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Giò Ponti

Uno dei più grandi architetti italiani del XX secolo

E’ impossibile condensare, in poche parole, la vita e le opere di un genio! Se il design italiano, è oggi apprezzato nel mondo, una consistente parte del merito, la dobbiamo anche a lui. Alcuni dei suoi ‘pezzi’ sono ancora oggi attualissimi, senza tempo, ed hanno quotazioni di mercato di tutto rispetto. E pensare, che la gente, ha cominciato a prenderlo in considerazione e ad apprezzarlo per la sua genialità, solo dopo morto, come spesso accade per i ‘grandi‘, incompresi! Forse, ha “precorso” i tempi, o forse, la sua, era una visione del moderno, cui ancora non si era preparati. Certo è , che, quaranta o cinquant’anni fa, ben pochi altri, al di fuori degli architetti, dei committenti e degli altri addetti ai lavori, lo conoscevano, per quello che era realmente.

Autentico vulcano di idee, figura poliedrica che, nel corso della sua vita professionale, ha spaziato tra architettura e disegno industriale, studio d’interni e arti decorative, scenografia e grafica, contribuendo attivamente alla rinascita del design italiano del dopoguerra. E’ stato pure editore, saggista e accademico.

Né classico né moderno, il lavoro di Gio Ponti è stato un unicum nella storia dell’architettura italiana del Novecento. Ha saputo interpretare gli insegnamenti di tre tra più famosi architetti classici di tutti i tempi: Vitruvio, Palladio e Serlio, che, sentendo più vicini alle sue corde, ha voluto eleggere, a suoi maestri ideali. Riferimenti questi, che troveranno spesso applicazione, particolarmente negli originalissimi piatti, o ceramiche da lui firmate, dove, frequentemente, il disegno classico si fonde armoniosamente, con le sue moderne e spigolose geometrie.

La sua architettura d’interni, è stata sempre uno studio di materiali, una continua ricerca di soluzioni, tendenti ad eliminare il superfluo e alleggerire le strutture, mantenendo invariate le caratteristiche di robustezza e funzionalità. È sul suo libro, “Amate l’architettura”, che Gio Ponti dichiara il suo legame, con ciò che certamente lo ha reso più celebre: “Amate l’architettura per quel che di fantastico, avventuroso e solenne ha creato, o inventato”. Il suo, è spesso un gioco illusionistico, un’architettura molto solida, addirittura a volte scatolata, che sarebbe pesante, se non fosse ingentilita da una facciata piegata ad arte, in maniera del tutto inattesa, o dalla presenza di aperture asimmetriche, oppure addirittura traforata, in modo da dare un senso di leggerezza all’insieme.

Soluzioni rese oggi attuali, addirittura da destare meraviglia, tipo quella del Bosco Verticale al Quartiere Isola a Milano, erano state da lui preconizzate già più di settant’anni fa, e ovviamente, allora, rimaste inascoltate o considerate come idee di un pazzo visionario. E’ stato lui, uno dei primi a teorizzare che l’architettura, ormai diventata troppo banale ed artificiale, dovesse riconciliarsi con la natura. Nella sua visione ideale, ogni realizzazione architettonica, avrebbe dovuto essere circondata da un parco o da un giardino, perché, il mutevole spettacolo della natura, nell’arco delle stagioni, visto da una finestra, è sempre un qualcosa cosa di impagabile e di irripetibile. Era la classica voce nel deserto, dimenticata e riscoperta oggi, come farina del sacco di qualche archistar, maggiormente apprezzato, solo perchè straniera.

I suoi primi anni, un pittore mancato!

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Giovanni detto Giò, nacque a Milano il 18 novembre 1891 da Enrico Ponti e Giovanna Rigone. Fin da piccolo aveva dimostrato una forte propensione al disegno e il suo grande desiderio era quello di diventare da grande, un pittore. Il padre, manager alla Edison, riuscì a convincerlo che, una volta finito il liceo classico, sarebbe stato preferibile, per lui, puntare su Architettura, che gli avrebbe dato uno sbocco professionale molto più solido rispetto al mestiere di pittore. Così, finito il liceo classico, Giò, nel 1913 si iscrisse alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, fu costretto ad interrompere gli studi, frequentò per un breve periodo l’Accademia Militare di Torino insieme ad un altro milanese. tal Emilio Lancia. Nonostante fosse inizialmente cagionevole di salute, si arruolò nel Genio, col grado di capitàno. Col suo reparto, fu addetto alla costruzione e alla riparazione di ponti in prima linea. Lì al fronte, si distinse riportando pure alcune decorazioni sul campo. Nei momenti di relativa calma, non avendo perso la sua antica passione, fece numerosi ritratti ad acquerello a dei compagni d’armi. Si reincontrò in prima linea con l’amico Emilio Lancia, che aveva il comando di un altro reparto, ed insieme, strinsero amicizia con un altro loro coetaneo di Milano, Giovanni Muzio del corpo di artiglieria alpina, appena diplomato in architettura al Politecnico.

Durante i periodi di riposo dal fronte, vivendo accampati nelle ville palladiane delle campagne venete, lui ed Emilio Lancia, restarono affascinati dall’architettura di quelle abitazioni patrizie, al punto che proprio questo stile, influenzerà i primi anni della loro futura vita lavorativa.

1918 – Finita la prima guerra mondiale

Tornato a Milano nel 1918, Giò Ponti riprese gli studi interrotti durante il conflitto.
Stava ancora studiando, nel 1920, quando decise di unirsi al “Gruppo di Studio sant’Orsola” aperto da Giovanni Muzio , in via San’Orsola a Milano, assieme ad altri amici come  Giuseppe De Finetti, Emilio Lancia e il lecchese Mino Fiocchi. Con loro, partecipò attivamente alla vita culturale milanese.

Giovanni Muzio

1921 – L’anno della svolta

Fu un anno felice per lui: completò finalmente i suoi studi, laureandosi in architettura al Politecnico di Milano. La stesso anno, vinse ex aequo, assieme ai colleghi architetti del Gruppo Sant’Orsola, il concorso Camillo Boito per il nuovo piano regolatore dell’Isola Comacina, dove sarebbe dovuto sorgere un villaggio per artisti: il progetto venne considerato soprattutto per la sua armonizzazione con la tradizione rustica locale, per la sua praticità e per come si integrava nel panorama esistente. Infine, sempre quell’anno, convolò a nozze con Giulia Vimercati, giovane fanciulla della Milano-bene appartenente ad una delle famiglie più influenti della città, discendente da antica famiglia brianzola. cDal loro amore sarebbero nati quattro figli: Lisa, Giovanna, Giulio e Letizia

Non avendo ancora un lavoro sicuro, dovette inizialmente adattarsi a lavoretti che gli consentissero comunque di vivere. Parlando con gli amici, spesso, nei momenti di sconforto, sbottava contro il padre che gli aveva fatto fare architettura. “Sono un architetto fallito e un pittore mancato: così si descriveva Giò , quando rimpiangeva di non essere riuscito ad esprimere completamente la sua vocazione artistica, per aver ascoltato il volere del padre. L’occasione buona, comunque, non si fece attendere troppo-

1923 – Il suo primo lavoro alla Richard-Ginori

Come primo incarico lavorativo, collaborò per quindici anni, dal 1923 al 1938, come “designer” nella direzione artistica della Manifattura ceramica Richard-Ginori. Modificando la strategia di disegno industriale della società, diede il via al completo rinnovamento della produzione dell’Azienda. Formatosi nell’ambito del neoclassicismo di Giovanni Muzio, (fautore dell’idea che decorazione tradizionale e arte moderna non sono fra loro incompatibili), presentò le sue maioliche e porcellane, con disegni d’ispirazione classica, alla Prima Mostra Internazionale di Arti Decorative di Monza, nel 1923. Le sue porcellane vinsero poi, nel 1925, il “Grand Prix” all’analoga Esposizione internazionale di Arti Decorative e industriali moderne di Parigi.

Richard Ginori – Trireme romana – Giò Ponti
Vaso ad orcino Gio Ponti, Stuoia 1923

1925 – La prima casa che progettò ed abitò

Nel 1925 progettò la sua prima casa a Milano, una palazzina in via G. Randaccio n. 9, d’ispirazione neoclassica (cioè con presenza di nicchie, urne trabeazioni, timpani), che completò nel 1926. In questa casa, andrà ad abitarvi per alcuni anni, con la famiglia.

Palazzo di via Randaccio 9

Quello stesso anno progettò e costruì a Garches, in Francia, una villa per un parente acquisito, Tony Bouilhet, nipote della moglie, proprietario dell’argenteria Christofle. Dall’anno seguente, proprio per Christofle, inizierà a progettare oggetti e posate. 

1927 – 1933 primo Studio Ponti-Lancia

Assieme all’amico Emilio Lancia (architetto pure lui), aprì il suo primo studio Ponti-Lancia (1927-1933) cui si devono alcune delle più significative opere della sua prima fase artistica e professionale. Come designer, approfondì temi, quali quello dell’arredo per la casa, dal mobilio all’oggettistica, dando un’impronta di modernità alle sue realizzazioni.
I mobili disegnati da lui e Lancia, verranno, nel 1927, prodotti da ‘la Rinascente’, e presentati, per la loro originalità, alle Biennali di Monza e Venezia.
Con l’intento di rinnovare l’immagine e l’arredo della casa borghese, l’anno successivo, la Rinascente lancerà sul mercato, a prezzi contenuti, sotto il marchio “Domus Nova”, i mobili e gli oggetti progettati dallo studio Ponti-Lancia.

1928 – Creò la rivista “Domus”

Dietro suggerimento di Ugo  Ojetti, grande giornalista, padrino fiorentino del giovane Ponti, e in collaborazione con l’amico editore Gianni Mazzocchi, Giò creò, nel 1928, la rivista Domus, che lui stesso diresse per diversi anni. Pubblicando le sue realizzazioni, la rivista diventò il principale veicolo di diffusione delle sue idee e dei suoi progetti, in campo artistico e architettonico.

Dopo aver presentato alla IV Triennale di Monza, nel 1930, la ‘Casa delle Vacanze’, ancora di stampo neoclassico, ecco la svolta: la realizzazione d’ora in avanti, di costruzioni residenziali ed industriali che evidenzieranno un progressivo avvicinamento al razionalismo (cioè rifiuto degli elementi puramente decorativi, ricerca delle funzionalità, e valorizzazione delle strutture essenziali).

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Sono di questo periodo, le varie ‘Domus’ che rappresentano la sua visione di “casa all’italiana”, (un solo appartamento per piano, ingresso padronale separato da quello della servitù, con un’ampia zona giorno, materiali poco costosi e un’evoluzione della vivibilità).

Negli anni ’30, organizzò la V Triennale a Milano. Disegnò le scene ed i costumi per il Teatro alla Scala e partecipò all’Associazione del Disegno Industriale ADI, essendo tra i sostenitori del premio Compasso d’oro promosso da ‘La Rinascente’.
A partire dal 1933, fu direttore artistico di Fontana Arte, per la quale creò disegni di tavoli e svariati tipi di lampade.

1932 – La sua prima Torre

Dopo l’abbattimento dei Bastioni in piazza Oberdan, si era resa disponibile un’area attigua ad un vecchio palazzo stile neoclassico di proprietà dei fratelli Giovanni e Mario Rasini. Su committenza degli stessi Rasini, lo studio Ponti-Lancia progettò un complesso composto da due edifici. Il primo, un Palazzo Rasini di 6 piani (in sostituzione del vecchio edificio esistente), all’angolo fra i Bastioni e corso Venezia, avente l’ingresso su quest’ultimo. Il secondo, una Torre Rasini, di 12 piani, per complessivi 50 metri d’altezza, situata a fianco dell’altro palazzo, con ingresso in piazza Oberdan, proprio di fronte ai caselli daziari. Il diverso stile fra i due edifici, unitamente alla contrapposizione fra la facciata in marmo bianco del primo, con quella in mattoni a vista del secondo, evidenziano, in maniera lampante, modi molto diversi, di vedere le stesse cose. Alla compostezza classica propugnata da Lancia. ,si contrappongono le forme dinamiche dello stile di Ponti, (dal bow-window  in facciata alle terrazze sul retro digradanti verso il giardino).

Questa differenziazione di stili sarà il preludio, finita la costruzione di entrambi gli edifici, alla rottura del rapporto di collaborazione tra Ponti e Lancia, a causa proprio della semplificazione razionalista voluta da Giò a scapito dei concetti di tradizione e classicità auspicati da Lancia.

Casa e Torre Rasini – Piazza Oberdan- Corso Venezia

1933 – Torre Branca (ex Littoria)

Fra le altre architetture civili di questo periodo, è sicuramente da annoverare la Torre Branca (ex Littoria), realizzata a Milano del 1933 al Parco Sempione, proprio a fianco della Triennale. Commissionata dal Comune di Milano, per volontà di Mussolini, fu terminata in sole “68 giornate lavorative” dalla ditta Angelo Bombelli Costruzioni Metalliche – Milano ed inaugurata  il 10 agosto 1933, in occasione dell’apertura della V Triennale di Milano.

Torre Branca – fonte Wikipedia
Elegante interno dell’epoca, con vista (Torre Littoria)

La torre, molto snella e leggera, ha forma tronco-piramidale a sezione esagonale, con lato di soli 6 metri alla base e 4,45 metri alla sommità. Un ascensore Stigler portava in 30 sec. a un belvedere, all’altezza di 100 metri. In cima, un ristorantino con 12 tavoli, e cucina.

Abbandonata la torre dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’edificio fu poi acquisito negli anni Novanta dalla nota distilleria Branca, che dopo aver operato un risanamento della struttura, spostando, per ragioni di sicurezza, il piccolo ristorantino alla base invece che alla sommità, la rese nuovamente agibile a partire dal 2002.

Fra le altre opere di questo periodo, sono da annoverare alcuni edifici scolastici (Scuola di Matematica alla Città Universitaria di Roma, Facoltà di Lettere e Rettorato dell’Università di Padova), ed edifici residenziali (Casa Marmont, Casa Laporte a Milano e Villa Donegani a Bordighera).

1936 – Apertura di nuovo studio

Aprì quindi un nuovo studio, associandosi con due ingegneri Antonio Fornaroli ed Eugenio Soncini. Da questo sodalizio nasceranno importanti progetti, tra cui il Palazzo Montecatini a Milano del 1936-1938, commissionato allo Studio, da Guido Donegani, fondatore e presidente della Montecatin. Ponti realizzò la “progettazione integrale” dell’edificio e degli interni, armonizzando la preesistente costruzione [su via Turati], alla nuova, in un unico complesso.

Palazzo della Montecatini – Giò Ponti

Nel 1936 divenne docente del corso di ‘interni, arredamento e decorazione’ presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano,. cattedra che mantenne fino al 1961.

Nel 1940, Ponti lasciò la direzione di Domus per fondare una nuova rivista, “Stile” di Garzanti editore, che lui dirigerà fino al 1947, per poi tornare definitivamente alla vecchia testata.
“Stile”, scrisse lo stesso Giò nel primo numero della rivista, voleva essere “indicazione di idee, di vita, d’avvenire, e soprattutto d’arte”.

1940 -1945 Seconda guerra mondiale

Durante il periodo della seconda guerra mondiale, Giò Ponti rivolse la sua attenzione nel campo del design: anni in cui mise in pratica il principio del “comporre” e dell’ “alleggerire”.
Nel 1948 Giò Ponti disegnò per l’azienda “La Pavoni”, la sua macchina da caffè “la Cornuta”.

La Cornuta della Pavoni

1952 – Studio Ponti-Fornaroli-Rosselli

Nel 1952 si associò con Antonio Fornaroli e l’architetto Alberto Rosselli (suo genero, marito della figlia Giovanna) , collaborazione, grazie alla quale potè incrementare l’attività di designer che gli consentiva di esprimere a pieno, il suo estro.
Quello stesso anno progettò per Cassina la sedia “superleggera”, frutto di uno studio approfondito delle caratteristiche dei materiali usati, eliminando il ‘non necessario’.

Sedia ‘superleggera’ Cassina
o

Elaborò la “Casa attrezzata” (più funzioni nello stesso mobile), la “parete organizzata” (pannello a muro che raccoglie una composizione di ripiani e oggetti), la “finestra arredata”, i “mobili auto-illuminanti”, stravolgendo il modo di vivere l’abitazione domestica.

Le Triennali tra il 1951 e il 1957 costituirono lo strumento di divulgazione delle nuove tecniche e del nuovo gusto dell’abitare. Queste nuove invenzioni troveranno applicazione pratica nelle ville Planchart e Arreaza a Caracas, nella villa Nemazee a Teheran, e nella Casa Ponti in via Dezza a Milano.

Nel 1953 concepì per la Fiat il disegno di una utilitaria ‘Linea Diamante’ sviluppata secondo principi del design non ancora applicati nell’industria automobilistica, troppo “radicali” all’epoca anche per la celebre casa automobilistica. Questo modello visionario, prodotto come prototipo in unico esemplare, è stato recentemente ‘svelato’ (2018) a Grand Basel (la Fiera di Basilea) in occasione del 90mo anniversario della prima uscita della rivista Domus.

Prototipo Fiat – Modello Diamante – Giò Ponti

1957 – Pubblicazione “Amate l’Architettura”

Nel 1957 Ponti pubblicò il suo libro “Amate l’Architettura”,quasi un diario personale o una raccolta di idee e riflessioni sull’arte, il colore, l’estetica, i materiali.

1957-1960 La sua “Torre Pirelli”

Nel 1960 venne inaugurato il grattacielo Pirelli capolavoro di Giò, quella che è probabilmente la più nota e discussa opera pontiana: Torre Pirelli (come la chiamò lui, anche se i milanesi la battezzarono affettuosamente ‘Pirellone’, nome che lui non accettò mai, perchè quel suffisso ‘one’, dava un senso di pesantezza, esattamente l’opposto di quanto lui intendesse trasmettere).
Con le sue 60.000 tonnellate di peso, e i suoi 31 piani per un totale di 127.10 m di altezza, è, tra le torri in calcestruzzo armato, la più alta al mondo.
E’ una torre con facciata di cristallo, alluminio e acciaio, mentre la struttura esterna in cemento armato è rivestita con piastrelle in ceramica. Nella sua essenzialità e leggerezza, è ancora oggi uno dei simboli della città di Milano, oltre che emblema di una modernità negli irripetibili anni del boom economico italiano

Grattacielo Pirelli

1960 – Arredamenti navali

Si dedicò, in quegli anni, anche al disegno e alla realizzazione degli arredi dei saloni e delle cabine dei transatlantici come il Conte Biancamano, il Conte Grande, l’Andrea Doria, il Giulio Cesare della Società di Navigazione Italia di Genova (sulle rotte delle Americhe), e delle mn. Asia, Africa, Oceania, Vittoria del Lloyd Triestino di Trieste (sulle rottedell’Africa, dell’Estremo Oriente e dell’Australia)

Arredamento sala da pranzo 1a Classe transatlantico Andrea Doria
Servizio da thè con lo stemma del Lloyd Triestino – Giò Ponti

1963 – Realizzazioni all’estero

Grazie alla notorietà dovuta alle innovazioni tecniche e architettoniche apportate per la realizzazione del grattacielo Pirelli (rimasto fino al 1968, il più alto edificio d’Europa) , Giò fu chiamato in Europa e in Oriente, per nuovi, importanti progetti: realizzò gli edifici ministeriali di lslamabad in Pakistan, una villa per Daniel Koo a Hong Kong e alcune importanti facciate per grandi magazzini (a Singapore, a Hong Kong, a Eindhoven in Olanda)

1964 – Costruzione edifici religiosi

Progettò e costruì anche edifici religiosi a Milano (la chiesa di San Francesco d’Assisi al Fopponino 1964, e la cappella dell’Ospedale San Carlo, 1966), esempi della sua tendenza alla smaterializzazione dell’architettura, con ‘finestre aperte sull’immenso, che è la ‘dimensione del mistero’.

La massima concretizzazione di tale concetto, è la Concattedrale Grande Madre di Dio di Taranto, del 1970, la cui facciata, che richiama una vela, si innalza per 53 metri, (al posto della cupola) senza comunicare all’interno con il resto della chiesa. Le ottanta aperture esagonali, fanno della facciata, come un foglio traforato, avente per sfondo, l’azzurro del cielo.

Concattedrale Grande Madre di Dio – Taranto

L’architettura di Gio Ponti è spesso come un quadro futurista che può piacere o non piacere: vuole “essere guardata” ed interpretata. Purtroppo questa Concattedrale di Taranto che, voleva simboleggiare il fulcro centrale della sua opera, non è stata capita. Un’opera monumentale, che avrebbe dovuto rilanciare Taranto a livello internazionale, non è stata compresa dagli stessi tarantini, ed è stata lasciata al degrado. Un insensato atteggiamento di negligenza, che non ha consentito a quest’opera immane, di divenire il simbolo di una città che, in quegli anni, stava diventando innovativa.

Gli ultimi anni

Negli ultimi anni Giò Ponti concentrò la sua attenzione sugli effetti luce giocando sulle sfumature dei colori e le ombre. Opera interessante è il Denver Art Museum, Colorado (1972), che esprime le principali caratteristiche della sua architettura: i muri non hanno finestre, ma solo feritoie da cui si godono, da dentro, impreviste vedute sottili sulla città e sulle lontane Rocky Mountains. Feritoie, che di notte si illuminano, e diventano uno spettacolo per la città. Il museo fu subito battezzato ‘the fortress’ (la fortezza), per la severità della struttura, vista dall’esterno.

Denver Art Museum, Colorado – Giò Ponti

L’artista dev’essere libero da etichette, al di fuori dei canoni, capace di esprimere la propria creatività in vari contesti. Una visione del mondo differente, unica e preziosa in cui arte, architettura e design si fondono per appagare i bisogni dell’uomo e della vita moderna.

E tutto questo fu Giò Ponti, che morì a Milano, all’età di ottantotto anni, nella sua casa di via Dezza, il 16 Settembre 1979.

Le sue realizzazioni

A Milano

  • 1923  Manifattura San Cristoforo (Richard-Ginori)
  • 1924-1926 Casa in Via Randaccio 9
  • 1927  Vestibolo a Le salette a La Rinascente – Domus Nova
  • 1927  Padiglione dell’Industria Grafica e Libraria alla Fiera Campionaria
  • 1927  Mobili per Studio L’Officina, Milano
  • 1927  Mobili per La Rinascente-Domus Nova
  • 1927  Mobili per Il Labirinto
  • 1927  Monumento ai Caduti in Piazza Sant’Ambrogio
  • 1928  Ristorante La Penna d’Oca
  • 1928  Stand della Richard-Ginori, Fiera Campionaria
  • 1928  Arredamento Vimercati in Via Domenichino
  • 1928  Casa in Via Domenichino
  • 1928  Arredamento Schejola in Via Pisacane
  • 1928  Negozio parrucchiere Malagoli in Piazza Virgilio
  • 1928   Palazzo Borletti, via San Vittore 40-42
  • 1930  Cappella Borletti al Cimitero Monumentale
  • 1931  Banca Unione sede centrale (poi Barclays Castellini) in Via S.ta Maria Segreta, con Emilio Lancia
  • 1931  Case TipicheDomus JuliaDomus Carola e Domus Fausta in Via De Togni 21,23,25 (con io Lancia)
  • 1931–1932 Disegno dell’interno del ristorante, Palazzo Mezzanotte, piazza Affari
  • 1931 Arredamento in vetro per il negozio Dahò
  • 1932 Stabilimento Italcima all’angolo tra Via Crespi e Via Legnone
  • 1932  Arredamento per Ida Pozzi in Via De Togni
  • 1933  Case TipicheDomus AureliaDomus OnoriaDomus FlaviaDomus Serena in Via Letizia
  • 1933  Case TipicheDomus Livia in Via del Caravaggio
  • 1933 Casa Rasini all’angolo tra Corso Venezia e Bastioni di Porta Venezia
  • 1933  Torre Littoria al Parco Sempione
  • 1933  Camera da letto per la V Triennale
  • 1934  Case Tipiche Domus Adele in Viale Coni Zugna e Domus Flavia in Via Cicognara
  • 1934  Allestimento della Sala del più leggero dell’aria alla Mostra dell’Aeronautica, Palazzo dell’Arte
  • 1934  Villino Siebaneck in Via Hajech
  • 1934  Palazzi per gli uffici Ledoga in Via Carlo Tenca- (attualmente via Roberto Lepetit)
  • 1934–1935 Domus Adele (palazzo Magnaghi e Bassanini), viale Coni Zugna 29
  • 1934  Casa Marmont in Via Gustavo Modena 36
  • 1935  Casa Laporte in Via Benedetto Brin 12
  • 1935-1938 Primo Palazzo Montecatini, Via della Moscova 3
  • 1936  Case Tipiche: Domus Alba in Via Goldoni
  • 1936  Abitazione dimostrativa alla VI Triennale di Milano
  • 1938–1946 Palazzi di piazza San Babila fra via Monforte e Borgogna
  • 1938  Arredamento Vanzetti
  • 1938  Arredamento Borletti in Via dell’Annunciata
  • 1939  Arredamento per gli uffici Vetrocoke
  • 1939  Palazzo Ferrania (poi Fiat, ora sede dello store del brand newyorkese Abercrombie & Fitch) sull’angolo tra Corso Matteotti e Via San Pietro All’Orto
  • 1939  Palazzo RAI (ex EIAR), Corso Sempione 27
  • 1940  Maniglie per Sassi
  • 1941  Posate per Krupp Italiana
  • 1940  Scenografie e costumi per Pulcinella di Stravinsky al Teatro dell’Arte
  • 1940  Clinica Columbus per le Suore missionarie del Sacro Cuore, Via Buonarroti 48
  • 1943  Arredamento per il negozio d’argenti Krupp
  • 1944  Palazzo Garzanti in Via della Spiga (in coll. con Gigi Ghò)
  • 1944  Scenografia e costumi per il balletto Festa Romantica di Piccoli al Teatro La Scala
  • 1947–1951 Secondo Palazzo Montecatini, largo Donegani 2
  • 1950  Quartiere Harar, (con Gigi Ghò)
  • 1956-1960 Edificio sede della Riunione Adriatica di Sicurtà (RAS), (con Antonio Fornaroli, Piero Portaluppi e Alberto Rosselli)
  • 1956–1961 Grattacielo Pirelli, piazza Duca d’Aosta 5-7A
  • 1955-1960 Chiesa di San Luca Evangelista
  • 1956–1957 Casa Ponti, via Dezza 49
  • 1957 Casa di abitazione in via Plinio, 52 a Milano (con Fornaroli e  Rosselli)
  • 1960 Casa di abitazione in via Bronzino, 5 (con Fornaroli e  Rosselli)
  • 1961  Edificio “Trifoglio”, Facoltà di Ingegneria, Politecnico
  • 1961-1964 Chiesa di San Francesco d’Assisi al Fopponino
  • 1962  Sede della RAS (ora Allianz) via Santa Sofia18
  • 1964-1969 Chiesa di san Carlo Borromeo c/o Osped. San Carlo
  • 1968–1971 Edificio Montedoria, via Pergolesi 25

Nel resto d’Italia e all’estero

  • 1923 Manifattura di Doccia, Sesto Fiorentino, (Firenze)
  • 1926 Villa Bouilhet a Garches [Île-de-France] (FRANCIA)
  • 1927 Interni di Casa Semenza, Levanto (La Spezia)
  • 1928 Sistemazione della Rotonda del Padiglione Italiano alla 16º Biennale di Venezia
  • 1928 Disegni per ricami su seta per la Scuola di Cernobbio
  • 1930 Arredamento per una cabina di lusso su un transatlantico IV Triennale di Monza
  • 1930 Casa delle vacanze alla IV Triennale di Monza
  • 1931 Soffitti e carta da parati degli appartamenti di Umberto II, Castello di Racconigi
  • 1931 Arredamento Contini-Bonacossi, Firenze
  • 1933 Domus Lictoria: concorso per il Palazzo del Littorio, Via dell’Impero, Roma
  • 1934 Scuola di Matematica, Città Universitaria, Roma1935 Ville de Bartolomeis a Bratto della Presolana, Val Seriana, Bergamo
  • 1935 Hotel in Val Martello, Paradiso del Cevedale, Merano
  • 1935 Scuola di Matematica, Città Universitaria, Roma
  • 1936 Arredamento per gli uffici Ferrania, Roma
  • 1936 Interni dell’Istituto Italiano di Cultura, Palazzo Füstenberg, Vienna (AUSTRIA)
  • 1936 Mostra Universale della Stampa Cattolica, CITTA’ DEL VATICANO
  • 1936 Aula Magna, Basilica e Rettorato, Palazzo del Bo, Università di Padova
  • 1937 Il Liviano, facoltà di Lettere dell’Università di Padova, Piazza del Capitaniato, Padova
  • 1938 Mostra della Vittoria, Padova
  • 1938 Villa Marchesano, Bordighera (Imperia)
  • 1938 Villa Tataru, Cluj (ROMANIA)
  • 1939 Scenografia e costumi per il balletto La Vispa Teresa di Ettore Zapparoli, San Remo (Imperia)
  • 1941 Mobili con smalti realizzati da Paolo De Poli, Padova
  • 1940 Hotel du Cap, progetto per case di vacanza per l’Eden Roc, Cap D’Antibes (FRANCIA)
  • 1940 Villa Donegani, Bordighera (Imperia)
  • 1940 Palazzina Salvatelli, Via Eleonora Duse 53, Roma
  • 1943 Villino Marmont La Cantarana, Lodi
  • 1950 Villa Mazzarella, Napoli
  • 1952 Villa Arata, Napoli
  • 1952–1956 Centrali elettriche Edison a: Santa Giustina, Chiavenna, Cimego, Liri, Vinadio, Pantano d’Avio, Stura Demonte
  • 1952–1958 Istituto Italiano di Cultura (Fondazione Carlo Maurillo Lerici), Stoccolma (SVEZIA)
  • 1953-1957 Complesso comprendente l’Hotel della Città et de la Ville ed il Centro Studi Fondazione Livio e Maria Garzanti, in Corso della Repubblica, a Forlì.
  • 1953-1957 Villa Planchart, Caracas (VENEZUELA)
  • 1953 Arredamenti ed interni dell’Hotel Royal, Napoli.
  • 1954–1956 Villa Arreaza, Caracas (VENEZUELA)
  • 1955 Interno sala macchine Centrale Idroelettrica Porto della Torre, Somma Lombardo (VA)
  • 1957-1964 Villa Nemazee, Teheran (IRAN)
  • 1958 Monastero Delle Carmelitane Scalze, in Via Padre Semeria 191, a Sanremo (Imperia)
  • 1959 Auditorium del Time-Life Building, Sixth Avenue, New York City (U.S.A.)
  • 1960 Palazzo Comunale di Cesenatico
  • 1961 Casa di abitazione in via Spreafico a Monza
  • 1962 Hotel Parco dei Principi, Sorrento
  • 1962 Pakistan House hotel, Islamabad (PAKISTAN))
  • 1962–1964 Ministerial buildings, Islamabad (PAKISTAN)
  • 1963 Villa per Daniel Koo, Hong Kong (CINA)
  • 1964 Hotel Parco dei Principi, Roma
  • 1966–1969 Facciata del De Bijenkorf department store, Eindhoven (OLANDA)
  • 1970 Concattedrale Gran Madre di Dio, Taranto
  • 1970-1971 Denver Art Museum, Denver (U.S.A.)
  • 1974 Facciata del Mony Konf building, Hong Kong (CINA)
  • 1976 Pavimenti in piastrelle per la sede del giornale Salzburger Nachtrichten, Salisburgo (AUSTRIA)
  • 1977–1978 Facciata del Shui Hing department store, Singapore

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