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Giovanni Battista Piatti

| Gianni Zacevini |

Premessa

Il monumento che si vede nella fotografia in testata a quest’articolo, si trova nella piazzetta di Largo La Foppa (Corso Garibaldi) a Milano, vicino ad una delle uscite della metropolitana M2 (linea verde). Realizzata nel 1894, la statua in bronzo che rappresenta Giovanni Battista Piatti, opera dello scultore calabrese Salvatore Pisani (1859 – 1920), e’ stata fusa nello stabilimento Ceriani. Si trova collocata su un basamento creato su disegno dell’architetto Luca Beltrami, Risulta essere composto da uno zoccolo ottagonale, sormontato da una colonna tripartita che termina con un capitello pure esso ottagonale.

Chi era questo Piatti?

Il nome riportato sul monumento dice poco; non è uno scrittore, non è un poeta, non è nemmeno un condottiero … chi mai sarà stato costui? … Eppure, se gli hanno anche fatto persino un monumento, qualche merito l’avrà avuto sicuramente … possibile che nessuno lo abbia mai sentito nominare? Beh, è stato un inventore milanese!

Ritratto di Giovanni Battista Piatti (opera di Giuseppe Sogni 1839)

Nato a Milano il 10 febbraio 1813, si laureò brillantemente in ingegneria.

Portò avanti una serie di esperimenti sulle possibili applicazioni dell’aria compressa, tentando di risolvere due problemi, allora molto attuali, sui quali si stavano arrovellando i tecnici di tutta Europa.
Era quello il periodo dei grandi trafori delle Alpi, in particolare quello del Frejus di 13,636 km fra Modane e Bardonecchia, per il quale si stavano predisponendo i progetti. Per la cronaca, tutta quella zona apparteneva all’epoca, al regno di Sardegna (sotto i Savoia).

Per scavare il tunnel, allora non esistevano naturalmente le tecnologie attuali (cioè la TBM – Tunnel Boring Machine – nota anche come fresa o talpa), ma si usava procedere a suon di esplosioni di cariche di dinamite, dopo aver scavato manualmente dei profondi fori nella parete rocciosa, entro cui inserire le cariche esplosive, lavoro questo estremamente lungo e faticoso per le maestranze. Una volta fatte brillare le cariche, c’era naturalmente, oltre al problema dell’asporto del materiale roccioso, anche quello, non meno importante, della ventilazione della galleria, per l’abbattimento delle polveri, subito dopo la deflagrazione. Tutti problemi questi, che fino ad allora, nessuno aveva mai affrontato.

La gara di assegnazione della commessa per Il traforo del Frejus

Nel febbraio 1853, per partecipare alla gara per l’assegnazione della commessa per il traforo del Frejus, al pari di altri concorrenti, Giovanni Battista Piatti, dopo approfonditi studi fatti sul posto, aveva preparato una relazione dettagliata dei lavori che avrebbe previsto, comprensivi naturalmente, dei tempi e dei costi per la sua realizzazione. Aveva consegnato tutto il suo incartamento direttamente nelle mani di Pietro Paleocapa, allora Ministro dei Lavori Pubblici del Regno di Sardegna.
In tale relazione, aveva pure presentato una memoria nella quale affermava come l’uso dell’aria compressa, sarebbe stata la soluzione ad ogni problema, sia per l’azionamento delle macchine da taglio, che per la ventilazione dei tunnel. I fori nella roccia, per la sistemazione delle cariche esplosive, sarebbero stati eseguiti molto più velocemente del previsto, grazie all’uso di una speciale macchina (la perforatrice automatica pneumatica, funzionante ad aria compressa) di sua invenzione, della quale forniva, in allegato al suo progetto, i dettagli costruttivi.

Pietro Paleocapa (Ministro del Lavori Pubblici del Regno di Sardegna)

Nel maggio dello stesso anno (1853), la Commissione giudicante convocata per l’esame dei vari progetti pervenuti , dopo attento esame, emise parere sfavorevole a quello presentato dal Piatti, omettendo però di comunicare all’inventore, la sua irrevocabile decisione, e quindi di giustificare la motivazione del respingimento.

A posteriori, si può dire con certezza che la giustificazione non fu data, perché la Commissione non sarebbe stata in grado di fornire una motivazione plausibile per cui il progetto del Piatti era stato respinto.

L’amara scoperta

Piatti restò in paziente attesa per un po’, convinto che la sua soluzione gli avrebbe sicuramente consentito l’aggiudicazione dell’importante appalto. Ma la risposta non arrivava, cosa che gli fece nascere qualche fondato sospetto!

La motivazione di questo silenzio nel comunicare al concorrente ingegner Piatti, il giudizio negativo da parte della commissione, si palesò evidente quando, alcuni mesi dopo, lui stesso, andando a richiedere il brevetto per la propria invenzione, venne a conoscenza che la sua creazione era già stata fraudolentemente brevettata da tali Sebastiano Grandis e Germain Sommeiller, qualche settimana prima, ovviamente a nome loro.

Germain Sommeiller

Con enorme disappunto, il Piatti scoprì che coloro che avevo fatto la richiesta e ottenuto il brevetto erano due degli ingegneri della Commissione giudicante che avevano bocciato l’elaborato che lui aveva presentato. Il suo progetto quindi, in realtà, era loro piaciuto, al punto di farlo proprio. Giovanni Battista Piatti aveva loro fornito, in “un piatto d’argento”, i dettagli costruttivi della sua invenzione (la macchina perforatrice ad aria compressa), prima ancora di aver pensato di tutelare (con brevetto), il suo nuovo martrllo pneumatico. Sicuramente la sua era stata una imperdonabile ingenuità, dettata probabilmente dalla fretta di riuscire a presentare il progetto, a tempo già scaduto, mai immaginando comunque, che la Commissione giudicante fosse in realtà, composta da una banda di soggetti senza scrupoli. L’ipotesi che, probabilmente, fosse in leggero ritardo nella consegna del suo elaborato, è avvalorata dal fatto che invece di consegnarlo direttamente presso gli uffici competenti, lo aveva affidato personalmente nelle mani dello stesso Ministro dei Lavori Pubblici Sardo. Così i due ingegneri, in modo per nulla professionale, non solo avevano pensato bene di brevettare a loro nome, la sua invenzione ma, confondendo le carte del progetto Piatti, unitamente ad un terzo noto ingegnere, Severino Grattoni, avevano chiesto e subito ottenuto, la commessa dei lavori per il Frejus, utilizzando in toto i suggerimenti proposti dal Piatti, nella sua relazione.

Severino Grattoni, architetto, ingegnere e politico italiano

Il progetto di Giovanni Battista Piatti era stato quindi respinto, solo per essere “intellettualmente rubato” da coloro che avevano visto in quella relazione, motivo di guadagno personale, a scapito dell’inventore.

L’avvio dei lavori del traforo

Il 31 agosto 1857 si iniziavano i lavori per la galleria del Fréjus e, qualche anno dopo, il 13 gennaio 1861, sul fronte di attacco di Bardonecchia, faceva la sua comparsa la prima perforatrice pneumatica. Guarda caso, era la stessa perforatrice automatica ad aria compressa, ideata dal Piatti! Peccato che la paternità ufficiale era diversa!

I lavori furono diretti, guarda caso, proprio dall’ingegnere Germain Sommeiller, (savoiardo). Con l’uso di questa perforatrice, i lavori di scavo durarono in tutto solo 13 anni (con un avanzamento medio di 3,5m/giorno), al posto dei 40 anni previsti inizialmente. Quando fu ultimato nel 1871, il traforo del Frejus era, alla data, il più lungo tunnel ferroviario al mondo e rimase tale per undici anni, fino al giugno 1882, quando venne aperto al traffico quello del San Gottardo, lungo 15 chilometri.

A nulla valsero le rimostranze del Piatti, che , per questo autentico furto di proprietà intellettuale. non venne minimamente ascoltato.

Il traforo del Frejus

Avesse brevettato la sua invenzione prima di presentare il progetto alla Commissione, tutto questo non sarebbe potuto accadere. A proprie spese, si rese conto quanto fosse esatto il famoso proverbio:

“fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”
Quel lavoro sarebbe stato suo di diritto, se solo avesse avuto l’accortezza di registrare quel benedetto brevetto prima di presentare ll suo progetto a chi di dovere.! A nulla valsero le sue denunce in tutte le sedi competenti! Sentendosi respinto nei suoi sacrosanti diritti di rivendicazione, dopo anni di lotte, moralmente distrutto per l’invalicabile muro di gomma costruito intorno a lui, ebbe purtroppo il torto di trascendere, con atti di inusitata violenza, proprio nei confronti di colui, contro il quale, non avrebbe mai dovuto alzare un dito. Evidentemente la sua esasperazione era arrivata ad un livello tale che non essendosi reso conto che intendeva sinceramente aiutarlo, aggredì persino Quintino Sella, allora Ministro delle Finanze del Regno d’Italia, rendendo difficile, se non impossibile, la volontà che questi aveva espresso, d’intercedere per lui presso l’impresa, affinché gli venisse riconosciuto almeno un compenso adeguato.

La morte

Giovanni Battista Piatti morì di crepacuore a Milano il 14 settembre 1867, nella sua casa di via San Damiano. Era ancora giovane, aveva solo 54 anni. Il suo nome compare al Famedio, fra le sepolture illustri del Cimitero Monumentale di Milano. [Ndr. – Il Cimitero Monumentale era stato aperto proprio il 1 gennaio di quell’anno]

Il Comitato per onorare la sua memoria

Cinque anni dopo la sua morte, nel 1872, venuti a conoscenza della storia, si costituì a Milano, un comitato per l’erezione di un monumento alla memoria dell’inventore così tanto disconosciuto in vita. La sottoscrizione per il monumento a lui dedicato, fu iniziata dal presbitero e geologo  Antonio Stoppani, nel 1876, e poi continuata, alla morte di quest’ultimo nel 1891, dall’architetto  Luca Beltrami che, venuto a conoscenza della infelice storia del Piatti, si adoperò a lungo, per la sua causa. Purtroppo le geniali idee dell’inventore, non essendo state tutelate legalmente, furono rese proprie da altri che ebbero dalla loro parte, come complici, pure diversi ministri e deputati sabaudi. Una storia di malcostume, favoritismi e mazzette, un cancro della società che proprio loro furono i primi ad introdurre dal 1861 in poi nel nuovo regno d’Italia, una storia che abbiamo recepito al volo e che, dilagata più o meno in ogni campo, si ripete all’infinito ed è difficile estirpare! ….

Grazie agli amici ed agli ammiratori, fu raccolto il denaro per la costruzione del monumento a lui dedicato a Milano, che vediamo oggi in Largo La Foppa.

La sera prima dell’inaugurazione della statua, che avvenne il 18 novembre 1894, Luca Beltrami tenne una conferenza nel ridotto del Teatro alla Scala per illustrare il contributo scientifico che diede Piatti per il traforo ferroviario del Frejus e il merito a lui sottratto da Sommeiller, Grandis e Grattoni.

Questo monumento di ‘denuncia’ è il simbolo di riabilitazione postuma di Giovanni Battista Piatti: ricordando indirettamente quel fatto, sul basamento della colonna, si legge la seguente epigrafe:

« G. B. PIATTI / NEL FEBBRAIO 1853 / FU IL PRIMO A PROPORRE PER IL TRAFORO DEL CENISI0 / ORIGINALI E PRATICHE APPLICAZIONI DELL’ARIA COMPRESSA / AL BENEMERITO DELL’ARDUA IMPRESA / CUI LA SORTE NEGÒ IN VITA ONORI E COMPENSI / AMICI AMMIRATORI POSERO ».

Ndr. – Per la cronaca: Nemmeno Germano o Germain Sommeiller, (1815 – 1871) riuscì a vedere il completamento del tunnel del Frejus. Morì pochi anni dopo il Piatti!
Giustizia Divina era stata fatta!

Curiosità toponomastica

Roma ha dedicato una traversa di Via di Santa Croce in Gerusalemme a Sebastiano Grandis .Curiosamente, le due traverse successive sono dedicate a Germano Sommeiller e a Severino Grattoni.

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