Giovanni Battista Piatti

Curiosità storica: Un monumento che è una denuncia!

Non è uno scrittore, non è un poeta, non è un condottiero, e nemmeno uno scienziato … chi mai sarà? … se gli hanno fatto un monumento doveva essere certamente un soggetto importante … possibile che non lo si sia mai sentito o studiato a scuola? Giovanni Battista Piatti, questo è il suo nome! Il monumento è in Largo La Foppa (Corso Garibaldi).

Ecco la storia di Giovanni Battista Piatti

Nacque a Milano il 4 febbraio 1812, si laureò in ingegneria.

Fu un inventore. Portò avanti una serie di esperimenti sulle possibili applicazioni dell’aria compressa, tentando di risolvere due problemi, allora molto attuali, sui quali si stavano arrovellando i tecnici di tutta Europa.
Era quello il periodo dei grandi trafori delle Alpi, in particolare quello del Frejus di 13,636 km fra Modane e Bardonecchia, per il quale si stavano predisponendo i progetti: per scavare i tunnel, non esistevano le tecnologie di oggi, cioè la TBM, Tunnel Boring Machine, nota anche come fresa o talpa, ma si procedeva a suon di cariche di dinamite, scavando manualmente dei profondi fori nella parete rocciosa, entro cui inserire le cariche esplosive. Una volta fatte brillare, c’era ovviamente anche il problema della ventilazione della galleria, subito dopo l’esplosione, per l’abbattimento delle polveri.

Il traforo del Frejus

Nel febbraio 1853, nel partecipare alla gara per l’assegnazione dei lavori del traforo del Frejus, Giovanni Battista Piatti preparò una relazione dettagliata, che presentò a Pietro Paleocapa, allora ministro dei Lavori Pubblici sardo. In tale relazione presentò, una memoria in cui affermava come l’uso dell’aria compressa, sarebbe stata la soluzione ad ogni problema, sia per azionare le macchine da taglio, sia per la ventilazione del tunnel. I fori nella roccia, per le cariche esplosive, avrebbero dovuto essere eseguiti da una speciale macchina, della quale Piatti forniva, in allegato, i dettagli costruttivi.

Pietro Paleocapa

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Nel maggio dello stesso anno, la commissione convocata per esaminare il nuovo progetto Piatti, emise parere sfavorevole, omettendo di comunicare la sua decisione all’inventore (probabilmente perché non sarebbe stata in grado di fornire una motivazione valida per cui il progetto era stato respinto).

La motivazione diventò evidente quando, alcuni mesi dopo, il Piatti venne a sapere che due dei membri della commissione che aveva scartato il suo progetto, gli ingegneri Sebastiano Grandis e Germano Sommellier, unitamente ad un altro noto ingegnere, Severino Grattoni, avendogli rubato l’idea. avevano chiesto e subito ottenuto, il brevetto per l’applicazione dell’aria compressa ai martelli usati per i lavori in galleria. Praticamente il progetto era stato respinto da chi aveva visto in quella relazione, motivo di guadagno personale a scapito altrui.

Il 31 agosto 1857 si iniziavano i lavori per la galleria del Fréjus e il 13 gennaio 1861, sul fronte di attacco di Bardonecchia, faceva la sua comparsa la prima perforatrice pneumatica. I lavori furono diretti, guarda caso, proprio dall’ingegnere Germano Sommeiller, un savoiardo. Con l’uso di questa perforatrice, ideata dal Piatti, i lavori di scavo durarono solo 13 anni (con un avanzamento medio di 3,5m/giorno) al posto dei 40 anni previsti inizialmente. Quando fu ultimato, il traforo del Frejus era il più lungo tunnel ferroviario del mondo e rimase tale fino al giugno 1882, quando venne aperto al traffico quello del San Gottardo, lungo 15 chilometri.

A nulla valsero le rimostranze del Piatti, che non venne minimamente ascoltato, per questo autentico furto di proprietà intellettuale.

Il traforo del Frejus

Avesse brevettato la sua idea prima di presentare il progetto alla commissione, tutto questo non sarebbe accaduto.
Sentendosi respinto, in tutte le sedi competenti, nei suoi giusti diritti di rivendicazione, dopo anni di lotte, esasperato per il muro di gomma costruito intorno a lui, ebbe il torto di trascendere in attacchi di esagerata violenza, rendendo difficile, se non impossibile, qualunque transazione, anche quando il ministro delle finanze del regno d’Italia, Quintino Sella, si dimostrò disposto a intercedere presso l’impresa, affinché gli venisse riconosciuto un compenso adeguato.

Giovanni Battista Piatti morì di crepacuore a Milano il 4 settembre 1867, nella sua casa di via San Damiano. Era ancora giovane, aveva solo 54 anni.

Fu disconosciuto in vita, dato che l’invenzione fu brevettata da Giordano Sommeiller, ma la sua opera fu rivendicata in varie sedi e l’architetto Luca Beltrami, venuto a conoscenza della storia, si adoperò per la sua causa. Purtroppo le sue idee geniali, non essendo state tutelate legalmente, furono rese proprie da altri che ebbero dalla loro parte, come complici, diversi ministri e deputati. La storia si ripete all’infinito ….

Grazie agli amici ed agli ammiratori, fu raccolto il denaro per la costruzione del monumento a lui dedicato a Milano, in Largo La Foppa.

La statua di Giovanni Battista Piatti fu realizzata dallo scultore Salvatore Pisani e inaugurata il 18 novembre 1894. La base, a forma ottagonale fu progettata da Luca Beltrami stesso.

Fu riabilitato in morte con questo monumento ‘denuncia’, e la frase che ricorda quell’evento:

«Nel febbraio 1853 fu il primo a proporre per il traforo del Moncenisio originali e pratiche applicazioni dell’aria compressa rendendosi benemerito dell’ardua impresa, cui la sorte in vita negò onori e compensi».

Per la cronaca: Germano Sommellier non riuscì a vedere il completamento del tunnel del Frejus. Morì pochi mesi dopo il Piatti! Giustizia Divina era fatta!


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