
Palazzo dell’Informazione, febbraio 2021, sulla destra le bacheche ormai vuote delle insegne

Architettura

Giovanni Muzio

Architetto, Milano 1893-1982

Giovanni Muzio foto 1980 archivio Muzio
Giovanni Muzio foto 1980 archivio Muzio

 A lui si deve il progetto del Palazzo . È stato un importante protagonista dell’architettura e dell’urbanistica moderna milanese. Legato alla città di Milano realizzò, oltre al  Palazzo del Popolo d’Italia (oggi dell’Informazione), un’ampia quantità di edifici pubblici e sacri;  opere come l’Università Cattolica (1927-1938), il Palazzo dell’Arte (1933), il Convento Sant’Angelo con il Centro Culturale Angelicum (1939).

 Negli anni venti partecipò al “Novecento Milanese” ,  fondò il “Club degli Architetti” con altri importanti architetti  del dopoguerra come Gio Ponti ( 1891-1979)  e Giuseppe de Finetti  (1892-1952)  con lo scopo di studiare  lo sviluppo della città e dell’architettura cercando una mediazione tra modernità e tradizione seguendo un percorso architettonico a tappe verso nuovi stili  puntando su strutture moderne con facciate imponenti di Klincher, un materiale da costruzione  che Muzio ha avuto modo di conoscere visitando i cantieri di Amburgo.

 clinker o klinker è un tipo materiale laterizio ottenuto con la cottura delle materie prime a temperature molto elevate- circa 1250 °C-, tali da indurre quasi una vetrificazione del materiale. Tale trattamento rende il materiale particolarmente denso e resistente, anche dal punto di vista meccanico e gli conferisce una superficie estremamente dura in grado di non assorbire l’umidità. La diversa finitura superficiale (grezza, semilucida o smaltata) permette di coniugare estetica e tecnologia ( rif. – wikipedia)

Per essere certo di realizzare un palazzo di stampa moderno ed efficiente visitò,  con una commissione di esperti, le sedi dei principali quotidiani europei riuscendo a studiare una struttura architettonica tra le più innovative sotto un punto di vista produttivo e costruttivo.

Per Muzio il progetto dell’edificio rappresentò il punto più elevato della sua vicenda inventiva e progettuale, con “il concretarsi di un’idea di palazzo rappresentativo dove erano confluite diverse teorie e ideologie stilistiche, con il contributo di artisti operanti in aree diverse”

Gli interni

 Grande rilievo hanno gli ambienti interni, oggi in parte modificati, iniziando dall’atrio e dall’ampia e imponente scalinata.

La scalinata che porta al 5° piano dove è esposto il grande mosaico
La scalinata interna

Al quinto piano è conservato il famoso mosaico di Mario SironiIl lavoro fascista” poi ribattezzato “L’Italia Corporativa“. La notevole opera di 12  metri per 8 composta da 96 pannelli con base in cemento, su cui sono posizionate le tessere in vetro, pietra e smalti, fu eseguita da Sironi nel 1936 in occasione della sesta Triennale al Parco di Milano,  poi smontata e ritrovata dopo la seconda  guerra mondiale in alcuni scatoloni in pessime condizioni. A cura dell’ENI il grande mosaico è stato rimontato e installato nella Sala delle  Conferenze della Stampa.

L'Italia Corporativa, Mosaico
L’Italia Corporativa, Mosaico, presente al 5° piano

La grande opera, ristrutturata e restituita al pubblico, è visibile al quinto piano nel Salone Auditorium (intitolato a Sironi) valorizzata da una balconata per consentirne una migliore visione . Sono previste solo visite guidate.

Mario Sironi 

Sassari 1885–Milano 1961

Mario Sironi, anni 50, archivio Mario Sironi

È stato un pittore italiano, tra gli iniziatori del movimento artistico milanese del Novecento  oltre che scultore, architetto, illustratore, scenografo e grafico. Con Giovanni Muzio esisteva una lunga amicizia supportata da ideali comuni e da una larga intesa su architettura, scultura, cultura e arte.

Fra il 1939 e il 1942 Simoni collabora con lui alla costruzione del   Palazzo del Popolo d’Italia realizzando le decorazioni della facciata e di alcuni interni e intervenendo anche nel progetto architettonico.

La facciata

Palazzo dell'informazione oggi
Palazzo dell’informazione oggi

La costruzione è composta di due volumi, il principale affacciato su piazza Cavour, è rivestito in marmo vicentino, mentre nei prospetti secondari, più semplici, si trova l’impiego del rivestimento in clinker. Il fronte  presenta sei piani, di cui tre raccordati formalmente dalle grandi lesene rivestite in Chiampo, che accentuano gli effetti del chiaro/scuro. Ai lati due fasce utilizzate per comunicazioni, le insegne e la propaganda

Lesena: elemento architettonico verticale (pilastro)  puramente decorativo, e non portante, addossato a parete che consiste in fusto, a pianta rettangolare appena sporgente dalla parete stessa con i relativi capitelli e base.

I marmo di Chiampo, è un tipo di calcare usato in edilizia, utilizzato per ogni tipo di rivestimento, sia interno che esterno, di scale e colonne. Il nome gli deriva  dal torrente Chiampo e dall’omonima valle in provincia di Vicenza Molto versatile e malleabile, elegante e luminoso, il marmo di Chiampo, essendo composto di grana minuta e compatta, può essere tagliato con facilità e senza errori; la pioggia inoltre non gli provoca danni.(rif. – Wikipedia)

Elementi decorativi

Il centro della facciata è occupato da un grande ingresso con una serie di cornici decorative lungo i portali di accesso, mentre all’interno, sono presenti alcuni bassorilievi e le insegne romane.

Atrio dettaglio
Ingresso, dettaglio

Sopra l’ingresso è presente un balcone (pulpito) centrale scolpito in porfido rosso per i discorsi pubblici con la sublimazione dell’ARENGO, poi una vetrata e infine dal sovrastante enorme bassorilievo in marmo di Carrara, eseguito su disegno di Mario Sironi, da Carlo Sacchi nominato “Il Popolo Italiano

L'Arengo, opera scolpita su disegno di Mario Sironi
Particolare centro facciata: L’Arengo, opera scolpita su disegno di Mario Sironi
Bassorilievo Il Popolo Italiano, Lavoro e industria
Particolare centro della facciata: Bassorilievo Il Popolo Italiano, Lavoro e Industria

 L’Arengo, nel Medioevo, era il luogo dove i cittadini insorti contro i feudatari si riunivano per auto-organizzarsi. Nei comuni medievali  dell’Italia centro-settentrionale era l’assemblea del popolo che deliberava sulle principali questioni politiche e svolgeva compiti di tribunale civile e penale. L’istituto decadde nella fase comunale matura e con l’avvento delle  Signorie ma il termine restò in uso soltanto per indicare, talvolta, il principale edificio pubblico Arengario (Broletto)

Piazza Cavour, oggi

Piazza Cavour caotica, foto 11 febbraio 2021
Piazza Cavour caotica, foto febbraio 2021

Guardando  Piazza Cavour oggi,  nonostante i recenti restauri,  si prova un po’  di malinconia ricordando la vivacità che caratterizzava la presenza di una frenetica attività  legata al giornalismo, all’editoria, alla realizzazione e alla distribuzione dei giornali. Non è mai stata considerata una delle più belle piazze di Milano, ha una forma strana priva di un punto capace di offrire una visione di insieme, ma  fino agli anni novanta era considerata un luogo importante della vita culturale di Milano.

Nella piazza domina sempre il grande, imponente e monumentale Palazzo dell’Informazione (solo di nome) ormai privo delle mitiche insegne delle redazioni dei giornali e delle agenzie di stampa che lì prendevano forma e vita.

L’ultima a traslocare nel gennaio 2019 è stata l’agenzia Adnkronos, si chiude definitivamente un pezzo di storia leggendaria del giornalismo milanese

È proprio il caso di dire che “l’informazione non abita più quì” .

Amarcord

Ho ricordi indelebili che risalgono agli anni sessanta quando tra il 1961-1966  lavoravo negli uffici al quarto piano di questo palazzo, allora identificato come Il Palazzo  dei Giornali. Frequentavo regolarmente  la tipografia, situata nel seminterrato, per  la preparazione dei materiali di stampa (cliché, flani, ecc) destinati alle varie testate estere, per lo più quotidiani, incluse nelle campagne pubblicitarie pianificate e gestite per conto di aziende e istituzioni italiane.

Un mondo affascinante dove ho potuto conoscere tutto il percorso che stava a monte di un giornale, dal compositore al linotipista, al correttore di bozze, fino alla fase finale di stampa con le rotative. Seguiva la   consegna  delle copie, fresche di stampa,  agli autisti dei furgoni per la distribuzione nelle edicole in tutta Italia. Un mondo in movimento e un lavoro interessante  che a ricordarlo oggi è preistoria.

Esistono diversi Musei della Stampa dove si può percorrere un viaggio a ritroso nel tempo dedicato all’evoluzione delle tecnologie per la produzione di un giornale,  dal passaggio dell’era del piombo con le linotype,  al mondo digitale della videoimpaginazione dei nostri giorni.

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