Certosa di Milano questa sconosciuta


Non tutti sanno che Milano vanta la presenza di due chiese definite come Cappella Sistina di Milano. Pur non essendo paragonabili alla Cappella del Vaticano sono veri capolavori d’arte.
Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore (Corso Magenta), la più rinomata, interamente decorata con un vasto ciclo di affreschi di scuola leonardesca
Certosa di Milano (Garegnano) Parrocchia S. Maria Assunta in Certosa (Viale Certosa), meno conosciuta anche dai milanesi, ma con diritto di meritare a pieno titolo il prestigioso appellativo.

Certosa di Milano (Garegnano).

Recentemente ho letto la storia di questo monumento milanese, che non conoscevo, risalente addirittura al 1084, anno di fondazione dell’Ordine dei Certosini, creato dal monaco eremita Bruno di Colonia (Colonia 1030 ca- Serra San Bruno, RC, 6/10/1101)

L’Ordine dei Certosini, il più rigoroso della Chiesa Cattolica, prende il nome dal luogo del primo insediamento a Chartreuse nei pressi di Grenoble, dove, ancora oggi, ha sede la casa madre. Lo stile di vita dei monaci certosini e dei conversi è di tipo eremitico; in comune si svolgono le azioni della S.Messa, della recita dell’Ufficio delle Ore e del pasto festivo nel refettorio, ma sempre in assoluto silenzio. Esiste un solo momento di svago alla settimana, in cui i monaci passeggiano conversando fra loro. Il loro motto è Stat Crux dum volvitur orbis (la Croce resta fissa mentre il mondo ruota). La vita spirituale si basa su quattro gradini: la lettura, la meditazione, l’orazione e la contemplazione.

Una lettura molto interessante corredata anche della parte architettonica e pittorica. Mi sono resa conto che era necessario conoscere e vedere da vicino anche la parte artistica. Quindi, nei giorni scorsi , mi sono recata alla Parrocchia S. Maria Assunta in Certosa alla scoperta di una Cappella Sistina di Milano.

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Si è trattato di una vera sorpresa tra stile architettonico e arte pittorica, un interno completamente coperto da miriadi di affreschi, un tripudio di colori, tali da rimanere bloccata davanti a tanta bellezza.

Alcuni cenni storici

La Certosa fu fondata con atto notarile il 19/09/1349 da Giovanni Visconti, Arcivescovo e Duca di Milano, che ne fece dono all’Ordine Certosino. Nel 1388, suo nipote Luchino Novello Visconti, considerato il secondo fondatore, alla sua morte, lasciò tutti i suoi beni ai certosini compreso ampie proprietà terriere e immobiliari, campi, vigne boschi, esentasse e dazio.

Anticamente Il territorio di Garegnano, dove sorgeva la Certosa, era un antico borgo situato in una zona solitaria, a circa 4 km a nord-ovest di Milano. Oltre ad essere un punto di rifugio e di ristoro per i viandanti e i pellegrini, era spesso oggetto di invasioni da parte di briganti e banditi i quali, nella notte del 23 aprile 1449 , penetrarono nella Certosa compiendo razzie rubando oro e preziosi e distruggendo gran parte dell’edificio.

Dopo circa duecento anni dalla sua fondazione, si rese necessaria una ricostruzione. I lavori vennero affidati all’architetto Vincenzo Sereni , sia per la parte esterna sia per la ristrutturazione e l’ampliamento della chiesa.

Nel 1782 i monaci dovettero abbandonare la Certosa in seguito alla soppressione del monastero decretata da Giuseppe II, Imperatore d’Austria, il quale aboliva tutti gli ordini contemplativi.
Nella notte di Natale del 1783 la Certosa venne adeguata e adibita al culto pubblico diventando a tutti gli effetti la Parrocchia del paese di Garegnano.

Architettura

Ingresso

Il complesso della Certosa, così come lo vediamo oggi, è il risultato di una lunga serie di aggiunte e modifiche eseguite nel corso di vari secoli, in particolare tra il XV e XVII secolo sotto la guida dell’architetto Vincenzo Sereni. Si occupò anche della ristrutturazione della chiesa, un tempo divisa in due aree, una destinata ai monaci e l’altra ai conversi. Pare comunque che l’intera ricostruzione, in stile barocco, si concluse intorno al 1620.

Si accede alla Certosa da una ampia porta che immette in un piccolo peristilio, detto cortile dell’elemosina, unica area del convento un tempo aperta a tutti. Si passa poi nel grandioso atrio poligonale detto cortile d’onore, antistante la chiesa, dove a destra ci si immette nel chiostro che, anticamente , faceva parte della foresteria, mentre a sinistra si apriva la parte rustica dove si trovavano i locali per i servizi necessari alla comunità.


Peristilio. Nell’architettura religiosa cristiana le chiese erano spesso contornate da portici che facevano loro scudo separandole dalle strade. Dal peristilio nasce quindi il chiostro che troviamo spesso annesso alle chiese, ai conventi e alle abbazie.

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Peristilio
Chiosco ex foresteria

Facciata descrizione

Facciata

Si presenta in tre ordini simmetrici.
Nella parte inferiore c’è il portale ai cui lati sono poste due colonne in granito con due capitelli corinzi in pietra gialla di Angera, un frontone spezzato in marmo di Candoglia che raffigura il Riposo della Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto

Marmo di Candoglia di colore bianco/rosa che viene estratto nel comune di Mergozzo nella Val d’Ossola. Lo stesso marmo del Duomo di Milano usato ancora oggi dalla Fabbrica del Duomo.

Ai lati del portale si trovano le statue di S. Bruno (sinistra), S. Ugo di Lincoln Vescovo (destra).

Sopra le due finestre laterali, i busti di dell’Arcivescovo Giovanni Visconti (sinistra) e di Luchino Novelli Visconti (destra), fondatori della Certosa.

Nella parte mediana, le figure dei patroni della diocesi di Milano: a destra la statua S. Carlo Borromeo, a sinistra quella di S. Ambrogio

Parte superiore: bassorilievo in pietra rossa d’Angera raffigurante la Maddalena portata in cielo dagli Angeli

Alla sommità tre sculture: Maria e due Angeli sempre in marmo di Candaglia

Interno


Un colpo d’occhio tra colori e luci di grande effetto cromatico, pareti e soffitti coperti interamente da una miriade di affreschi di tutte le dimensioni.


Per la maggior parte si tratta di affreschi e stucchi realizzati principalmente da due pittori lombardi Daniele Crespi e Simone Peterzano, quest’ultimo maestro di Caravaggio che all’età di 13 anni fu allievo nella sua bottega milanese dal 1584 al 1588.

Simone Peterzano (Bergamo 1540-Milano 1599) Dopo aver trascorso un certo periodo di tempo a Venezia alla scuola di Tiziano, compare a Milano nel 1573, nel 1578 ottiene un contratto dalla Certosa per un ciclo di affreschi che relizzerà fino a settembre del 1582 (Presbiteiro, Abside, Cupola).

Daniele Crespi (Busto Arsizio 1598-Milano 1630), Nonostante la sua prematura scomparsa, a causa della peste manzoniana del 1630, è annoverato tra i maggiori esponenti del seicento lombardo. Nella Certosa di Garegnano lavorò fino al 1629. A lui si devono tutti gli affreschi della navata, delle pareti e della volta.

Navata

La chiesa, dotata da una unica navata lunga e stretta , possiede una curiosa planimetria a T rovesciata in quanto le cappelle si trovano subito all’entrata, disposte ai lati della navata, e non tutte comunicanti con la navata stessa. La più importante , dal punto di vista artistico è quella dell’Annunciazione o del Rosario, alla quale si accede direttamente dalla navata subito a destra dell’ingresso.

Pareti

Comprendono 6 affreschi detti lunette, tre per lato, ognuna riferita ad episodi sulla vita di S. Bruno e dei monaci certosini , intervallate da altri personaggi appartenenti all’Ordine stesso.

Lunetta. Elemento architettonico tipico di ambienti coperti da volte. Si tratta di una porzione di parete che si interseca con una volta a botte. E’ particolarmente usata nell’arte per la decorazione degli affreschi o di altri generi di pitture, come da sculture ad alto o basso rilievo.

Parete destra

Lunetta 1 Risveglio dalla morte di Raimond Diocrès


Raffigura l’episodio leggendario in cui il cadavere di Raimond Diocrès si rianima. La scena rappresenta un evento straordinario che ha dell’incredibile ma che ha determinato la decisione di Bruno, presente come discepolo del professore, a darsi alla vita ascetica fondando l’Ordine dei Certosini.

Ecco come viene descritto questo fatto davvero sconvolgente.

Nel 1082 era morto a Parigi il professore della Sorbona Raimondo Diocrés. Nella chiesa di Nòtre Dame si svolgevano i solenni funerali. Oltre a molti semplici fedeli vi parteciparono numerosi professori e discepoli del defunto La salma era collocata nel mezzo della navata centrale, coperta , secondo l’uso di quel tempo, da un semplice velo.

Cominciate le esequie, allorché il sacerdote disse le parole del rito: “Rispondimi: quante iniquità e peccati hai…?”, si udì una voce sepolcrale uscire sotto il velo: “Per giudizio di Dio sono stato accusato” Fu tolto subito il drappo mortuario, ma si trovò il defunto immobile e freddo.

La funzione, improvvisamente interrotta, fu subito ripresa fra il turbamento generale. Poco dopo il cadavere si alzò davanti a tutti e gridò con voce ancora più forte di prima:
“Per giusto giudizio di Dio sono stato giudicato!”.

Lo spavento dei presenti giunse al colmo. Alcuni medici si avvicinarono al defunto, ripiombato nella sua immobilità, e constatarono che era veramente morto. Non si ebbe però il coraggio, per quel giorno, di continuare il funerale e si rimandò al domani.

Intanto le autorità ecclesiastiche non sapevano che cosa decidere. Alcuni dicevano:
E’ dannato, non è degno delle preghiere della Chiesa!”. Altri osservavano: “Non si può essere sicuri che Diocrés sia dannato! Ha detto di essere stato accusato e giudicato, ma non condannato”.
Anche il Vescovo fu di questo parere.


II giorno seguente fu ripetuto l’ufficio funebre, ma giunti alla stessa frase prevista dal rito: “Rispondimi…” il cadavere si alzò nuovamente da sotto il velo funebre e gridò: “Per giusto giudizio di Dio sono stato condannato all’inferno per sempre!”.


Davanti a questa terribile testimonianza, cessarono i funerali e si decise di non seppellire il cadavere nel cimitero comune.


Il prodigio era evidentissimo e molti si convertirono.
Tra i presenti c’era un certo Brunone, discepolo e ammiratore del Diocrés; era già un buon cristiano, ma in quella occasione decise di lasciare le attrattive del mondo e di darsi alla penitenza. Altri seguirono il suo esempio. Brunone divenne fondatore di un Ordine Religioso, il più rigoroso della Chiesa Cattolica: l’Ordine dei Certosini. In seguito morì da Santo
.

Lunetta 2 Il sogno del Vescovo Ugo

Il sogno del Vescovo Ugo

Rappresenta il sogno di S. Ugo, Vescovo di Grenoble, che vede da lontano S. Bruno

Lunetta 3 Il Vescovo riceve Bruno


Bruno e i compagni si recano dal Vescovo con lo scopo di richiedere un luogo per vivere il loro ritiro

Parete sinistra

Lunetta 4 Il Vescovo benedice il nuovo monastero

Raffigura il Vescovo Ugo in atto di benedire il nuovo Monastero della Certosa (1084))

Lunetta 5 La Vergine con il Bambino, S. Pietro e monaci


Rappresenta l’apparizione della Madonna a S. Bruno, a sottolineare la sua grande devozione per Maria.

Lunetta 6 Ruggero di Calabria, a caccia, incontra Bruno in preghiera


Il pittore ritrae S. Bruno assorto in preghiera nel bosco. In quel luogo , nel 1090, sorgerà la prima Certosa italiana e lì vi resterà fino alla sua morte avvenuta nel 1101.

Volta a botte

La Volta vista dall’ingresso della Chiesa

Sempre opera di Daniele Crespi, presenta due motivi di decorazione: i riquadri con i busti di monaci certosini e i medaglioni esagonali con episodi tratti dall’Antico e Nuovo Testamento. I personaggi dei medaglioni esagonali rappresentano, partendo dall’ingresso,: il sacrificio di Isacco, Maria Maddalena, Giovanni Battista, l’Ascensione di Gesù al cielo.

La volta ripresa dal basso

Presbiterio

Presbiterio


La decorazione pittorica del Presbiterio fu affidata a Peterzano nel 1578 con precise indicazione sui soggetti da rappresentare e lo stile da impiegare, secondo quanto emanato con istruzione ecclesiastiche dall’Arcivescovo Carlo Borromeo, l’anno precedente

Presbiterio (collegio). È la parte architettonica della chiesa riservata al clero officiante, ovvero i presbiteri. E situato alla fine della navata centrale e termina con il catino dell’abside

Ai lati del Presbiterio due grandi dipinti che rappresentano la Natività (a sinistra) e l’ Epifania visita dei Magi (a destra)

LA natività

)

L’Epifania


Catino absidale

Catino Absidale
Catino absidale : la crocefissione

Catino absidale , la Crocefissione con le figure isolate della Vergine e di San Giovanni.

Catino absidale: la Cupola

Catino absidale la Cupola : Dio Benedicente con 8 angeli con i simboli della passione.


Cappella dell’Annunciazione o del Rosario


Cappella dell’Annunciazione o del Rosario ( Biagio Bellotti)
La Cappella è un’opera realizzata a più mani e in tempi diversi. Un vero capolavoro.
Gli ultimi interventi decorativi sono del pittore e canonico Biagio Bellotti (Busto Arsizio febbraio 1714 – agosto 1789) A lui si devono gli affreschi riguardanti i 15 misteri del Rosario realizzati intorno al 1771.

Un episodio curioso e incredibile (Guglielmo da Fenoglio)

ll tempo a mia disposizione stava per scadere e mi avviavo all’uscita, quando, sopra la porta d’ingresso , mi ha colpito la figura di un certosino che brandiva una zampa d’asino. Ho voluto saperne qualcosa di più e, attraverso una ricerca, ho potuto conoscere la storia del personaggio ritratto e del perché della zampa

Verso l’uscita
Guglielmo da Fenoglio “il Santo del prosciutto

Trovata la spiegazione, ecco un breve riassunto:


Il beato Guglielmo da Fenoglio, nacque a Garessio, in provincia di Cuneo, e morì nella Certosa di Valcasotto, (Cuneo), prima Certosa in Italia fondata nel secolo XI, forse dallo stesso San Bruno che, giungendo dalla Grande Chartreuse presso Grenoble , si stava recando a Roma.

Non si hanno certezze a proposito delle date della sua vita, a causa degli incendi e distruzioni cui andò incontro la Certosa di Casotto. Alcuni analisti suggeriscono il 1065 come data di nascita e il 1129 (19 dicembre) come data di morte. Ma veniamo al personaggio.

Dotato di una forte personalità , seppe attrarre magneticamente le folle con la sua testimonianza di vita e con la sua disarmante semplicità.

E’ sorprendente che un semplice converso (cioè un “fratello laico) abbia goduto di così grande fama addirittura in mezza Europa (tra l’altro è patrono dei conversi certosini) e sia stato così frequentemente raffigurato in pitture e sculture. E questo non lo si spiega soltanto con la fama, che si era acquistato, di “santo dai miracoli burleschi”, ma anche con episodi prodigiosi avvenuti sia da vivo che da morto.

Della gioventù si hanno poche notizie , ma si sa che, subito permeato da profonda fede, si ritirò in eremitaggio in località Torre di Mondovì, dove ebbe una prima esperienza anacoretica compiuta nel più alto ascetismo. Perciò quando, a vent’ anni, fece il suo ingresso nella Certosa di Casotto egli aveva già compiuto un intenso cammino di perfezione e di profonda unione con Dio.

Quale era il suo compito?
Provvedere ai viveri per il monastero, perciò questuando per le cascine questa attività lo portava in giro a recuperare granaglie e legumi nelle località limitrofe e fino ad arrivare in Liguria ad Albenga e Mondovì. Le strade ed i boschi erano infestate da briganti, che spesso assalivano il povero converso per rapinarlo dei viveri, portandogli via tutto quanto era riuscito ad ottenere in elemosi
na

Guglielmo, lamentandosi con il Priore di questa situazione , venne invitato, tra il serio e il faceto, si a difendersi usando se necessario “anche la zampa della mula”. L’umile converso certosino, che dell’obbedienza aveva fatto lo scopo della sua vita, alla prima occasione di assalto dei briganti afferrò la zampa della mula, la staccò impugnandola come una clava contro gli assalitori, che se la diedero a gambe terrorizzati da quel gesto.


Guglielmo provvide a risistemare il carico di viveri sul dorso della mula, e si avviò verso la Certosa, ma nella fretta riattaccò a rovescio la zampa, così che il malcapitato animale zoppicava in modo vistoso.

Il Priore se ne accorse e, per accertarsi quanto di prodigioso effettivamente si diceva in giro sul conto di Guglielmo, lo rimproverò per la sbadataggine e gli ordinò di rimettere la zampa come si conveniva, cosa che Guglielmo fece con tutta naturalezza, staccando e nuovamente e riattaccando, questa volta dal verso giusto, la zampa scusandosi per il suo errore.
Il tutto, naturalmente, senza che l’animale perdesse sangue o ragliasse dal dolore, come accertato dal Priore e da numerosi testimoni
.

Di questo fatto si è impadronita l’agiografia del Beato, che spesso lo rappresenta nell’atto di impugnare la fatidica zampa, tanto da definirlo scherzosamente “il santo del prosciutto”.

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