Numerazione teresiana

Quando anche i numeri ‘fanno’ la storia

E’ solo una curiosità, ma sicuramente non sono in tanti a conoscerla.

Girando per Milano, capita, osservando la facciata ed il portone di una vecchia casa, di scoprire la presenza di due numeri civici totalmente diversi fra loro, sia come forma che come numero. Ovviamente una, dev’essere la vecchia numerazione (usualmente scolpita nella pietra), l’altra, quella attuale, la classica targhetta rettangolare grigio scuro, con i numeri bianchi in rilievo (tipica del Comune di Milano).

In effetti, anche se la cosa sembra incredibile, la numerazione delle case e la denominazione delle strade, sono delle pratiche abbastanza recenti, vista la ridotta dimensione della città fino agli inizi dell’Ottocento.

Come si faceva allora a recarsi in una certa casa?

Beh, chi non era del posto, era costretto a chiedere informazioni e colui che rispondeva, non poteva che indicare approssimativamente la vicinanza ad un monumento, alla parrocchia del quartiere di appartenenza, oppure facendo riferimento a caratteristiche particolari dell’edificio che si stava cercando (insegne, balconi, fregi ecc.)

Se non per i monumenti che la contraddistinguevano, Milano, con gli occhi di oggi, era poco più di un grosso centro, con tante piccole borgate disseminate qua e là nell’area, all’esterno del centro storico,  compresa fra le vecchie mura romane e le mura spagnole. Le case in quell’area, erano per lo più isolate e tutta la zona pullulava di monasteri con le loro chiese,  con ampi spazi tutt’intorno, usati come orti o giardini (es. Borgo di Sant’Andrea, Borgospesso, Borgo di Santo Spirito ecc.)

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Le strade avevano un nome solo sulla carta, poichè tale nome non era individuabile dalla presenza di una targa, in corrispondenza della strada.

Furono proprio gli austriaci che, durante il periodo della loro dominazione sul Lombardo-Veneto, avendo la necessità di fare dei controlli capillari sulla popolazione residente, per poter individuare più facilmente i sovversivi, cominciarono a mettere un po’ di ordine in questo settore. Non che Milano facesse eccezione rispetto ad altre località, era semplicemente una ‘consuetudine’ che vigeva ovunque a Vienna, a Parigi, a Berlino ecc., data anche la dimensione ridotta delle città.

Dal 1786 la situazione cambia

Fu infatti nel 1786 che, il ministro austriaco Wilczeck, per disposizione di Giuseppe II, imperatore d’Austria, incaricò il marchese di Chignolo, Ferdinando Cusani Visconti Botta Adorno, allora ‘giudice delle strade’ a Milano, di provvedere all’affissione di una targa, ad ogni angolo di strada, col nome della rispettiva via e di assegnare a tutte le case, un numero civico univoco.

Chi era il Giudice delle strade

Il Giudice delle strade, istituzione già esistente in epoca signorile, era nominato dal vicario e dai dodici di provvisione, ma vincolato all’approvazione e al riconoscimento da parte del Governatore. Era gerarchicamente sottoposto all’autorità del Magistrato straordinario (e in seguito a quello camerale), estendendo la propria giurisdizione a tutto il Ducato. Uno dei maggiori compiti ad esso delegati, consisteva nella compilazione del riparto delle “fatte”, cioè delle tratte di strada la cui manutenzione doveva essere assegnata ai proprietari delle terre che componevano il Contado milanese. Tutti gli ufficiali che dipendevano da lui, erano inoltre autorizzati a curare la pulizia delle strade cittadine e a controllare che le vie, o qualsiasi altro spazio pubblico, non venissero occupati abusivamente.

Come veniva assegnata la numerazione

Il criterio di assegnazione della numerazione era, per noi oggi, tanto singolare, quanto incomprensibile.  Venne chiamata  “numerazione teresiana”, perché utilizzata nel periodo di reggenza di Maria Teresa d’Austria. Il criterio adottato era quello chiamato ‘sistema progressivo unico’.

La particolarità del criterio stava in questo: assumendo che il num. 1, venisse, convenzionalmente, attribuito al Palazzo Reale (centro del potere politico), ed anche centro della città,  si procedette alla numerazione  degli edifici in senso circolare antiorario, secondo una spirale ideale, che s’allargava man mano dal centro, verso la periferia, entro la cerchia delle mura spagnole. Infatti, osservando attentamente, oggi capita di trovare in centro, edifici d’epoca, con una numerazione bassa, mentre man mano che ci si allontana dalla zona centrale, la numerazione sale progressivamente.

Spesso, andando in giro, tante case d’epoca, che dovrebbero avere la doppia numerazione, hanno solo quella attuale, perché i proprietari di allora, insofferenti del regime austriaco, hanno provveduto cancellarne la memoria, non appena se ne sono andati dalla città.

La documentazione della ‘Pianta di Milano’, pubblicata nel 1787, riporta come ultimo numero il 5314. Quindi sino ad allora, si può dire che Milano avesse in tutto, 5314 case.

La nuova numerazione nel 1830

Quarantatré anni dopo, nel 1830, venne fatto un nuovo censimento municipale che riordinò i numeri civici progressivi, arrivando a contare 5628 case.  Questo sistema, essendo Milano una città a pianta ‘circolare’, poteva sicuramente essere valido per censire capillarmente tutte gli edifici esistenti, a scopi puramente catastali, congelando la situazione ad una certa data.  La cosa assurda di questo sistema, è che nessuno ha tenuto conto che la città era in continua trasformazione. Per cui, la costruzione di un nuovo edificio fra due già esistenti, lungo la medesima strada, comportava automaticamente, secondo questo sistema, l’assegnazione di un nuovo numero civico non coerente con quelli già attribuiti alle due case vicine (si usava la numerazione progressiva, come si usa oggi, per le targhe delle automobili). Quindi poteva capitare, camminando per strada, di trovare un numero civico totalmente sballato fra due numeri progressivi consecutivi (es.  750-4867-751). Pura follia! Ci vollero diversi anni prima che, a qualcuno, venisse la luminosa idea di attribuire alla nuova costruzione, sorta fra altre due esistenti, la numerazione di una delle due, con l’aggiunta di una lettera (es. 750-750A-751

La numerazione attuale fatta dopo l’unità d’Italia

Fu solo dopo l’Unità d’Italia, che, nel 1866, di fronte alla obiettiva difficoltà che tale sistema numerazione progressiva comportava, si decise di adottare il sistema di numerazione attuale, decisamente più semplice ed efficiente. Questo, anche in considerazione del fatto che, con la soppressione, nel periodo napoleonico, di diversi ordini religiosi, nel tempo si era reso disponibile un amplissimo patrimonio immobiliare da gestire in maniera più semplice. Il sistema attuale prevede una numerazione per via, con i numeri pari sulla destra, venendo dal centro.

A Venezia resta la numerazione teresiana

In tutto il Lombardo-Veneto sotto dominazione austriaca, solo Venezia ha incredibilmente mantenuto invariata a tutt’oggi la vecchia numerazione teresiana ripetuta per i sei Sestieri (San Marco, Cannaregio, Castello, Dorsoduro, Santa Croce, San Polo) più la Giudecca. Per questo motivo. è così difficile raccapezzarsi per la città alla ricerca di un indirizzo, persino per i postini, che impazziscono quando devono recapitare la corrispondenza!

Ma Venezia è sempre Venezia …  ed è anche questa piccola ‘diversità’, oltre ovviamente alla bellezza dei suoi canali, dei suoi ponti e dei suoi monumenti, che contribuisce a renderla unica!


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