caravaggio

Michelangelo Merisi detto Caravaggio. Arte, Vita e Misteri

Ritratto Caravaggio 1621. Ottavio Leoni (1578-1630) carboncino nero e pastelli su carta blu

Milano 29 settembre 1571 – Porto Ercole (?) 18 luglio 1610

Un Genio milanese della pittura tra arte, violenza e misteri
La vita di questo genio della pittura fu, fin dalla nascita, un susseguirsi di fatti che lo resero protagonista di una storia breve ma intensa, passando tra risse, omicidi, prigionie, fughe e misteri. I suoi dipinti e la sua persona sono entrati nella cultura popolare tanto che fu stampata una banconota da 100.000 lire messa in circolazione dal 1994 al 1998, prima dell’introduzione dell’euro (1° gennaio 2002) ,sulla quale figuravano, oltre al suo ritratto, anche due dipinti Canestra di Frutta e La Bona ventura .

In tanti, nel corso di anni, si sono cimentati a raccontare la vita di Michelangelo Merisi (detto Caravaggio) sia come personaggio sia come un autentico genio della pittura del periodo del Rinascimento che in Italia si sviluppò tra i primi anni del quattrocento fino ai primi decenni del secolo XVI.

Renato Cipriani , di Spoleto, un amico appassionato di storia dell’arte e studioso della vita e delle opere di personaggi del mondo dell’arte, attraverso una ricerca tutta personale , ma molto approfondita e dettagliata su Caravaggio, come uomo e come artista, mi offre l’opportunità di elaborare un articolo, che ha del romanzesco, su un pittore milanese conosciuto in tutto il mondo.
Consultando diverse biografie ( sia dell’epoca che più recenti) , documenti, libri, ha verificato alcune incongruenze che hanno contribuito a sollevare perplessità personali, ma condivise da varie fonti, su luogo e data di nascita in primis, morte (dove, come, perché), ritrovamento dei resti (ossa, sono veramente del Merisi?)

Biografi

Caravaggio ha lasciato pochi documenti personali di sua mano ma le interpretazioni dei suoi dipinti da parte di generazioni di storici dell’arte, combinate con informazioni d’archivio recentemente scoperte, forniscono una ricca storia dell’uomo e del suo tempo
Le notizie su di lui furono essenzialmente scritte da tre biografi: Giulio Mancini, Giovanni Battista Baglione (suoi contemporanei) e Giovanni Bellori
Giulio Mancini (Siena, 1558 – Roma, 1630). Senese, si trasferì a Roma nel 1592, per intraprendere la carriera di medico (nel 1623 divenne medico personale di Papa Urbano VIII). Nel 1620 scrisse “Considerazioni sulla pittura”.
Giovanni Battista Baglione (Roma 1566 – Roma 1643). Pittore molto apprezzato dalla società e dal clero romano, tentò di imitare lo stile di Caravaggio, ma da questo disprezzato e deriso .( La rivalità tra i due sfociò in un famoso processo). Noto per aver scritto”Le vite de’ pittori, scultori e architetti dal pontificato di Gregorio XIII del 1572 in fino a tempi di Papa Urbano VIII nel 1642″ su circa 200 artisti della sua epoca: nel capitolo inerente Caravaggio la sua vecchia animosità verso il pittore lombardo emerge quasi in ogni riga.

Giovanni Battista Baglione (Roma 1566-1643) Biografo

Giovanni Pietro Bellori (Roma 1613 – Roma 1696). Nella sua opera “Le vite dè pittori, scultori et architetti moderni” del 1672 (basata su quella di Baglione ma molto più dettagliata), sebbene non contemporaneo di Caravaggio, ebbe modo di vedere tutte le sue opere romane, e non fu particolarmente benevolo nei suoi confronti perché, secondo lui, la pittura di Caravaggio, tropo realista e cruda, non idealizzava a sufficienza l’ispirazione fornita dalla Natura.

Giovan Pietro Bellori (Roma 1613/1696) Scrittore e biografo

L’arte di Caravaggio

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Molti dipinti colpiscono per la drammatica e sapiente manipolazione del chiaroscuro, un’arte innovativa riconosciuta come il ponte tra lo stile manieristico-sentimentale come Raffaello, Michelangelo Buonarroti, Tiziano e lo splendore del barocco di Rubens e Rembrandt.

Realizzava le sue opere senza disegni preliminari e solo con modelli veri, dalla vita piuttosto libertina alcuni dei quali ricorrenti in diversi dipinti come Mario Minniti e Cecco Boneri. Per i ruoli femminili si serviva di prostitute alcune di alto bord, o come Anna Bianchini (detta Annuncia la Rossa), Maddalena Antognetti (detta Lena) Fillide Melandroni (della quale si invaghì) molto ricercate dai potenti romani.

Mario Minniti. Modello e amico (forse anche amante), utilizzato in 10 opere
Cecco Boneri, modello che appare in 7 opere

I Misteri

Mentre luogo e data di nascita sono state accertate attraverso il ritrovamento di documenti originali avvenuti in anni recenti , per quello che riguarda il luogo della morte e i resti ritrovati (ossa) esistono ancora dei punti di domanda che Cipriani, sempre a suo parere personale, e di altri storici , espone in modo altamente dubitativo

Luogo di nascita: Milano. I precedenti

Un punto interessante è la certezza che Michelangelo Merisi era nato a Milano e non a Caravaggio ( cittadina lombarda in provincia di BG) come risulta nella nota originale della relativa al giorno del battesimo 30 gennaio 1571 scoperto per caso il 14 febbraio del 2007 da Vittorio Pirani , semplice dilettante appassionato di storia dell’arte. Scartabellando tra i registri della parrocchia di Santo Stefano in Brolo, in pieno centro di Milano (ora Santo Stefano Maggiore), pescò casualmente la seguente annotazione nel volume degli anni 1564-1577 relativa al mese di settembre 1571:

Chiesa Santo Stefano in Brolo. incisione del 1745
atto di battesimo di battesimo 30 settembre 1571

Adi 30 fu batz.o Michel angelo f. de d. fermo merixio et d. Lutia de oratoribus / compare d. fran.co sessa
(oggi 30 fu battezzato Michelangelo, figlio del signor Fermo Merisi e della signora Lucia Aratori, compare il degli anni 1564-1577, relativa al mese di Settembre 1571 signor Francesco Sessa)


Tutti i dubbi che, almeno in parte, lo stesso Michelangelo aveva contribuito a far sorgere dichiarando, durante un interrogatorio a Malta, di essere nato a Caravaggio, sono stati finalmente risolti. Quindi, in mancanza di altra documentazione, è stato definitivamente accertato che Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, nacque a Milano il 29 settembre 1571 e non nel paese bergamasco Caravaggio come si era creduto fino al 2007
I genitori ebbero altri tre figli, due maschi e una femmina, tutti nati a Milano.

Data di nascita: 29 settembre 1571 – I precedenti

Anche la data di nascita presentava dei dubbi e fu oggetto di ricerche che attestassero l’esatto giorno della nascita del pittore . Si credette che Caravaggio fosse nato nel 1569 come scrisse il biografo Giovanni Bellori (Roma 1566-1643). Per l’irreperibilità di altra documentazione ufficiale, questa fu creduta la data nascita, fin quando al principio del Novecento, lo storico e critico d’arte Roberto Longhi (1890-1970) scovò tra le Inscriptiones del giureconsulto amico di Caravaggio, Marzio Milesi, questo epitaffio in lingua latina:

MICH. ANGEL. MARISIUS DE CARAVAGGIO / EQUES HIEROSOLIMITANUS / NATURAE AEMULATOR EXIMIUS / VIX ANN. XXXVI M. IX D. XX / MORITUR XVIII IULII MDCX”
“Michelangelo Merisi da Caravaggio … esimio emulo della natura visse 36 anni, 9 mesi e 20 giorni ed era morto il 10 luglio 1610

La data di nascita andava quindi posticipata al 1573 universalmente accettata tanto che nel 1973 iniziarono le celebrazioni per i 400 anni dalla nascita del pittore. Un dubbio emerse quando, nello stesso anno, la storica d’arte Mia Cinotti scoprì l’atto di nascita del fratello (secondogenito) di Michelangelo, Giovan Battista Merisi: Milano 21 novembre 1572.

Questa scoperta sconvolse le certezze. Il 1573 veniva automaticamente eliminato: poiché i genitori si erano sposati nel gennaio del 1571 il primogenito Michelangelo doveva essere nato tra la fine del 1571 e l’inizio del 1572.

Basandosi su questi dati certi nel 1985 lo studioso caravaggesco Maurizio Calvesi stabilì definitivamente che la data della nascita di Caravaggio era il 29 settembre 1571 (da escludere logicamente il 29 settembre del 1572)

Milano e Caravaggio

Nel 1584, a soli tredici anni, Merisi inizia la sua carriera artistica come allievo alla bottega milanese del pittore Simone Peterzano (BG 1540-MI 1599), una fortunata occasione che gli ha permesso di frequentare il Convento domenicano di Santa Maria delle Grazie dove poteva studiare il Cenacolo di Leonardo dipinto novant’anni prima. Peterzano affidava al giovane e promettente allievo alcuni interventi sugli affreschi e tele che stava realizzando nelle varie Chiese di Milano

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I quattro anni di scuola (1584-1588) presso la Bottega del maestro Peterzano , erano parte di un contratto voluto dalla madre di Caravaggio, Lucia, che aveva intuito le doti del ragazzo . ( Il marito e altri familiari morirono nel 1577 colpiti dalla peste di Milano del 1576-1577, chiamata Peste di San Carlo). In cambio di vitto e alloggio, Merisi doveva corrispondere a Peterzano 24 scudi d’oro all’anno e lavorare in esclusiva.

Scudo è il nome di alcuni tipi di moneta sia d’oro che d’argento. Fu così chiamato perché le prime recavano lo stemma nobiliare dell’autorità che le aveva emesse. L’utilizzo del nome si diffuse al di fuori dei confini francesi.

La permanenza a Milano durò fino al 1588. La madre, vedova dal 1577, decise di ritornare a Caravaggio con i quattro figli . Alcune fonti dell’epoca scrissero che si sia trattato di una fuga in quanto Michelangelo Merisi (primogenito), era spesso coinvolto in episodi criminosi per motivi mai chiariti e discordanti. Di certo era stato in prigione per un anno, forse per una puttana sfregiata, per un gentiluomo ferito, per sbirri ammazzati o più semplicemente testimone di un assassinio per non aver parlato. A Milano non tornerà mai più.

Opere esposte a Milano

Delle tante opere , eseguite per la maggior parte a Roma, a Milano ne sono esposte solo due Canestra di Frutta e Cena in Emmaus

Canestra di frutta (Fiscella)

Canestra di Frutta (1594-1599) il quadro visto alla Pinacoteca Ambrosiana

Unica Natura Morta , senza figure, donata dal Cardinale Del Monte a Federico Borromeo
Come per le figure, riprese sempre dal vero, anche nelle tele con la presenza di frutta, Merisi copiava dall’originale e senza disegni preliminari. La frutta compare in almeno 12 dipinti , dal 1592 al 1603.

Cena in Emmaus

Cena in Emmaus (1605/1606) Pinacoteca di Brera

Con questo titolo esistono due opere.
Il dipinto presente alla Pinacoteca di Brera (1606) è la seconda versione dopo quella del 1601-1602, più famosa, presente alla National Gallery di Londra.
Questo, pervenuto a Brera nel 1939, ( dono dell’Associazione Amici di Brera), fu realizzato nei feudi dei suoi protettori Colonna (a Napoli), subito dopo essere scappato da Roma per l’assassinio di Tomassoni Ranuccio,

Roma e Caravaggio

Dopo la morte della madre (1590) nel 1592 Merisi si trasferisce a Roma dove rimarrà fino al 1606 quando fu costretto a una lunga e drammatica fuga a seguito della condanna a morte (decapitazione) per il delitto di Tomassoni Ranuccio avvenuto il 28 maggio 1606. Iniziano così quattro anni di fughe: Napoli, Malta,Sicilia dove si ferma a Siracusa, Messina, Palermo poi di nuovo a Napoli. Anche in questo vagabondare non smetterà di dipingere e a realizzare opere che gli verranno commissionate o che farà per libera scelta.

Gli anni romani di Caravaggio sono costellati di guai con la legge, quasi sempre superati per l’intervento dei suoi protettori, prima il Cardinale Francesco Maria Del Monte e poi Vincenzo Giustiniani.
I primi anni non sono dei più felici, non ha risorse economiche se non quelle dalle vendite dei dipinti, per pochi spiccioli, a rigattieri e venditori di quadri.
Il primo a notare Caravaggio fu proprio il Cardinale Francesco Maria Del Monte, che nonostante l’aspetto del popolano , dello smargiasso di strada, dall’attaccabrighe, frequentatore di osterie , intuisce la stoffa dell’artista e intorno al 1595 acquista per se il dipinto I Bari, e lo accoglie nella sua residenza a Palazzo Madama.
Iniziava così il periodo artistico più prolifico e proprio a Roma realizzerà la gran parte delle opere, molte delle quali con soggetto religioso molte altre di genere tra le quali, “I Bari “ e “La Buona Ventura”


Questi due dipinti sono molto significativi per capire la Roma del 600, rispecchiavano la vita reale e l’ambiente romano dell’epoca [vedi nota 1]

Delitto Tomassoni, Roma 9-29 maggio 1606

Ma poi tutto si complica: è il gravissimo fatto di sangue del 28 maggio 1606 cui neanche i suoi influenti amici riuscirono a porvi rimedio. Tutto quello che aveva combinato in passato, la frequentazione di note prostitute, il ridicolo processo Baglione, gli irrispettosi sberleffi, liti frequenti, al confronto erano bazzecole, inezie da poco .
E’ stato l’episodio chiave che ha segnato definitivamente la vita ed il destino di Caravaggio. Durante una partita di pallacorda in Campo Marzio, nei campi presso Palazzo Firenze (dove esiste tuttora via della Pallacorda) si affrontano due squadre di quattro giocatori ciascuna: una è capeggiata da Caravaggio, l’altra da Ranuccio Tomassoni, giovane ternano. Il gioco degenera per qualche punto conteso e i giocatori vengono alle mani: Caravaggio rimane ferito ma uccide Tomassoni. Il Baglione descrive così la rissa

“Fu Michelagnolo, per soverchio ardimento di spiriti, un poco discolo, e tal’ hora cercava occasione di fiaccarsi il collo, o di mettere a sbaraglio l’altrui vita. Pratticavano spesso in sua compagnia huomini anch’ essi per natura brigosi: et ultimamente affrontatosi con Ranuccio Tomassoni giovane di molto garbo, per certa differenza di giuoco di palla a corda, sfidaronsi, e venuti all’ armi, caduto a terra Ranuccio, Michelagnolo gli tirò d’ una punta, e nel pesce della coscia feritolo il diede a morte. Fuggirono tutti da Roma

In questa frase c’è un dettaglio molto importante: …nel pesce della coscia feritolo…, mentre tutte le cronache dell’epoca parlano di una generica ferita alla coscia di Ranuccio, questo particolare chiarisce la causa della morte: Il pesce della coscia non è altri che il pene del ragazzo; probabilmente Caravaggio, ferito lui stesso, volle infierire per umiliare il suo borioso avversario. Forse voleva solo procurargli uno sfregio sul pene con un colpetto della punta della spada, una specie di sberleffo alla sua virilità, ma il colpo probabilmente recide un’arteria, e Ranuccio muore dissanguato.

Le questioni di gioco erano certamente un pretesto: tra i due esisteva già da tempo una fortissima rivalità, inasprita dal comune interesse per la bella Fillide Melandroni, prostituta senese trasferita a Roma giovanissima, una delle modelle preferite da Caravaggio e, quasi certamente sua amante, mentre Tomassoni era il suo protettore. Un precedente episodio conferma il cattivo sangue che esisteva tra i due: Caravaggio fu aggredito da Ranuccio mentre passeggiava in compagnia di amici nei pressi della casa della famiglia Tomassoni. I due si erano battuti da soli e il pittore era rimasto ferito. Intervennero a quel punto il capitano Petronio, amico di Caravaggio, ed il fratello di Tomassoni, Giovan Francesco.
Alla vista del sangue fuggirono, Michele cerca rifugio presso il Cardinale Del Monte, ma questa volta il fatto è troppo grave: l’ucciso apparteneva ad una famiglia molto importante e ben vista dal papa.

La permanenza nella città eterna non era più possibile: ad aiutare Caravaggio a fuggire da Roma fu il principe Filippo I Colonna che gli offrì asilo all’interno di uno dei suoi feudi laziali di Marino, Palestrina, Zagarolo e Paliano. Il nobile romano mise in atto una serie di depistaggi, grazie anche agli altri componenti della sua famiglia che testimoniarono la presenza del pittore in altre città italiane, facendo così perdere le tracce del famoso artista.

La fuga

Napoli 1606-1607 Primo periodo

Il verdetto del processo, con Caravaggio contumace, fu pesantissimo: condannato alla pena di morte per decapitazione. Chiunque lo avesse riconosciuto nel territorio papale aveva libertà di arrestarlo e di fare eseguire la condanna. Questo lo condizionò talmente che nei dipinti dell’artista lombardo, cominciarono ossessivamente, a comparire personaggi giustiziati con la testa mozzata, spesso suo macabro autoritratto. Alla fine del 1606 Caravaggio, che non si sentiva al sicuro entro i possedimenti papali, preferì cambiare aria per spostarsi a Napoli ospite di un ramo collaterale della famiglia: i Carafa-Colonna, importanti membri dell’aristocrazia napoletana.
Accolto a Napoli con tutti gli onori passò un periodo felice e prolifico ricevendo molte e ben remunerate commissioni. Su tutte Le sette opere di Misericordia e la Madonna del Rosario

Napoli, 1607, Madonna del Rosario Kunsthistorisches Museum, Vienna

Malta 1608-1609

Nel 1607, Michelangelo partì da Napoli per recarsi a Malta entrando, sempre tramite i buoni uffici dei Colonna, in contatto con il Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni, Alof Wignacourt, a cui il pittore fece anche un ritratto. Suo obiettivo era diventare Cavaliere in modo da ottenere l’immunità. Scrive il Bellori:

“Era il Caravaggio desideroso di ricevere la Croce di Malta solita darsi per gratia ad huomini riguardevoli per merito, e per virtù, fece però risoluzione di trasferirsi in quell’Isola, dove giunto fu introdotto avanti il Gran Maestro Vignacourt Signore Francese. Lo ritrasse in piedi armato e a sedere nell’habito di Gran Maestro, conservandosi il primo ritratto nell’armeria di Malta. Laonde questo Signore gli donò in premio la Croce… E per la Chiesa di San Giovanni gli fece dipingere la decollazione del Santo caduto à terra…“

La Decollazione di S.Giovanni Battista (1608), La Valletta

Si trattava del dipinto “Decollazione di San Giovanni Battista”, il suo quadro più grande per dimensioni, tuttora conservato nella Cattedrale di La Valletta, e l’unica opera da lui firmata.
Caravaggio era riuscito nel suo intento e il 14 luglio 1608, dopo un anno di noviziato, fu investito della carica di Cavaliere di grazia, di rango appena inferiore rispetto a quello dei Cavalieri di Giustizia che potevano essere solo di origine aristocratica.

Insomma aveva raggiunto una posizione di alto prestigio e di benessere dipingendo anche altre opere ma evidentemente non riusciva a restare fuori dai guai e nello stesso anno si cacciò in un altro brutto pasticcio. Fu arrestato ma il motivo esatto del suo arresto non fu mai chiarito: secondo Bellori mancò di rispetto ad un Cavaliere di Giustizia, superiore a lui, mentre altre fonti asseriscono che fosse giunta la notizia della sua condanna alla pena capitale.

Qualsiasi fosse stata la causa cadde immediatamente in disgrazia e venne arrestato su istanza del procuratore fiscale dell’ordine maltese. Fu rinchiuso nel carcere di Sant’Angelo a La Valletta, da dove il 6 ottobre 1608 riuscì incredibilmente ad evadere e a fuggir da Malta (forse con l’aiuto di Frà Antonio Martelli, un cavaliere cui fece pure un ritratto). Il 6 dicembre fu espulso dall’Ordine con disonore come membro fetido e putrido.

La sentenza dell’espulsione dell’Ordine venne letta nella Cattedrale proprio di fronte al suo San Giovanni! Ma lui oramai era uccel di bosco!
“extra Ordinem et consortium nostrum, tamquam membrum putridum et foetidum eiectus et separatus fuit” (liber Conciliorum, 103)”

Insomma volente o nolente, i guai se li attirava sempre ed ogni volta che sembrava aver ottenuto, per l’eccezionale arte una ottima posizione gli accadeva qualcosa che lo costringeva ad abbandonare tutto!

Sicilia 1608-1609

Siracusa, Messina, Palermo, sono le tre città siciliane dove Caravaggio riparò subito dopo l’evasione dal carcere di Malta, avvenuta il il 6 ottobre 1608. In ogni città ebbe modo di ottenere commissioni che gli permisero di continuare il suo lavoro di artista.

A Siracusa fu ospite di Mario Minniti, il suo amico di vecchia data degli gli anni romani ove ottenne, con la mediazione dell’amico, diverse committenze, tra le quali la pala d’altare del Sepellimento di Santa Lucia (Patrona della città).

Siracusa, 1608 ,Seppellimento di Santa Lucia. Chiesa di Santa Lucia alla Badia

A Messina alcune opere andarono perdute dopo il terremoto del 1908, incolumi sono rimaste l’Adorazione dei pastori e La Resurrezione di Lazzaro, ora al Museo Regionale di Messina.

Resurrezione di Lazzaro, 1609, Museo Regionale di Messina

A Palermo si ipotizza un soggiorno nel 1609 dove dipinse La Natività per l’Oratorio della Compagnia di San Lorenzo. Adesso il quadro non c’è più, è stato trafugato nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969, e forse irrimediabilmente perduto. Lo spazio è ora occupato da una copia fotografica.

Palermo, 1609, Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, trafugato nel 1969, mai più ritrovato

La sua cattiva fama e le maldicenze, giustificate o meno, lo perseguitavano. Il messinese Francesco Susinno (1670-1739) ne “Le vite de’ pittori messinesi e di altri che fiorirono in Messina” così lo descrive:

Fu un uomo inoltre astratto, inquieto, poco accorto nella sua vita, e molte volte andava a letto vestito e col pugnale al fianco che mai lasciava; per l’inquietudini dell’animo suo più agitato che non il mare di Messina colle sue precipitose correnti che or salgono or scendono… Vestiva mediocramente, armato sempre, che tosto sembrava uno sgherro che un pittore. Era così scimunito e pazzo che non può dirsi di più… andava perduto nei giorni festivi appresso a un certo maestro di grammatica detto don Carlo Pepe: guidava questi li suoi scolaj a divertimento verso l’arsenale. (…) In tal luogo Michele andava osservando gli atteggiamenti di que’ ragazzi scherzanti per formarne le sue fantasie. Insospettitosi di ciò sinistramente quel maestro, ispiava perché sempre gli era di attorno. Questa domanda disgustò fieramente il pittore, e quindi in tal ira e furore trascorse che, per non perdere il nome di folle, die’ a quell’uomo dabbene una ferita in testa”

Occorre però chiarire che la biografia del Susinno è del 1724 (quindi oltre 120 anni dopo la morte di Caravaggio!) per cui è certamente meno attendibile di quelle dei suoi predecessori romani: sicuramente basata più su aneddoti e sui “si dice”, piuttosto che su fonti attendibili.

Secondo periodo napoletano 1609-1610

Alla fine dell‘estate del 1609 Caravaggio torna a Napoli dove, ospite presso la marchesa Costanza Colonna, riprende a dipingere realizzando diverse opere tra cui la Salome con la testa di Battista che voleva inviare a Malta per farsi perdonare.
“… cercando insieme di placare il Gran Maestro, gli mandò in dono una mezza figura di Herodiade con la testa di San Giovanni nel bacino, Non gli giovarono queste sue diligenze; perchè fermatosi egli un giorno, sù la porta dell’hosteria del Ciriglio, preso in mezzo da alcuni con l’armi, fù da essi mal trattato, e ferito nel viso…” (Bellori)

Locanda del Cerriglio, Napoli. Una delle più antiche e famose taverne di Napoli, già nota dalla fine del 1300 , frequentata da nobili in cerca di avventure con il “popolino” quali prostitute e artisti desiderosi di fama, divertimento e trasgressione. Caravaggio era solito frequentare il Cerriglio dove, nell’ottobre del 1609 all’uscita, fu aggredito e ferito gravemente. Le ipotesi sono diverse, una delle quali potrebbe essere stata un’azione voluta dal Gran Maestro dell’ordine dei Cavalieri di Malta  Alof de Vignacourt, con lo scopo di ucciderlo  per il suo comportamento non consono alle regole dell’ordine dei Cavalieri

Intanto a Roma il Cardinale Gonzaga, con l’aiuto del cardinale Scipione Borghese, nipote di Paolo V, sta intercedendo presso il papa per fargli ottenere la grazia e il permesso di tornare nella capitale.

Ritratto di Gentiluomo, Cardinale Scipione Borghese, 1598, Musei Senesi, Montepulciano

La morte di un Genio dell’arte- I precedenti

Dove, Come, Perché
Su questo punto Renato Cipriani, basandosi su un attento esame tra biografie, documenti e fatti anche storici, si pone degli interrogativi e li espone in modo chiaro in una ricerca, a mio parere, molto interessante. In effetti, seguendo attentamente la descrizione, qualche perplessità è giustificata.

Cosa gli accadde davvero forse non si saprà mai. Perché? Di certo sappiamo che Michelangelo Merisi da Caravaggio chiuse il suo percorso terreno sulla costa tirrenica a nord di Roma. Molte fonti ufficiali, tra cui i maggiori studiosi e storici d’arte , danno per assodato che la sua morte avvenne a Porto Ercole (monte Argentario in Toscana) Mentre è stata accertata la data della morte il 18 luglio 1610, i dubbi rimangono sul luogo , sulle cause e sul ritrovamento dei resti (ossa).
Ma andiamo con ordine:

A Napoli, Caravaggio, mentre era ospite della marchesa Costanza Colonna, nel luglio 1610, giunse da Roma la notizia che, per intercessione dei suoi potenti amici, la richiesta di grazia stesse per essere accolta. Caravaggio deciderà di ritornare subito a Roma.

Si imbarca su una feluca, ( imbarcazione a vela di piccole dimensioni ), che da Napoli era diretta a Porto Ercole, allora presidio spagnolo. Con i suoi bagagli porta con se tre tele: “San Giovannino Battista” (oggi alla Galleria Borghese a Roma), “San Giovanni disteso” (collezione privata a Monaco di Baviera) e “Maddalena in estasi” (anche questa finita in collezione privata).

San Giovannino Battista (1610) galleria Borghese, Roma
San Giovanni Battista disteso (1610), collezione privata a Monaco di Baviera
Modella Maddalena Antognetti (detta Lena) , Maddalena in estasi (1606/1610?) collezione privata, Roma


La feluca fa tappa a Palo (circa quaranta km a nord di Roma) che quasi certamente è la meta di Caravaggio e dove il pittore scende: è qui che tutto diventa fumoso. Secondo quanto riportato l’artista viene bloccato ed imprigionato. Ecco quanto riferiscono i suoi biografi:

“…sulla spiaggia fu in cambio fatto prigione, e posto dentro le carceri, ove per due giorni ritenuto, e poi rilassato…” (Baglione)

“…pervenuto alla spiaggia, la guardia Spagnuola, che attendeva un altro cavaliere, l’arrestò in cambio, e lo ritenne prigione. E se bene fù egli rillasciato in libertà, non però rividde più la sua feluca, che con le robbe lo conduceva…” (Bellori)

Orbene, Baglione era contemporaneo di Merisi e le sue sono notizie certe, il Bellori invece scrisse la biografia molti anni dopo e riporta una inesattezza storica. Palo era un feudo degli Orsini in territorio papale. Quindi cosa c’entrava lo guardia spagnola?
Comunque, almeno fino allo sbarco a Palo, i fatti combaciano poi la storia si fa confusa e, quasi certamente, alterata!

Michelangelo sbarca a Palo, e questo è certo, ma quello che è accaduto in seguito rimane un mistero.
Sembra che, appena sbarcato venisse fermato, forse per un scambio di persona. Arrestato e trattenuto per un giorno o due: ma la feluca non lo aspetta e prosegue il viaggio per Porto Ercole dove era diretta, per poi tornarsene a Napoli carica del bagaglio dell’artista contenente anche le tre tele che vengono consegnate e prese in custodia dai Colonna.

“…più la felluca non ritrovava, sì che postosi in furia, come disperato andava per quella spiaggia sotto la sferza del Sol Leone a veder se poteva in mare ravvisare il vascello che le sue robe portava. Ultimamente arrivato in un luogo della spiaggia, misesi in letto con febbre maligna; e senza aiuto humano tra pochi giorni morì malamente, come appunto male havea vivuto…” (Baglione)

“…onde agitato miseramente da affanno, e da cordoglio, scorrendo il lido al più caldo del Sole estivo, giunto a Porto Hercole, si abbandonò, e sorpreso da febbre maligna, morì in pochi giorni…” (Bellori)

Secondo la versione ufficiale, piuttosto incredibile, quando Merisi viene finalmente liberato, forse sborsando una considerevole somma, cerca di raggiungere Porto Ercole, distante da Palo oltre 40 miglia (circa 100 Km…), per tentare di recuperare le sue preziose opere.

In preda a febbre malarica, dopo quel lungo viaggio, viene ricoverato presso l’ospedale di Santa Maria Ausiliatrice dove muore il 18 luglio 1610: cosa attestata dai registri della parrocchia di Sant’Erasmo a Porto Ercole, dove, in un libro dei conti (?) del 1656, viene rinvenuto nel 2001 un “presunto” atto di morte di Caravaggio che cita testualmente

“A dì. 18 luglio 1609 nel ospitale di S. Maria Ausiliatrice morse Michel Angelo Merisi da Caravaggio dipintore per malattia”.

Tuttavia fino a pochi anni fa c’era la convinzione che fosse morto sulla spiaggia della Feniglia, (lunga 7 km, è una delle due strisce di sabbia che collegano l’Argentario con la terra ferma: una stele ricorda l’evento). Altra stranezza: ad una prima lettura salta subito agli occhi che l’anno citato è 1609 e non 1610, tuttavia sembra che l’errore sia dovuto al fatto che nell’area di Porto Ercole, al tempo non fosse ancora stato introdotto il calendario gregoriano, oppure potrebbe trattarsi di una svista di trascrizione.

La notizia della sua morte provoca sconcerto a Roma: Scipione Borghese (fatto Cardinale a 29 dallo zio Papa Paolo V) protettore di molti artisti e ambizioso collezionista, preoccupato per la sorte delle tre tele che aspettava, incarica il vescovo di Caserta, Deodato Gentile, di indagare. Il vescovo il 29 Luglio 1610 gli scrive:

“il povero Caravaggio non è morto in Procida, ma a Port’Hercole, perché essendo capitato con la felluca, in quale andava a Palo, ivi da quel capitano fu carcerato, e la felluca in quel romore tiratasi in alto mare se ne ritornò a Napoli. Il Caravaggio restato pregione, si liberò con un sborso grosso di denari, e per terra, e forsi a piedi si ridusse sino a Port’Hercole, ove ammalatosi ha lasciato “la vita…”

L’arresto del Caravaggio a Palo era chiaramente organizzato e la mitica feluca non raggiunse mai Porto Ercole, ma da Palo fece ritorno a Napoli, attesa dalla marchesa Costanza Colonna alla quale vennero consegnate le tele.

Inoltre il duca di Urbino, avendo versato un congruo anticipo per una Madonna con Bambino, cerca di avere notizie ma, purtroppo per lui il quadro non fu mai dipinto. Le lettere degli informatori a lui indirizzate confermano solo la notizia del decesso:

“Si è havuto avviso della morte di Michel Angelo Caravaggio, pittore famoso et eccellentissimo nel colorire e ritrarre dal naturale, seguita di suo male in Port’Ercole” (28 luglio 1610).

“È morto Michel Angelo da Caravaggio, pittore cellebre, a Port’Ercole, mentre da Napoli veniva a Roma per la grazia di Sua Santità fattali del bando capitale che haveva” (31 luglio 1610).

Resta quindi certa la data della morte ma rimangono grossi interrogativi sia sul luogo che sulle cause del decesso, interrogativi che purtroppo rimarranno quasi certamente senza risposta. La documentazione disponibile è così piena di incongruenze che i dubbi sulla versione ufficiale restano fortissimi e portano a pensare all’ insabbiamento di un omicidio “di stato” piuttosto che ad una morte per cause naturali.

In base alle ricerche di Renato Cipriani sulle cause della Morte di Michelangelo, si rimanda alle note relative alle sue perplessità e ai tanti punti interrogativi riscontrati [vedi nota 2]

Il ritrovamento delle “presunte” ossa

Un altro punto interrogativo, secondo quanto oggetto di studio e ricerche di Renato Cipriani, rimane sul ritrovamento delle ossa di Caravaggio.,

In occasione dei 400 anni dalla sua morte, avvenne la (presunta) sensazionale scoperta dei suoi resti. Dove? A Porto Ercole…, ovviamente. Perché presunta? Vediamo: agli inizi del 600 a Porto Ercole gli stranieri di misere condizioni venivano sepolti nel cimitero di San Sebastiano e pure Michelangelo Merisi, ammesso e non concesso che fosse morto davvero in maremma , venne sepolto in quella landa .

Partendo da questo presupposto una equipe di ricercatori e scienziati iniziarono le ricerche decisi di trovarne i resti: nel 2009 iniziarono le analisi dei resti selezionando le ossa contenute in una cripta di Porto Ercole dove , secondo le fonti ufficiali, era il luogo della morte e della sepoltura .

Nel 1956 a causa dei lavori per l’ampliamento della strada di accesso al paese, gli scheletri dell’antico camposanto vennero trasferiti in una cripta dell’attuale cimitero, e qui si sono concentrate le ricerche del gruppo di scienziati.
Dopo aver sondato anche le cripte del forte spagnolo e la cripta della chiesa di sant’Erasmo, i ricercatori hanno selezionato nove scheletri tenendo presenti alcuni riferimenti che potevano condurre al pittore: il periodo (inizio 600), statura, sesso, età.

Venne eseguito il DNA su alcuni di questi per confrontare i risultati col DNA fatto su una selezione degli abitanti del paese lombardo Caravaggio che avessero il cognome Merisi o Merisio e simili e che dovrebbero appartenere alla stessa famiglia.

Solo uno era databile intorno al 17° secolo. Era alto circa 1,65 e aveva tra i 35 e i 40 anni. Non solo: nelle ossa erano presenti tracce evidenti di
i colori a olio nel XVII secolo contenevano spesso il piombo che veniva assorbito dall’organismo; i colori usati dai pittori dell’epoca avevano un alto contenuto di questo metallo pesante finendo spesso per ammalarsi di “saturnismo”, una grave patologia dovuta all’esposizione professionale od accidentale al piombo.

Il nome deriva da “Saturno”, dio romano associato dagli alchimisti a questo elemento. L’assimilazione di tale metallo può avvenire per vie cutanee, mucose, inalazione o tramite l’apparato digerente (picacismo). Il piombo è un metallo velenoso, e può danneggiare il sistema nervoso, causando malattie del cervello e del sangue. L’intossicazione cronica da piombo e dai suoi composti, oltre a provocare anemia, coliche addominali, artralgie, paralisi, talvolta causa anche disturbi nervosi, attacchi epilettiformi.
Caravaggio, si sa, aveva enormi problemi caratteriali, e, forse, psichiatrici. Inoltre il pittore mangiava usando le sue tele come tovaglie. L’intossicazione era quindi altamente probabile.

Per identificare la causa della morte, furono inoltre prelevati i resti della polpa dentaria, dove potevano annidarsi le tracce del batterio che lo aveva ucciso, fosse brucellosi, malaria o sifilide, secondo le ipotesi avanzate da altri esperti. La sorpresa fu trovare lo Staphilococcus aureus, prova di una ferita in suppurazione: all’epoca, ovviamente, non c’erano li antibiotici ed è anche facile che Caravaggio, dato il suo carattere, avesse sottovalutato il problema.

Dopo più di un anno, il 15 Giugno 2010, il gruppo di ricerca raggiunse la conclusione che all’85% un osso del femore e una parte del cranio potevano essere attribuiti a Caravaggio. Il presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei Beni storici, culturali e ambientali, Silvano Vinceti, ha dichiarato di essere certo al cento per cento quei resti appartengano a Michelangelo Merisi, detto Caravaggio.

Ma l’enfatico annuncio ha fatto “storcere” il naso a numerosi studiosi: lo stesso coordinatore del gruppo di ricerca, il professor Gruppioni ha dichiarato che il Dna, estratto da resti molto degradati ripescati in mezzo a tanti altri, rendeva i risultati solo di incerta attendibilità. Inoltre Caravaggio non ebbe discendenti certi per cui la comparazione del DNA è stata effettuata solo con quello di persone del paese lombardo di Caravaggio aventi cognome Merisi o Merigi o Amerigi ecc.ecc. dei quali l‘effettiva consanguineità con l’artista è tutt’altro che certa!
Ammettendo che Caravaggio fosse morto proprio a Porto Ercole il sospetto (più che un sospetto) è che il ritrovamento sia arrivato ad “orologeria” come afferma Tomaso Montanari, storico dell’arte e docente dell’arte barocca in diversi Atenei, giusto in tempo per i 400 anni dalla morte del genio, una scoperta avvincente per attrarre i turisti terminando con l’amaro commento “è molto deprimente”.

Il Comune di Ladispoli (Roma) contesta fortemente Porto Ercole come luogo di decesso di Caravaggio: secondo uno studio supportato da documenti (lettere dell’archivio di Stato e dell’Archivio Vaticano), la sua morte va spostata infatti nella zona di Palo Laziale, e non più nella toscana Porto Ercole. Un convegno ad hoc si è svolto luglio dello scorso anno: “ Ladispoli e Caravaggio: una falsa verità lunga 400 anni. Lo stesso Comune ha aperto un contenzioso scrivendo al Ministero dei Beni Culturali ed alla Direzione di Sky per sollevare il problema. C’è tutta la volontà quindi, di intraprendere questa rivendicazione della verità su quanto detto, senza sminuire nessuno ovviamente, poiché si parla sempre di una “ tesi”.
Si arriverà mai alla verità? Il dubbio è forte!

Ciliegina sulla torta, l’ultimo tratto del trasporto dei resti, via mare, dalla costa a Porto Ercole avvenne sul panfilo di Cesare Previti…

Nel luglio del 2014, nel cimitero di Porto Ercole fu posta un’arca funeraria con le ossa. (presunte) di uno dei più grandi artisti del Rinascimento, scomparso troppo presto alla ancor giovane età di 39 anni

Arca funeraria a Porto Ercole con le presunte ossa di Caravaggio

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Note

1 – capire Roma del 600

Per capire la Roma del 600 è interessante la lettura del libro di Peter Robb (Melbourne 1946) ”M. L’enigma di Caravaggio”, pubblicato nel 1998 in Australia e nel 2001 in Italia da Arnoldo Mondadori. Ecco uno stralcio:

Clemente VIII Aldobrandini, eletto all’inizio del 1592 all’ insolitamente giovane età di 56 anni come candidato di compromesso, appena appena accettabile per la Spagna di Filippo II, si era rivelato un papa più che attivo, pignolo, ossessionato dai minimi dettagli piuttosto che dal grande quadro. “

Di quando in quando la sua ansia esplodeva in accessi di violenta collera. Rimise in vigore l’indice dei libri proibiti, s’ incontrava settimanalmente con l’Inquisizione e, durante il suo pontificato, fece condannare al rogo più di una trentina di persone. Nel 1592 il suo primo pensiero da papa fu rivolto alla vita di strada a Roma. Nei giorni immediatamente successivi all’ elezione bandì il duello e il porto di armi, e prese serie misure contro il carnevale, il gioco delle carte e dei dadi. Ancora una volta, vagabondi, mendicanti, zingari, delinquenti e canaglie furono espulsi dalla città, e si proibì ai giovani di andare in giro di notte in gruppi. Le sue vittime predilette furono le donne, cui venne vietato di uscire di casa dopo che le campane avevano suonato l’Ave Maria e, inoltre, di entrare in taverne, affittare stanze e partecipare a feste o giochi.

Al pontificato da due giorni, Clemente VIII espulse le cortigiane dai dintorni del Vaticano, «sotto la pena della frusta, perdita de beni et bando di Roma». Due settimane dopo, ordinò che tutte le prostitute si ammassassero in un solo quartiere, il malfamato Ortaccio, dove sarebbe stato più facile per la polizia sorvegliare loro e i clienti.

Alcune lasciarono Roma per Napoli, ma furono rapinate e uccise lungo la strada. Quelle rimaste si videro piovere addosso frustate, confische e bandi. Le cortigiane spagnole, le cui arti erotiche erano particolarmente apprezzate, furono cacciate. Una ruffiana fu fatta girare per Roma a frustate sul dorso di un asino. Clemente VIII mise a punto anche un rigido codice di abbigliamento che esigeva dai preti come dalle prostitute. I cardinali furono obbligati a portare sempre la loro porpora, vano tentativo di tenere sotto controllo i piaceri del sacro collegio rendendo il va e vieni dei suoi membri più visibile. Inoltre il papa ordinò alla polizia di tagliare qualunque cosa, sulle teste di donne e ragazzi per strada, avesse l’aspetto di uno scostumato ciuffo. Tutte queste misure si abbattevano, nei primi anni Novanta, sull’ ambiente in cui viveva M, sulla vita di strada romana pullulante di prostitute, soldati, gonzi, mendicanti, giocatori d’ azzardo, «bravi», ragazzi di strada, artigiani, pittori, intellettuali non integrati e figli cadetti; sul mondo delle osterie, delle botteghe dei barbieri e dei campi di pallacorda che M, muovendosi oltre le sue prime nature morte e figure singole, stava allora iniziando a rispecchiare nella pittura”.
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Ancora Robb
….. A rendere il dipinto incantevole, sferzante e tenero nello stesso tempo era l’equilibrio fra il ragazzo sprovveduto e l’astuta giovane, fra lui soave ma sciocco, con le sue piume, i suoi guanti, il suo compiacimento all’ idea che lei lo trovasse attraente, e lei che gli sfilava l’anello dal dito con tanta delicatezza da far pensare che se lo meritasse. I due erano distribuiti equilibratamente sulla tela, una coppia di opposti legati nel gioco delle mani e nello scambio dei ruoli sessuali: il ragazzo grazioso, agghindato, passivo e ingannato, la ragazza che dirigeva e orchestrava lo scambio. Il gioco degli sguardi era meraviglioso, specie in lei. Il suo ruolo era quello stesso del pittore: tenere le cose in equilibrio, non essere troppo esplicito, muoversi con leggerezza. Il dipinto coglieva un momento di muta e sensuale immobilità, in cui la ragazza accarezzava delicatamente la palma della mano del giovane mentre un fascio di dorata luce pomeridiana, tagliato dall’ ombra di una finestra, colpiva obliquamente lei e in pieno lui. La stessa calda immobilità della luce si sarebbe fatta diffusa in altri successivi dipinti di M, ma nessuno di essi avrebbe trasmesso lo stesso senso di sospensione erotica, in cui veniva catturata persino una zingarella scippatrice di anelli. M dipinse la Buona ventura prima di trovarsi a dover fare i conti con il gusto altrui. La dipinse per venderla sul libero mercato, e la scelta del soggetto fu sua. Quando non erano dettati da un cliente, non scelse, ed è degno di nota, i popolari soggetti religiosi. Quello che fece era qualcosa di nuovo, ed ebbe un enorme successo”.

2 – Morte di Caravaggio: interrogativi e perplessità

  1. Che senso ha lo strano riferimento a Procida contenuta in una delle lettere indirizzate a Scipione Borghese: …il povero Caravaggio non è morto in Procida, ma a Port’Hercole…?
  2. Come si spiega, la presenza della guardia spagnola a Palo, in pieno territorio papale, dove la Spagna non aveva alcuna giurisdizione?
  3. Per quale motivo Mancini, nella sua biografia prima scrive che Michele è morto a Civitavecchia per poi modificare il luogo della morte in Porto Ercole?
  4. Come poteva un uomo ferito e debilitato dalle febbre malariche raggiungere a piedi Porto Ercole, distante 100 chilometri da Palo?
  5. Ammesso poi che Caravaggio fosse in qualche modo riuscito a raggiungere Porto Ercole, per morire a Santa Maria Ausiliatrice, come mai fu seppellito in fretta e in furia in una fossa comune? Era il pittore più famoso della sua epoca, aveva potenti protettori (I Giustiniani, il Del Monte, i Doria, i Colonna, i Mattei), sapevano che la grazia era quasi fatta, sapevano della partenza da Napoli e nessuno di loro viene a conoscenza della malattia? Illustri ed influenti personaggi, come Scipione Borghese e il duca di Urbino, attendevano sue opere e vengono informati solo a sepoltura avvenuta? Nessuno reclama la salma, i parenti lombardi, gli amici di Roma e Napoli: possibile fossero all’oscuro di tutto?
  6. Infine la grazia: Michele si mette in viaggio per tornare a Roma perché è certo di averla ormai ottenuta dal papa. Come mai negli archivi pontifici non esiste alcun documento inerente tale grazia dove invece è presente l’atto con cui veniva graziato Onorio Longhi?

Sono tutti interrogativi senza risposta che portano a credere fortemente alla tesi del complotto e all’assassinio su commissione; la morte di Caravaggio non fu provocata da cause naturali ma dovuta ad un complotto; forse ordito dai Cavalieri di Malta, addirittura con la connivenza della Curia romana, o forse aspettato a sulla costa laziale ed ucciso dai vendicativi parenti di Ranuccio Tomassoni.

L’aggressione di Napoli nella Taverna del Cerriglio, dove fu ferito, fu forse il primo tentativo per eliminarlo. Tentativo poi riuscito dopo lo sbarco a Palo, nello Stato Pontificio dove lo raggiunsero i sicari che completarono l’opera: dopo l’assassinio per far credere ad una morte naturale il corpo fu trasportato a Porto Ercole, feudo spagnolo (la corte vaticana era filo-spagnola come la famiglia Tomassoni).


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