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Il furto della Gioconda (Monna Lisa)

La Gioconda a Milano 107 anni fa, un sogno? No la realtà… anche se per poche ore… Possibile? Vediamo di capire il perchè…

Leonardo da Vinci
(15 aprile 1452- 2 maggio 1519)  Milano e Leonardo

Leonardo giunse a Milano da Firenze  nel 1482 per mettersi al servizio di Ludovico Sforza , detto il Moro, signore di Milano, al quale scrisse una lettera in cui offriva i suoi servigi come:  ingegnere, architetto, scultore, pittore, e anche musico. Trascorse circa vent’anni  alla corte di Ludovico il Moro, nel corso dei quali ebbe modo di  instaurare con la città un legame particolarmente ricco di studi e opere  in diversi campi: pittura, disegno e opere di ingegneria, progetti di edifici.

Cartolina satirica sul passaggio e la sosta a Milano nel viaggio di ritorno in Francia.

Durante la permanenza a Milano la sua attività fu quasi frenetica tra dipinti come La vergine delle Rocce (1483), progettò il  monumento equestre  (1482-1493)  dedicato  a Ludovico, una  statua alta più di 7 metri per un peso di circa 750 quintali, mai portata a termine. Realizzò un colossale modello in creta, distrutto poi dai balestrieri francesi durante l’occupazione. Nel 1495 iniziò a dipingere Il Cenacolo nel refettorio del Convento annesso alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie i cui lavori durarono tre anni.  Nel 1500 lasciò Milano, ritornò per un breve periodo e   nel 1516 si trasferì definitivamente in Francia ad Amboise su invito del nuovo re di Francia  Francesco I,  dove  morì il 2 maggio 1519.

L’opera

La Gioconda  (o Monna Lisa) 1503-1504 – Olio su tavola di legno di pioppo cm 77×53   presente al Louvre dal 1797. L’identità della donna ritratta è stata accompagnata da un velo di mistero: si tratta in realtà di Lisa Gherardini, moglie di un mercante fiorentino Francesco de Giocondo che commissionò il dipinto a Leonardo. Non convinto del lavoro  non  rispettò il contratto, tenne  per sé l’opera incompleta, la portò a Milano, ci lavorò ancora per anni  (1503-1513), fino a quando si trasferì in Francia. Fu uno dei dipinti più amati da Leonardo,  non se ne separò mai, per questo pochissimi avevano potuto vederlo

Nel testamento redatto il 28 aprile dispose in modo dettagliato a chi lasciare i suoi scritti e le sue opere. Molte di queste andarono in eredità a uno dei suoi allievi preferiti Gian Giacomo Caprotti , detto Salai, secondo le sue volontà. Tra queste figurò anche la Gioconda, che il Salai vendette diventando ricchissimo. Dopo diversi passaggi nel 1800 finì nelle mani di Napoleone. Pare che Napoleone amasse talmente l’opera da tenerla per qualche periodo nella camera da letto prima di essere trasferita al Museo.

Il furto

L’opera, universalmente conosciuta, fu oggetto di un furto al Museo del Louvre,  nella notte tra il 21 e il 22 agosto del 1911. Un furto a dir poco rocambolesco se si pensa che fu studiato e compiuto da un decoratore/imbianchino varesino emigrato in Francia tale Vincenzo Peruggia che lavorava al Louvre. Per attuare il suo piano si nascose in uno sgabuzzino e al mattino presto, nella sala deserta, staccò il dipinto, rimosse la tavola, lasciò vetro e cornice e lo nascose sotto l’indumento da lavoro. Uscì indisturbato, raggiunse la pensione dove alloggiava e lo tenne ben nascosto nella sua camera in una cassa di legno fino al 1913.

Salon Carré, Incredibile ! Amara sorpresa!

Il ladro e il processo

Alla  scoperta del furto, reso pubblico soltanto il giorno dopo, seguirono indagini e ricerche senza successo. Solo nel dicembre del 1913, il ladro imbianchino e decoratore italiano, spinto da amore patriottico (convinto che l’opera fosse stata sottratta all’Italia da Napoleone), con la nobile intenzione di restituirla alla sua Patria , andò a Firenze, prese contatto con l’antiquario fiorentino Alfredo Geri, cercando di ottenere una ricompensa  e ponendo la clausola che l’opera di Leonardo restasse per sempre in Italia.

 Con il direttore degli Uffizi  di Firenze vienne  accertata l’autenticità e il Peruggia arrestato e processato  dal tribunale di Firenze il 4 e il  5 giugno 1914. La condanna fu piuttosto mite in ragione della nobile intenzione del ladro, della sua ingenuità  e per la simpatia suscitata nella popolazione:  un anno e 15 giorni , poi la pena fu ridotta a  sette  mesi e otto giorni di prigione ma subito  scarcerato dopo la sentenza.

Il  viaggio per la restituzione alla Francia

Il ritrovamento  dell’opera suscitò enorme scalpore internazionale e le autorità francesi ne pretesero la restituzione  alla Francia, legittima proprietaria del dipinto. A quei tempi i rapporti con la Francia  erano  più che amichevoli  così, prima di organizzare il viaggio per la restituzione,  venne concesso un periodo di esposizione del dipinto in Italia:  agli uffizi a Firenze, all’ambasciata di Francia di Palazzo Farnese, Galleria Borghese a Roma e infine a Brera a  Milano.

La sosta a Milano

 Il 29/12/1913  alle ore  7,10  Monna Lisa arrivò a Milano,  terza e ultima tappa, dove  il dipinto  venne  esposto alla Pinacoteca di Brera  aperta al pubblico dalle 10 del mattino fino alle 3 di notte, al costo di una lira. All’apertura soltanto nel primo minuto furono venduti 100 biglietti. Alle 17 venne concessa  l’entrata libera agli impiegati e agli operai in  uscita anticipata  dal lavoro. Alla fine  si raggiungerà un’ affluenza di 65.000 persone.

Ettore Modigliani , Direttore della Pinacoteca di Brera dal 1908 al 1934

Ettore Modigliani, direttore della Pinacoteca di  Brera dal 1908 al 1934, si occupò di allestire l’esposizione dell’opera arrivata da Roma il 29 dicembre 1913.   Nel Libro Memorie edito da Sakira , a cura di Marco Carminati, sono riportati brani scritti a suo tempo da Modigliani:

La folla è come impazzita. La piazzetta di Brera è un mare in tempesta, una fiumana di gente irrompe dalle diverse parti: Duomo, via Solferino, Pontaccio, Fatebenefratelli, minacciando di schiacciare le prime migliaia in fondo alla piazza priva di altra uscita. Bersaglieri e vigili del fuoco con autopompa vengono chiamati a diradare la folla e a ristabilire l’ordine che ricomincia regolare fino alle tre del mattino.

Simulazione foto d'epoca della Monna Lisa alla Pinacoteca dii Brera
Simulazione foto d’epoca della Monna Lisa alla Pinacoteca dii Brera

Bilancio della notte: sessantacinquemila persone contate
nel passare dinanzi al quadro; le due portinerie
e qualche ufficio a pianterreno ridotti a infermeria;
la Piazzetta e la corte del Palazzo simili a un campo di battaglia,
cosparso di centinaia di indumenti maschili e femmini
li

Così Modigliani descrive la sua notte con la Gioconda

Nella quiete silente della notte invernale,
poggiai il ritratto sopra un cavalletto basso,
con due riflettori ai lati, di quelli a luce opalina
che servono appunto per l’esame dei quadri,
e mi sedei su uno sgabellino, a tu per tu col capolavoro.
Lo girai, lo rigirai: dritto, rovescio, legno,
impronte, screpolature, tecnica,
stato di conservazione, le ultime rifiniture, restauri:
tutto indagai, di tutto cercai di rendermi conto, tentando di penetrare
nelle più intime fibre della pittura.
Con che risultato?
Nulla di peregrino, salvo due ore di piacere artistico,
quale credo di non aver mai provato nella mia vita.

Martedì 30/12/ 1913 alle ore 22 La Gioconda riprese il viaggio  verso la Francia partendo dalla Stazione Centrale di Milano su un vagone speciale delle Ferrovie italiane , appositamente allestito e scortato da Roma, per essere restituita  e  ricollocata al suo posto da dove fu rapita al Salon Carrè del Louvre  la notte tra il 21 e 22 agosto 1911.

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