La centrale di Santa Radegonda

La Milano postunitaria

Si stenta, oggi, persino ad immaginare com’era il centro di Milano, solo 140 anni fa (1880-1884). Escluso il Duomo, la grande piazza antistante (appena liberata dalle macerie del Rebecchino e del Coperto del Figino), la recentissima Galleria Vittorio Emanuele II ed i portici da poco inaugurati, tutto il resto delle vie intorno alla Cattedrale, era un’accozzaglia di case vecchie, un intero quartiere che si era deciso di demolire, per dare un assetto più signorile a tutto il centro.

Per non dire poi cosa doveva essere di sera … Una autentica ‘desolazione’, solo per voler essere molto generosi …. Per come siamo abituati a vedere Milano oggi, al calar delle tenebre, doveva essere davvero surreale … conveniva rincasare rapidamente, per non fare spiacevoli incontri, dato che la flebile illuminazione dei lampioni a gas agli angoli delle strade, non consentiva nemmeno di vedere dove mettere i piedi ….

I più ricchi, camminavano di sera, illuminando il loro percorso con la fioca luce di una lanterna a candela, nel tentativo di evitare le immancabili buche e lo sterco del cavalli lungo le strade, gli altri si arrangiavano come potevano.

Il centro era in piena trasformazione … intorno alla Galleria Vittorio Emanuele II, c’erano ancora le macerie di alcune case intorno, da poco demolite, … lavoravano persino al Regio Ducal Teatro alla Scala che, essendo stato inaugurato poco più di cento anni prima (3 agosto 1778), già cominciava a denunciare l’età e lo stavano ammodernando in modo da essere pronto per essere pronto per la nuova stagione lirica che, a quei tempi, iniziava il 26 Dicembre (giorno di Santo Stefano) e non il 7 Dicembre come oggi. Insomma era tutto un ‘cantiere’, ovunque ci si muovesse …

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Indipendentemente da questi lavori, c’erano insistenti avvisaglie di qualche grossa novità che di lì a poco, avrebbero cambiato la vita a tutti … Proprio in quegli anni, infatti, stavano iniziando i primi esperimenti di generazione ed utilizzo di una nuova forma di energia ‘pulita’ … quella elettrica.

Il fisico Antonio Pacinotti, perfezionando il lavoro dell’inglese Michael Faraday, scopritore del fenomeno dell’induzione elettromagnetica, fondamentale per la realizzazione dei generatori, era riuscito a costruire il prototipo della dinamo, un generatore a corrente continua.

1877 – I primi esperimenti

Fu proprio grazie a questa invenzione che, il 18 marzo 1877, l’ing. Giuseppe Colombo realizzò una delle prime prove di illuminazione elettrica in città, utilizzando “un gran faro della forza luminosa di 500 fiamme gas”. La prova non dette i risultati sperati poiché l’unico faro collocato in piazza Duomo, per illuminare la cattedrale di sera, non era in grado di distribuire la capacità luminosa su tutta la piazza ma concentrava il fascio di luce prevalentemente su un unico punto.

esperimento illuminazione Duomo 18 marzo 1877
esperimento illuminazione Duomo 18 marzo 1877

1879 – Nuove prove d’illuminazione

Il successivo esperimento fu condotto il 20 aprile 1879, in occasione di una conferenza presso la Società d’incoraggiamento d’arti e mestieri, nel corso della quale, Colombo, presentò nuovi corpi illuminanti (le Candele Yablochkov) lampade ad arco con elettrodi in carbonio, di cui venne data dimostrazione accendendoli con “una coppia di macchine dinamoelettriche Siemens, con la relativa macchina motrice a vapore.

Candele Jablochkoff
Candele Jablochkoff

1881 – In Galleria si sperimenta l’illuminazione elettrica

Seguirono altri esperimenti durante l’Expo del giugno 1881, culminati quell’anno, con l’illuminazione elettrica della Galleria con venticinque lampade ad arco della Siemens pari a 20000 candele , esperimento che ebbe scarso successo a causa dell’incostanza del flusso luminoso e per il fatto che le lampade avevano una vita molto breve, dovendo essere sostituite ogni otto/dieci ore di funzionamento. La centrale era collocata nel cortile del Censo in via Sala, nell’ex Casa professa dei Gesuiti di S. Fedele.
Nel secondo semestre 1881, si tenne a Parigi una Mostra internazionale dell’elettricità dove l’americano Thomas Alve Edison presentò per la prima volta il ciclo completo del suo ‘sistema elettrico’, dalla generazione all’utilizzazione dell’energia elettrica, per mezzo di lampade non più ad arco ma ad incandescenza, di sua invenzione e brevetto. Fra i visitatori italiani d’eccezione a tale mostra, c’erano Galileo Ferraris del Politecnico di Torino e Giuseppe Colombo del politecnico di Milano.

Galileo Ferraris (Livorno Ferraris (VC), 1847 – Torino, 1897) fu ingegnere e scienziato italiano, scopritore del campo magnetico rotante e ideatore del motore elettrico in corrente alternata.

Giuseppe Colombo (Milano, 1836 – Milano, 1921) fu un ingegnere, imprenditore, politico, dirigente d’azienda, accademico e ministro italiano. Ebbe un ruolo di grande importanza per la crescita dell’industria a Milano ed in Italia.

La spinta decisiva all’arrivo dell’illuminazione elettrica a Milano si deve proprio all’ingegner Colombo, che, avendo visto a Parigi, funzionanti, le enormi dinamo della Edison lì esposte, ne intuì le potenzialità rispetto alle altre forme di energia come il gas illuminante, gli olii combustibili e il carbone, nonchè i possibili campi d’impiego. Tornato a Milano, fu lui a spingere per la creazione di un “comitato per le applicazioni dell’elettricità con il sistema Edison”. Esponendo il suo piano in una conferenza, cui oltre al comitato presenziavano i rappresentanti di alcune importanti banche milanesi, Colombo propose di dotare Milano di una centrale elettrica. La sua proposta riscosse il successo sperato e le banche decisero di finanziare l’operazione.

1882 – Si decide di costruire la centrale

Nel febbraio 1882 Il “Comitato …, sistema Edison, ” illuminò il ridotto della Scala con lampade a incandescenza. Il 23 marzo, il caffè Biffi in Galleria. Però erano tutte situazioni isolate …
Grazie al suo spirito imprenditoriale, Colombo, andò a New Youk a fine agosto di quell’anno e partecipò ai primi di settembre, all’inaugurazione della prima centrale termoelettrica al mondo, che la Edison Illuminating Company stava ultimando in città, in Pearl Street, nel distretto di Manhattan. In quell’occasione, fece trattative con la società, fondata dallo stesso Thomas Edison, per ottenere l’esclusiva del sistema Edison in Italia. Non solo, ma assieme a Thomas Edison in persona, definì il progetto per una centrale termoelettrica da costruire a Milano, molto simile a quella appena inaugurata a New York. Ordinò in quell’occasione, anche i macchinari necessari per la sua messa in funzione

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Stazione di Pearl Street - Manhattan
Stazione di Pearl Street – Manhattan

1883 – Inaugurazione della centrale

All’inizio del 1883 pertanto, fra i tanti cantieri, uno deve aver sicuramente destato molto malumore fra la gente perché la sua costruzione era assolutamente ‘fuori posto’, se accostata alla splendida architettura del Duomo o della Galleria. In via Santa Radegonda, a due passi dall’abside del Duomo, stavano rapidamente costruendo una ciminiera in mattoni di ben 52 m di altezza, che faceva parte di una ‘centrale termoelettrica’, termine questo, ancora sconosciuto ai più …

La centrale termoelettrica è un impianto industriale che produce grandi quantità di energia elettrica. Esistono diversi tipi di centrali elettriche, a seconda di come viene prodotta l’elettricità. Ad esempio le centrali idroelettriche sfruttano l’energia meccanica dell’acqua, mentre quelle termoelettriche (come in questo caso), l’energia termica dei combustibili fossili.

La Edison aveva acquistato lo spazio occupato da quello che, ai tempi, era stato il famosissimo Teatro di Santa Radegonda ormai in disuso da anni.
In quell’area, demolito il teatro, stava costruendo la centrale che si estendeva nell’area compresa fra via Santa Radegonda e via Agnello. In quel posto, oggi, c’è il cinema multisala Odeon. Nella centrale furono installate al primo piano le caldaie a carbone, al pianterreno le macchine a vapore e 4 dinamo.

La centrale vista in sezione
La centrale vista in sezione

L’energia prodotta (circa 350Kw in totale) era sufficiente per accendere 4800 lampadine ad incandescenza, da 16 candele, alimentate a 100-110V), era modesta per i nostri standard, ma cospicua per il suo tempo !

turbine all'interno della centrale
turbine all’interno della centrale

Fu attivata il 18 giugno 1883. Fu un record notevole, se consideriamo che fu la prima centrale elettrica dell’Europa continentale, la terza al mondo dopo quella di New York, e quella di Londra (la Holborn Viaduct, sempre con tecnologia Edison), inaugurata quasi un anno prima di quella di Milano, ma con potenza decisamente inferiore.
In questa realizzazione, Giuseppe Colombo fu aiutato da un suo ex-allievo molto brillante, tale Gian Battista Pirelli.

Giovanni Battista Pirelli
Gian Battista Pirelli

Gian Battista Pirelli. (classe 1848), figlio di un panettiere di Varenna, laureato nel 1870 in ingegneria industriale a Milano e fondatore nel 1872, grazie al sostegno finanziario della borghesia milanese , della Pirelli, una società inizialmente specializzata nella realizzazione di articoli in gomma elastica (tubi, cavi, cinghie, impermeabili, etc…). Cinque impiegati e 40 operai che lavoravano in una fabbrica, situata nel luogo dove, ora, si trova il Grattacielo Pirelli.

La centrale non fu accolta molto bene dalla popolazione. Le comprensibili reazioni dei milanesi di allora, furono piuttosto indignate, quando quella ciminiera cominciò a espellere i fumi del carbone, bruciato per far girare le imponenti turbine Jumbo (il nome derivava dal famosissimo elefante Jumbo del circo Barnum di New York).

I primi utilizzatori dell’energia elettrica

I fratelli Luigi e Ferdinando Bocconi, essendo i più vicini alla centrale, furono i primi ad illuminare, con una lampadina, la vetrina del loro negozio, cosa che, naturalmente diventò motivo di enorme attrazione del pubblico.

Negozio f.lli Bocconi (angolo via Santa Radegonda)
1880 – Negozio f.lli Bocconi (angolo via Santa Radegonda)

Avevano la loro bottega con insegna, proprio all’angolo fra Corso Vittorio Emanuele II e la via Santa Radegonda (vedi foto). Quel negozio di pret-a-porter, da lì a pochi anni, sarebbe diventato l’emporio la Rinascente (esattamente nello stesso posto). Seguirono, subito dopo, gli eleganti negozi sotto i portici settentrionali del nuovo Palazzo Thonet in Piazza del Duomo, quindi alcuni negozi della Galleria ed il Teatro Manzoni che, fino al momento della sua distruzione nel bombardamento dell’agosto 1943, si trovava nella vicinissima piazza San Fedele, di fronte alla chiesa. Il Manzoni fu il primo teatro al mondo ad essere illuminato dalla luce elettrica. Né la rete di distribuzione di New York, né quella della centrale di Londra, infatti, avevano previsto a quell’epoca, l’illuminazione di teatri.

resti del Teatro Manzoni in piazza San Fedele dopo i bombardamenti
resti del Teatro Manzoni in piazza San Fedele dopo i bombardamenti

La centrale di via Santa Radegonda, per essere realmente accettata, avrebbe dovuto ‘dimostrare’, ai milanesi, la sua effettiva utilità.
Si era agli albori di una nuova era, che avrebbe sconvolto tutto il nostro modo di vivere: l’era dell’elettricità. Ma allora, questo ancora non si poteva immaginare. L’intenzione di Giuseppe Colombo, per tacitare le aspre polemiche in corso, dovute proprio alla presenza di quella ciminiera ‘sputa-fumo’ a due passi dal Duomo, era di convincere le autorità della bontà di quanto stava facendo, e quindi ottenere ovviamente appoggi e ulteriori finanziamenti.
Cosa di meglio, se non illuminare il Teatro alla Scala, il ‘tempio della Musica’? E quale miglior occasione, se non lo sfruttare l’occasione di una ‘prima’ che avrebbe garantito la presenza delle maggiori autorità della città?

L’illuminazione della Scala

Colombo, allora consigliere comunale, riuscì a convincere anche i più scettici, e ottenne l’autorizzazione dal Comune per procedere all’illuminazione elettrica del Teatro alla Scala.

piazza della Scala
piazza della Scala

I tempi, per poter realizzare l’illuminazione elettrica per la ‘prima’, erano comunque molto stretti: alla Scala, il 26 dicembre 1883, giorno di Santo Stefano, ci sarebbe stata l’apertura della nuova stagione con la “La Gioconda” di Amilcare Ponchielli. Bisognava sostituire tutte le lampade ad olio e a candela del teatro (comprese quelle del lampadario centrale), con le nuovissime lampadine elettriche.

Durante le prime prove assolutamente insoddisfacenti, emerse, fra l’altro, un grosso problema da risolvere con la massima urgenza. L’energia prodotta dalla centrale, era in corrente continua e per il suo trasporto ai negozi della zona, si utilizzavano dei conduttori di rame praticamente nudo (isolati in maniera molto approssimativa), sistemati in canaline di cemento o di mattoni lungo la strada. Finchè la distanza dalla centrale era limitata a poche decine di metri, non c’erano grossissimi problemi anche perché il numero di corpi illuminanti era di qualche decina di lampade ed i consumi abbastanza ridotti…

Diverso era invece il caso del Teatro alla Scala, prima di tutto perché era a distanza di alcune centinaia di metri dalla centrale, e poi perché si sarebbero dovute illuminare in contemporanea 2880 lampadine, carico decisamente rilevante. Bisognava fare i conti con la dispersione di corrente dovuta ai conduttori di rame nudo, lungo tutto il tratto …. c’era il rischio di sovraccarico in centrale dovuto alla necessità di alzare troppo la tensione. In una società che ancora non conosceva l’elettricità né la potenzialità del suo utilizzo, non esistevano naturalmente i cavi intesi come mezzo di trasporto dell’energia, né quindi erano mai state affrontate le problematiche relative (ad es. la dispersione di corrente lungo la linea). In tutta Europa non esistevano ancora produttori di cavi elettrici.

Bisognava tentare di creare, per i conduttori, un isolante efficace che riducesse drasticamente la dispersione di corrente. Se ne incaricò Gian Battista Pirelli, il quale, sfruttando le sue precedenti esperienze sulle proprietà isolanti del caucciù, in pochissimi giorni, bloccando la produzione degli altri articoli programmati nella sua fabbrica di via Filzi, riuscì a creare con l’aiuto dei suoi operai, un ‘cavo’ ad hoc (costituito da tante sezioni collegabile fra loro da giunti isolati), rivestendo i conduttori di rame (cioè delle sbarre) con una guaina di caucciù isolante, sufficiente a ridurre drasticamente la dispersione di corrente sulla linea. Riuscì a portare a termine il lavoro, giusto in tempo per la ‘prima’ della Scala. Senza quasi saperlo, aveva creato il primo prototipo di ‘cavo’ elettrico in Europa!

interno della Scala
interno della Scala

Il Corriere della Sera fu testimone dell’enorme stupore dei presenti quando, il 26 dicembre 1883, in occasione della “prima”, il Teatro alla Scala fu illuminato ‘a giorno’ da centinaia di lampadine elettriche: un evento davvero spettacolare, di cui i giornali dell’epoca avrebbero parlato a lungo. L’interesse dei cittadini per questa nuova forma di luce, fece ben presto dimenticare le aspre polemiche per la ciminiera della centrale.
E’ fu proprio da quell’anno che i milanesi, non ancora abituati allo smog, dovettero iniziare a conviverci, come tributo dovuto ‘in nome del progresso’.

1884 – Fondazione della Edison Italia

Ai primi di gennaio 1884, venne fondata la “Società Generale Italiana di Elettricità, sistema Edison“, di cui Giuseppe Colombo fu il presidente ed amministratore delegato. Egli ottenne dal Comune, l’autorizzazione a realizzare e gestire l’illuminazione elettrica sia di piazza Duomo, della Galleria e di piazza Scala.

1885 – Illuminazione stradale elettrica

Nel 1885, il Comune di Milano deliberò la modifica dell’illuminazione stradale in centro, passando da lampioni a gas, a quelli a luce elettrica. I vantaggi, intensità d’illuminazione a parte, erano innegabili. Dall’accensione eseguita manualmente, si passava all’accensione automatica, nelle strade e piazze interessate. Era l’inizio della fine di un altro storico mestiere … quello del lampionaio!
La centrale di Santa Radegonda venne pertanto potenziata con altre 8 dinamo Thomson-Houston, esclusivamente dedicate all’illuminazione stradale.

1926 – La demolizione della centrale

L’evoluzione tecnologica, nel corso dei primi decenni del nuovo secolo, comportò, nel 1926, la dismissione degli impianti di via Santa Radegonda. La centrale venne demolita ed al suo posto, sorse l’attuale cinema multisala Odeon.
Il frettoloso passante milanese che percorra oggi via Santa Radegonda (nota ai milanesi come la via del Luini – Forno dal 1888)., non avrà difficoltà ad individuare la lapide commemorativa posta, nel centenario della costruzione, a ricordo di questa ‘gloriosa’ Centrale.

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