Palazzo della Ragione

Premessa

Essendomi proposto di raccontare la storia di tutti i palazzi della piazza del Broletto nuovo. ripropongo la cartina che ho già pubblicato in altra scheda , (La piazza del Broletto Nuovo), piantina che purtroppo, oggi non è più attuale, a seguito di un dissennato piano regolatore che in nome del progresso, ha cancellato indiscriminatamente tante importanti tracce storiche del passato.
In seguito alla decisione di aprire una strada di collegamento fra piazza del Duomo e il Cordusio, il piano ha previsto l’abbattimento di alcuni antichi edifici del quadrilatero, rimasto tale per 650 anni, facendo diventare via, quella che prima era una piazzetta chiusa, la vecchia piazza dei Mercanti.
Così, senza volerlo, il Palazzo della Ragione, nato al centro del quadrilatero, in quanto il palazzo più importante di tutta l’area, si trova oggi relegato a palazzo perimetrale di una piazzetta che non è più la piazza dei Tribunali come figura in piantina , bensì l’odierna piazza dei Mercanti.

Situato esattamente al centro del quadrilatero, il Palazzo della Ragione, è sicuramente l’edificio più antico ed “autentico” di tutti quelli che gli fanno da contorno.

Pianta della Piazza del Broletto e contrade limitrofe (1865)
Pianta della Piazza del Broletto e contrade limitrofe (1865)

1228 – ok al progetto del Nuovo broletto

Nel 1228, (oltre centocinquant’anni prima dell’inizio della costruzione del Duomo), il consiglio comunale di Milano e il podestà Aliprando Fava di Brescia deliberarono la costruzione del Broletto Nuovo e della Corte del Comune. La nuova piazza chiusa, a forma di quadrilatero, si sarebbe trovata a poche centinaia di metri dall’’antico Arengo, e in mezzo a tale piazza, si sarebbe edificato il nuovo Palazzo della Ragione, da utilizzare per funzioni amministrative, giudiziarie e di rappresentanza.

1228 – inizio lavori

Una volta deliberata la costruzione, partì immediatamente l’iter burocratico degli espropri necessari per l’acquisizione di tutta l’area, che comprendeva anche il vecchio monastero benedettino femminile di Santa Maria del Lentasio. Essendo tale monastero ancora in attività, persero molto più tempo, nell’individuazione della zona più adatta ove trasferirlo (Porta Romana), nella costruzione della struttura ove ospitarlo, nell’effettuazione dei traslochi, e nella demolizione del vecchio, che non nella costruizione del nuovo palazzo davvero spartano, un porticato o poco più.

1233 – inaugurazione della Loggia

Era una sorta di piccola piazza coperta: il portico costituito da una sequenza di sette archi nei lati maggiori e in due in quelli minori, posizionati su grossi pilastri di pietra. Gli archivolti, in laterizio intervallato da conci di marmo, a tutto tondo, eccetto gli archi estremi dei due lati maggiori, a sesto acuto.
La loggia venne inaugurata dal podestà di allora, tale Oldrado da Tresseno di Lodi. Questi fu ricordato con un bassorilievo di scuola antelamica, visibile oggi sulla facciata del Palazzo della Ragione (lato, attuale piazza Mercanti), raffigurante il podestà milanese a cavallo.

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In effetti si trattava unicamente di una loggia con arcate a tutto sesto, a mo’ di portico aperto, utilizzabile per assemblee pubbliche, gli arbitraggi e le ordinanze varie.  Serviva essenzialmente per lo svolgimento della vita politica, che, secondo i costumi dell’epoca, avveniva in maniera pubblica e assolutamente ‘trasparente’. Era inoltre l’occasione d’incontro per tutti coloro che, trovandosi nel portico, potevano discutere fra loro, concludendo pure affari. Si chiama oggi Loggia dei Mercanti, perchè sotto questo portico, si finalizzavano oralmente gli acquisti e le transazioni commerciali, che poi venivano validate alla presenza del notaio. (Gli studi notarili avevano gli uffici nei palazzi del quadrilatero, a disposizione sia delle istituzioni che della clientela privata)

La scrofa semi-lanuta

Per le pareti esterne dell’edificio, prevalentemente fatte in cotto, furono impiegati spesso materiali di recupero, come frammenti di lapidi e di antichi marmi con iscrizioni e memorie ancora visibili oggi. Tra questi, l’altorilievo raffigurante una ‘scrofa semi-lanuta‘, antica insegna cittadina di origini romano-celtiche, ritrovato durante i lavori di costruzione dell’edificio nel 1233 e collocato sul pilastro del secondo arco della loggia (lato sud, verso l’attuale Piazza Mercanti).

La scrofa semi-lanuta
La scrofa semi-lanuta

Secondo una leggenda riportata in cronache medievali, il fondatore di Milano sarebbe stato il celta Belloveso, che attraversò le Alpi e il territorio degli Edui, per arrivare nella pianura Padana.

«Giunto Belloveso fra gli Insubri e avendo determinato di fondarvi una città, elesse sette de’ suoi, che consultassero gli oracoli degli Dei, principalmente per sapere in qual parte ne gettasse i fondamenti e qual nome le dovesse imporre.
Dicesi che la risposta fosse in questi o simili sensi
Una porca di lana ricoperta, segni il principio alla cittade e il nome.

Intesa la volontà de’ Numi e trovatasi una porca col tergo vestito di lana, in quel luogo istesso cominciossi a fondare la città che quindi nominossi» [da Wikipedia – traduzione di Giorgio Giulini ]

Medio-lanum = mezza lana … (da scrofa semi-lanuta)

La Torre dei Faroldi

[n.p. – anche se non strettamente pertinente, ne accenno perchè risultava proprio vicinissima alla loggia tanto da sembrare ne facesse parte integrante].
Di fianco al portico, lato est, verso il Duomo, quasi attaccata alla loggia, ove oggi c’è la contestata scala di Marco Dezzi Bardeschi, vi era l’antica, ‘sinistra’ torre dei Faroldi, acquistata dal Comune unitamente alla casa-fortezza (sempre dei Faroldi), nell’ambito delle acquisizioni dell’intera area ove creare la piazza. L’idea iniziale era quella di demolire, oltre al resto, anche questa torre, per far posto alle fondamenta del Palazzo della Ragione. Scoperto poi, mentre stavano scavando, che la sua posizione, pur essendo vicinissima, non disturbava la costruzione del nuovo edificio, si resero conto che poteva servire e, la usarono, come torre civica, per circa quarant’anni.

Come usanza dei tempi, la torre civica ospitava una o più campane, che venivano utilizzate essenzialmente per quattro scopi: suonavano a festa quando arrivava in città qualche ospite illustre, segnalavano la presenza di incendi, l’ora del coprifuoco e infine, le condanne a morte.
Esternamente alla torre, abbastanza frequentemente, veniva issato un gabbione di ferro, nel quale venivano rinchiusi per il resto dei loro giorni, i nemici del popolo o chi si era macchiato di particolari nefandezze, in modo che, penzolando lì in alto, nel vuoto, quel gabbione fosse di monito per i ‘ben pensanti’.
La torre venne poi demolita nel 1272, visto che, a due passi da lì, si poteva utilizzare come torre civica, quella fatta erigere poco prima da Napo Torriani (Napoleone Della Torre) e inglobata nel vicinissimo palazzo della Credenza di Sant’Ambrogio (l’attuale palazzo dei Giureconsulti)

Perchè Palazzo della Ragione?

Essendo la sede dell’organo amministrativo della giustizia, cioè del tribunale, i giudici ‘chiedevano ragione di ...’ nelle cause civili e penali.

La nascita del Broletto Nuovo segnò il momento di transizione tra il Comune governato unicamente dai poteri feudali ed ecclesiastici, e quello cogestito anche con le potenti corporazioni a difesa di arti e mestieri (cioè rappresentanti del popolo). Tutte le contrade intorno alla nuova piazza indicavano col loro nome, l’attività prevalente delle botteghe degli artigiani lungo quei percorsi … gli armorari facevano le armature, scudi, elmi per difesa personale… gli spadari, spade … gli armaioli, armi da offesa in generale … gli speronari, speroni da applicare ai tacchi degli stivali dei cavalieri …. poi gli orefici, i fustagnari ecc. tutti si erano riuniti in corporazione per la difesa dei propri diritti …

1233 – ordinata la costruzione di un piano sopra la loggia

Fu lo stesso Podestà Oldrado da Tresseno, l’anno dell’inaugurazione della Loggia (1233), ad ordinare la costruzione di un piano sopra il porticato, costituito da un’unica grande sala, coperta a capriate, con finestre a trifore, destinata alle riunioni più importanti.

1251 – completato il primo piano

Finiti i lavori, si abbandonò il vecchio Broletto (vicino all’Arcivescovado). e la nuova struttura divenne finalmente operativa come sede municipale, sede che poi avrebbe mantenuto invariata, fino al 1786, anno in cui si sarebbe trasferita nel quattrocentesco Palazzo Carmagnola. in via Broletto.

Un solo grande salone. Ma come arrivarci?

L’ unica grande sala, al primo piano, misurava 50 metri di lunghezza per 18 di larghezza. Non esistendo alcuna scala che dal portico consentisse di salire direttamente al primo piano, il salone risultava totalmente indipendente dal porticato sottostante. Per accedervi, era stata costruita una scala ad hoc nella casa dei notai Panigarola (il palazzo più vicino, a sinistra nella piantina) e. dal primo piano di questa casa, si poteva accedere alla sala del Palazzo della Ragione, grazie ad un cavalcavia di collegamento (accesso ancora oggi esistente).
In seguito alla demolizione della Torre dei Faroldi (1272), fu aperta un seconda porta all’altro capo della sala (ove oggi c’è la scala esterna molto contestata, intesa come uscita di sicurezza), con un secondo passaggio ponte (attualmente non più esistente), verso l’edificio di fronte, il palazzo della podesteria. Lì, vi abitava il Podestà, la massima autorità cittadina.

Particolare della ricostruzione della sala interna al palazzo di Alfonso Quarantelli, (Civica raccolta delle stampe Achille Bertarelli – Castello Sforzesco – Milano)
Particolare della ricostruzione della sala interna al palazzo di Alfonso Quarantelli, (Civica raccolta delle stampe Achille Bertarelli – Castello Sforzesco – Milano)

Mentre al pianterreno operavano i giudici del tribunale (essenzialmente cause civili), nel grande salone, al primo piano, si riuniva, ai tempi, il Consiglio generale dei Novecento, cioè l’assemblea dei cittadini milanesi: 150 capifamiglia, rappresentanti dei vari strati sociali (capitanei, valvassores, cives ), per ognuno dei sei quartieri storici cittadini (sestieri).

Nel 1330 risulta che Il Consiglio generale dei Novecento fosse investito, almeno formalmente, di una forte autorità. Nonostante l’oramai consolidato dominio dei Visconti, Azzone volle infatti che l’effettivo potere gli venisse conferito dal Consiglio: in questa fase di affermazione dell’istituto signorile era necessario che il potere fosse legittimato dall’organo cittadino più rappresentativo.
Avendo il Comune fatto compilare da una commissione di giurisperiti (giuristi) i nuovi statuti, affinché questi avessero valore di legge
, era necessaria la convalida da parte del Consiglio. In seguito questa formalità non fu più necessaria e bastò l’approvazione del duca per conferire valore a qualunque statuto.
I criteri di nomina ed il numero dei membri componenti il consiglio furono più volte rivisti e modificati nel corso del Quattrocento. Una riforma circa il numero dei consiglieri venne prospettata già nel 1408 da Giovanni Maria Visconti: con decreto, egli prevedeva il passaggio da 900 a 72 persone, 12 per porta, arrogandosi anche il diritto di nomina, e fissava la durata della carica in sei mesi. Dopo il suo assassinio, tale riforma venne ritrattata dal suo successore.

Successivamente, nel XVI sec, durante il breve periodo del dominio francese e la successiva lunga dominazione spagnola, l’appartenenza al ceto nobiliare divenne un requisito necessario per poter candidarsi a consigliere, con l’obbligo di esibizione della prova di nobiltà.
Sino al momento della sua soppressione, nel 1796, esso risultò infatti composto da 60 decurioni – da qui la denominazione Consiglio dei sessanta decurioni – dieci per ciascuna delle sei porte della città.

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Il Palazzo della Ragione fu testimone degli stravolgimenti politici e, di conseguenza, organizzativi, che si susseguirono nel corso dei secoli ….. dapprima la tormentata gestione comunale, seguita poi da quella della Signoria ed infine, dal 1395, per quasi quattro secoli, da quella del Ducato.
Gli statuti del 1396, i primi di cui si conservi traccia, approvati dal neo-Duca Gian Galeazzo Visconti, raccomandavano ad esempio, pena una forte multa, che il loggiato del palazzo, posto al centro della piazza, “rimanesse libero da qualsiasi ingombro, affinché nobili e mercanti, cittadini e forestieri, potessero trattenervisi, conversare e passeggiare. Per non distogliere i cittadini da questi nobili commerci, si vietava invece l’accesso, in piazza, alle prostitute!”

A partire dal 1481, ai tempi di Ludovico il Moro e di Leonardo da Vinci, venne concesso ai mercanti l’uso del portico del Palazzo pubblico, come luogo di mercato. Proprio per il fatto che qui si finalizzavano gli scambi commerciali, il portico, venne chiamato comunemente Loggia dei Mercanti.

lapide indicante la destinazione d'uso del porticato
lapide indicante la destinazione d’uso del porticato
Piazza del Broletto Nuovo attorno al 1360 (disegno di Giò Tavaglione, da 'Vivimilano', 18 Aprile 1993)
Piazza del Broletto Nuovo attorno al 1360. In alto la Basilica di Santa Tecla (disegno di Giò Tavaglione, da ‘Vivimilano’, 18 Aprile 1993)

Modifiche interne e vari restauri

Sciolto il Comune dai Signori (Visconti), pronti ad avocare a sé il potere politico, venne meno la necessità di mantenere il vasto salone cittadino, che inizialmente era stato utilizzato dal Consiglio dei Novecento. Pertanto il primo piano subì un ridimensionamento radicale dovuto alle mutate necessità di organizzazione interna del Comune.

Il Palazzo divenne sede del Tribunale, specializzato in cause civili. Lo spazio del grande salone, venne diversamente utilizzato ricavando uffici per i vari giudici, ed una sala più piccola, la “Corte di Giustizia” . Venne creato inoltre un sottotetto, per adibirlo alla funzione d’archivio.

Sotto il governatore spagnolo Francesco Ferdinando d’Avalos, nel periodo 1559-1562, sia il Palazzo della Ragione, che l’intera piazza del Broletto, furono oggetto di modifiche di destinazione d’uso e pesanti ristrutturazioni.

Vent’anni dopo, nel 1582, poi, la sala della “Corte di giustizia” subì ulteriore ridimensionamento, ad opera dell’ingegnere civico, Giuseppe Meda, per ricavare nuovi locali più piccoli e funzionali, riducendo ancora lo spazio per le riunioni (il cosiddetto “salone dei Giudici”)

Veduta del Palazzo della Ragione attorno al 1745. Particolare di “Milano. Palazzo della Ragione (Portico)” di Marcantonio Dal Re, (Civica raccolta delle stampe Achille Bertarelli – Castello Sforzesco – Milano)
Veduta del Palazzo della Ragione attorno al 1745. Particolare di “Milano. Palazzo della Ragione (Portico)” di Marcantonio Dal Re, (Civica raccolta delle stampe Achille Bertarelli – Castello Sforzesco – Milano)

Come si può notare da questa stampa, da una delle trifore al primo piano, nell’allora piazza dei Tribunali (attuale piazza dei Mercanti) pendeva sinistramente una corda … era quella riservata all’esecuzione capitale dei soli nobili.

Fra gli altri interventi straordinari più significativi, nel 1590 venne totalmente rifatta la nuova soffittatura del portico, mentre nel 1614 a seguito di un incendio scoppiato nella piazza attigua, vennero fatte sull’edificio, nel corso del secolo, diverse opere di ristrutturazione abbastanza rilevanti. Rifacimento di un nuovo pavimento nel 1647, sistemazione del portico nel 1688, e rifacimento del tetto nel 1690.

Altro ciclo di interventi realizzato al Palazzo della Ragione come più importante edificio civile di Milano risale al 1722-1726, quando furono rifatte le capriate della copertura e le soffittature su progetto di Antonio Quadrio, ingegnere civico.

Addirittura abbassarono il livello altimetrico della piazza portando l’edificio ad avere un consistente basamento di almeno 1/2 metro, cosa che, come si vede da alcune vecchie stampe, inizialmente non esisteva affatto.

Sotto il governatorato austriaco, con il trasferimento, nel 1771, della magistratura al Palazzo del Capitano di Giustizia (il vecchio Tribunale di Milano, attuale Comando della Polizia Locale in piazza Beccaria), il Palazzo della Ragione cambiò totalmente funzione, divenendo archivio della Camera dei Notai.

1773 – Costruzione del secondo piano

A seguito della necessita di trovare nuovi spazi per gli archivi, la duchessa di Milano, imperatrice Maria Teresa d’Austria autorizzò, nel 1773, l’architetto Francesco Croce , settantaquattrenne autore della guglia maggiore del Duomo, a sopralzare, di un altro piano, l’edificio. Questi lo rinnovò completamente dandogli una discutibile impronta neoclassica: quasi in dispregio dell’architettura medioevale, murò tutte le trifore medievali e intonacò, la parte gli antichi mattoni a vista. Rialzò l’edificio, realizzando degli ampi finestroni ovali (più piccoli sui lati lunghi e più grandi su quelli corti), ancora oggi visibili. Interventi, questi, che sollevarono le feroci critiche dei più illuminati intellettuali dell’epoca, strenui difensori dell’originale architettura medioevale. Il secondo piano ospitò gli archivi notarili. Il resto dell’ edificio divenne sede del governo regionale, la cosiddetta Congregazione dello Stato, in rappresentanza delle province costituenti lo Stato di Milano.

La supremazia delle città sulle campagne, ed ancor più, la posizione preferenziale di Milano nei confronti delle città vicine e naturalmente del suo contado, si tradussero soprattutto in campo tributario, in una ripartizione degli oneri che privilegiava nettamente la capitale (Milano) ed i suoi ceti nobiliari, rispetto a tutte le altre città dello Stato.
Nata, quindi, come reazione delle città minori, alla compilazione del nuovo estimo, ordinato nel 1543 dall’imperatore Carlo V per procedere ad una generale e sistematica riforma del settore tributario, la Congregazione dello stato fu, inizialmente, composta dai solo rappresentanti delle città lombarde. La città di Milano si fece rappresentare dal Vicario di provvisione al quale fu riconosciuta la funzione di presidente. Si trasformò in uno stabile organismo che si proponeva di sgravare il più possibile le città minori dall’inasprimento fiscale dovuto al sovvenzionamento dello sforzo bellico che prima l’impero e poi la Spagna andarono conducendo sui vari fronti europei.. Successivamente entrarono a far parte della Congregazione anche una delegazione di sindaci delle campagne

Il Palazzo conservò la funzione di Archivio notarile per circa due secoli. Nel 1970 L’archivio Notarile fu trasferito altrove e il piano superiore del Palazzo venne definitivamente sgomberato.

1854 – Il portico chiuso con vetrate

 Con l’obiettivo iniziale di utilizzare a pieno il porticato, venne l’idea di trasformare tutto il pianterreno in una sala di contrattazione per i commercianti.
Nel 1854 pertanto, su progetto dell’architetto Enrico Terzaghi, il portico del pianterreno venne chiuso con vetrate ed armature in ghisa che imitavano le trifore delle finestre al primo piano, mentre il soffitto venne sostituito da archi a volte a vela.

Portico chiuso con vetrate e armature in ghisa (1854)
Portico chiuso con vetrate e armature in ghisa (1854)

Il Palazzo affittato a terzi

In effetti poi, tra il 1866 e il 1870 il Palazzo della Ragione ospitò la prima sede della Banca Popolare di Milano.

Tra il 1905 ed il 1907, il porticato venne nuovamente riaperto.

Con la rinascita dell’interesse per l’architettura medioevale, gli intonaci che ricoprivano la parte antica dell’edificio furono rimossi, le finestre smurate e il sopralzo abbandonato ad un destino di fatiscenza, ma non eliminato, perché gli spazi interni continuarono ad essere utilizzati.

Dopo i bombardamenti del 1943, essendo andato totalmente distrutto, l’edificio dei Magazzini la Rinascente di Piazza Duomo, il Comune affittò per sette anni l’intero palazzo e parte della Piazza dei Mercanti richiudendo provvisoriamente i portici, per consentire a la Rinascente di continuare l’attività di vendita, in attesa della ricostruzione dell’edificio distrutto. Nel Marzo del 1951, dopo che la Rinascente riprese possesso del palazzo di fianco al Duomo, appena ricostruito, sia la piazza dei Mercanti che il Palazzo, vennero riportati al loro aspetto originale

.Risale invece al 1955, sotto il sindaco Virgilio Ferrari, la sistemazione sotto i portici, di 19 lapidi in bronzo commemorative per i caduti della Resistenza, inaugurate da Ferruccio Parri.

Svuotato il secondo piano nel corso degli anni Settanta in seguito al trasferimento dell’archivio notarile, emersero problemi di staticità dell’edificio. Venne avanzata da più parti, la richiesta di riportare l’edificio all’aspetto originario, demolendo l’antiestetico sopralzo del Croce. La vicenda trovò conclusione nel 1978, quando Marco Dezzi Bardeschi, su incarico del Comune di Milano, restaurò il Palazzo, effettuando il consolidamento strutturale, intervenendo in modo meramente conservativo sulle superfici, sia esterne che interne, salvaguardando, quindi, anche il sopralzo settecentesco; apportò importanti modifiche funzionali, come la realizzazione degli impianti termici, il rifacimento della pavimentazione e l’inserimento nel 1985, della scala di sicurezza esterna, oggetto di tantissime contestazioni per il rifiuto dell’architetto di operare qualsiasi mimetizzazione dell’antiestetica scala esterna in carpenteria metallica e vetro.

Scala di sicurezza del palazzo della Ragione.
Scala di sicurezza del palazzo della Ragione.

Curiosità

L’eco della loggia

La loggia, come sappiamo dai decreti emessi dal duca, veniva usata dai mercanti, come centro del commercio cittadino. I venditori avevano un modo tutto loro di comunicare. Si dice, infatti, che all’epoca i commercianti si ponessero accanto a due colonne poste obliquamente con dei fori per parlarsi e scambiarsi le informazioni sul cartello da rispettare. Quello che ancora oggi è noto come l’eco della loggia, e conosciuto da molti bambini come il gioco del telefono senza fili, è un fenomeno che attira numerosi turisti e curiosi.

La statua di Oldrado da Tresseno

La statua di Oldrado da Tresseno rappresenta uno dei primi monumenti equestri in pietra dell’Europa medievale, e reca, sopra alla figura a cavallo, un’aquila, antico simbolo romano del comando. Nella parte inferiore inferiore della nicchia sono riportati alcuni versi che ricordano ai passanti i meriti del podestà Oldrando, cittadino di Lodi, che costruì il Palazzo e la cui difesa della fede, fu dimostrata con la lotta contro gli eretici Catari.

Anno del Signore 1233. Ad Oldrado di Tresseno podestà di Milano. Tu che percorri gli atrii regali del grande palazzo, sempre ricorderai i meriti del podestà Oldrando, cittadino lodigiano, difensore della fede e della spada, che costruì il palazzo e bruciò i Catari (gli eretici), com’era suo dovere”…

Oldrado da Tresseno
Oldrado da Tresseno

Il Carroccio

Mentre documenti del 1158 e del 1201 confermano la presenza del Carroccio milanese, in tempo di pace, nella chiesa di San Giorgio al Palazzo, altri successivi, fanno esplicito riferimento alla sua presenza nel Palazzo della Ragione.

Nell’epoca dei comuni erachiamato Carroccio, un carro a quattro ruote, del quale si faceva uso quando si usciva a guerreggiare contro i nemici e che durante il combattimento serviva da punto di riferimento e di raccolta. Esso era più alto e più grande dei carri comuni, veniva ricoperto di un grande panno dai colori della città e trainato da uno o più paia di buoi ricoperti anch’essi di una gualdrappa di uguali colori. Nel mezzo di esso si ergeva un’antenna con la croce, che reggeva uno o due stendardi con le insegne della città e una campana. Sul carro prendevano posto un certo numero di trombettieri, i quali, a suon di tromba, davano il segno della marcia o della fermata. Attorno ad esso si ponevano scelte squadre di militi. Con la campana attaccata all’antenna si dava il segnale della battaglia e si richiamavano i più lontani e dispersi. Il Carroccio serviva anche per le funzioni religiose e per ricoverare i feriti. Naturalmente, per il suo carattere di simbolo, la perdita del carroccio in combattimento era la più grave alla quale si potesse soggiacere. In tempo di pace veniva custodito gelosamente spesso nella chiesa maggiore della città, e non veniva tratto fuori se non in qualche rara e solenne occasione. [rif. Cesare MANARESI – Enciclopedia Italiana]

Oltre allo scopo bellico, il Carroccio aveva altre funzioni, che potevano essere espletate anche in tempo di pace I capi delle municipalità, sul Carroccio, potevano prendere decisioni importanti che riguardavano la città, mentre i giudici lo potevano usare come tribunale mobile per emettere le loro sentenze.

La decadenza del Carroccio avvenne nel XIV sec. in seguito all’evoluzione delle tattiche belliche. Quando iniziarono a comparire eserciti più grandi e più manovrabili, i fanti comunali vennero sostituiti dai soldati di ventura, che proprio perchè mercenari, non avevano legami affettivi e di appartenenza alla città.

Affreschi

In occasione dei rimaneggiamenti  tra il 1726 e il 1727, le pareti interne vennero riaffrescate con trofei araldici e stemmi di grandi Casate milanesi alla guida dei diversi tribunali. Pure i seggi dei giudici civici con stemmi gentilizi dei magistrati titolari delle magistrature civiche, quali il Giudice dei dazi, il Giudice delle strade, il Giudice del cavallo, la finta architettura del seggio del Vicario pretorio, tutte opere di Giuseppe Gallo e Gabrio Antonio Bracieri. Verso l’ingresso, è dipinta una cornice, intorno alla lapide che ricorda i lavori di rifacimento del tetto, costituita da un drappo con gli stemmi del Podestà e del vicario di Provvisione, opera di Giovanni Romagnoli.

Nella parte alta delle pareti sono invece presenti, un frammento di una Crocefissione quattrocentesca, evidente presenza di una cappella ricavata nella suddivisione dello spazio in uffici, e alcuni lacerti di affreschi antecedenti, raffiguranti un corteo di cittadini e soldati con i simboli delle porte milanesi.

Sulla facciata, lato piazza dei Mercanti c’era un affresco del Bramantino (1455 – 1530) raffigurante la Madonna col Bambino e due Angeli (forse la sua opera più importante). Nel 1808, questo venne accuratamente distaccato dal muro e trasferito su tela, quindi portato nella Pinacoteca di Brera.. Nel dipinto, sul basamento del trono della Vergine, vi è un motivo con fiori di loto mentre su un gradino retrostante dipinto di rosso, poggiano i due angeli in secondo piano, sullo sfondo di un cielo plumbeo.

Bramantino: Madonna col Bambino e due angeli, Particolare (un affresco riportato su tela) cm. 240 x 135), Pinacoteca di Brera, Milano.
Bramantino: Madonna col Bambino e due angeli, Particolare (un affresco riportato su tela) cm. 240 x 135), Pinacoteca di Brera, Milano.

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