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Arte: quando le Mani “parlano”

Premessa

Milano è considerata, a tutti gli effetti, un polo di attrazione per molti turisti, in particolare stranieri. I Musei e i luoghi d’arte registrano un’alta affluenza di visitatori che io stessa ho potuto verificare in una mia recente visita alla PINACOTECA DI BRERA. Un gran numero di persone si distribuivano lungo il percorso delle 38 sale nelle quali sono esposte 650 opere d’arte italiana e straniera , antica e moderna, soprattutto dipinti , che vanno dal quattordicesimo al ventesimo secolo.

Nella sala 6 sapevo di trovare esposte “LA PIETÀ” di GIOVANNI BELLINI, (detto il Giambellino), e la tela del CRISTO MORTO del MANTEGNA allo scopo di scattare le foto aggiornate dei dipinti per inserirle nelle mie raccolte.

Andrea Mantegna, Cristo Morto nel Sepolcro. Posizione del dipinto lungo il corridoio della sala VI

Sulla parete destra della sala si trova anche il dipinto LA PIETÀ di Giovanni Bellini, altrettanto famoso, che mi interessava fotografare perchè tratta lo stesso soggetto del CRISTO MORTO del Mantegna ma è rappresentato in modo totalmente diverso: mentre nell’opera del Mantegna, dalla sapiente prospettiva, in primo piano si vedono i piedi, in quella del Bellini colpiscono le mani , che assumono una valenza particolarmente significativa. Da qui nasce lo spunto e la curiosità per cercare di comprendere meglio l’importanza e il significato delle mani nelle opere d’arte.

Le Mani ispiratrici d’Arte

 Le mani  sono uno strumento straordinario e indispensabile  di cui la natura ci ha dotato e che ci distingue dagli altri esseri viventi; ci permettono di creare  e di fare azioni che senza loro non sarebbero possibili. Molte volte i gesti della mano ’parlano, comunicano’, fanno  capire quello che non viene espresso verbalmente … gesti che valgono più di mille parole. La mano,  con il palmo  e le cinque dita,  è l’arto tra i più complessi del corpo umano  tanto da richiedere uno studio specifico sull’anatomia artistica.  Da sempre  nelle scuole d’arte, licei artistici e accademia di belle arti,  sin dal primo anno, insegnano a disegnare,  e ridisegnare all’infinito, dettagli di  mani, nasi, bocche, orecchie e piedi.

Il mondo dell’arte è ricco di capolavori  dove le mani  rappresentano  per gli artisti l‘estensione del pensiero creativo, il mezzo per creare opere d’arte siano esse, disegni, pitture, sculture, musica, e altro. Attraverso la gestualità, il significato simbolico e la valenza espressiva le mani assumono spesso  un ruolo da protagoniste tanto da attirare su di esse  l’attenzione dell’osservatore che le può trovare anche  imperfette e sproporzionate. In effetti  le mani sono sempre state, nel campo dell’ arte, croce e delizia dei più famosi pittori e  scultori che, pare , demandassero ad altri  l’esecuzione di mani e piedi così come appaiono nelle loro opere.

Di seguito, una  panoramica di opere,  alcune delle quali viste in esposizione nelle collezioni dei musei  o in occasione di mostre temporanee svoltesi a Milano, dove le mani sono le  protagoniste o parte integrante  della scena , con indicato per ciascuna , oltre ai dati sull’artista e sull’opera, anche una breve descrizione.

Andrea Mantegna ,” Cristo Morto

Andrea Mantegna (Isola di Carturo , oggi denominata Isola Mantegna – PD, 1431 – Mantova, 1506) “Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti “ data incerta 1475-1489 ?, tempera su tela cm 68×81, Pinacoteca di Brera,  Sala VI.

Andrea Mantegna, Cristo Morto nel Sepolcro e tre dolenti

Si tratta di un’opera di forte impatto visivo, dove la figura del Cristo morto ci appare come un uomo reale in carne ed ossa. La figura pare quasi contrarsi e accorciarsi sotto l’effetto  dell’uso dell’ardita prospettiva che contribuisce a concentrare lo sguardo sui particolari anatomici: le piaghe lasciate dai chiodi sui piedi e sulle mani.

Giovanni Bellini, “La Pietà”

Giovanni Bellini, detto  “il Giambellino”, (Venezia 1430 circa – 1516),  “La Pietà “ (o “Cristo morto sorretto da Maria e Giovanni” ), 1455-1460, tempera su tavola, 86 x 107 cm; Milano, Pinacoteca di Brera, sala VI.

Giovanni Bellini, La Pietà
Giovanni Bellini, La Pietà
Giovanni Bellini, La Pietà, dettaglio mani
Giovanni Bellini, La Pietà, dettaglio delle mani

È uno dei grandi nomi della storia dell’arte italiana, considerato l’iniziatore del  Rinascimento veneto. Si tratta di un dipinto giovanile che l’artista eseguì intorno al 1455 e il 1460. In questa rappresentazione la Madonna e San Giovanni Evangelista sorreggono Gesù senza apparentemente provare fatica e le loro espressioni contribuiscono a dare alla scena tutta la sua drammaticità; in particolare la Madonna, nella sua disperazione e nel suo immenso dolore, ricerca fino all’ultimo un soffio di vita nel corpo del figlio. Lo scambio di emozioni si riflette poi nel sapiente gioco delle mani, che esprimono un senso di dolore , amarezza, tenerezza e di grande effetto. Il dipinto, che faceva parte della collezione  Sampieri di Bologna, fu donato a Brera nel 1811, dal viceré d’Italia Eugenio Beauharnais.

Auguste Rodin, “La Cattedrale”

Auguste Rodin,   (Parigi 1840-Meudon 1917), “ La Cattedrale”  1908, scultura in pietra , Musée Rodin, Parigi .

Auguste Rodin, La Cattedrale
Auguste Rodin, La Cattedrale

L’opera è in realtà formata da due mani destre, appartenenti a due persone diverse, che si toccano. Prima di chiamarla Cattedrale, Rodin pensò al titolo L’arca dell’alleanza, ma cambiò probabilmente perché il risultato finale gli ricordava l’ arco di una cattedrale gotica. Si tratta, in ogni caso, di un’opera dotata di una forte carica di simbolismo.  È stato evidenziato come le mani sembrino quasi giunte in preghiera.  Fu esposta per la prima volta al pubblico nel 1909, e ha sempre colpito la critica per la spiritualità che è capace di emanare.

Antonello da Messina, “L’Annunciata”

Antonello da Messina (Messina 1430 ca – 1479, “ L’ Annunciata “ 1476 circa; olio su tavola, 45 x 34,5 cm; Palazzo Abatellis, Galleria Regionale,  Palermo.

Antonello da Messina, L'Annunciata
Antonello da Messina, L’Annunciata
L'Annunciata. Mani dettaglio
L’Annunciata. Mani, dettaglio

Si tratta di un un n capolavoro di raffinatezza e modernità ed è dotato di un solido impianto geometrico. Un volto giovanile della Madonna dalla carnagione olivastra e dai lineamenti raffinati e di una purezza difficile da riscontrare in altre opere d’arte. Gli occhi neri e profondi, che con uno sguardo leggermente rivolto verso il basso, comunicano esitazione, indugio, timidezza e magari anche un po’ di disagio. Il leggio è delineato con una precisione che rimanda alla pittura fiamminga e che non risparmia le tarlature sulla superficie del legno. E poi le mani, affusolate, eleganti: la destra compie un movimento in avanti quasi a volersi schermire, la sinistra cerca invece di chiudere il velo per coprire il collo, mentre la veste che lascia scoperta una piccola porzione del seno, sufficiente però da spingere la protagonista a ritenere più conveniente coprirla. Sono questi gli elementi che rendono lAnnunciata di Antonello da Messina una delle opere più seducenti di tutta la storia dell’arte.

Michelangelo Buonarroti, ” Creazione di Adamo”

Michelangelo Buonarroti (Caprese/Arezzo 1475- Roma 1564) “Creazione di Adamo” 1511 circa, affresco,280×570 cm, Cappella Sistina, Città del Vaticano

Michelangelo ,Creazione di Adamo, affresco, Cappella Sistina,
Michelangelo ,Creazione di Adamo, particolare affresco, Cappella Sistina,
La Creazione di Adamo, dettaglio mani foto 7
La Creazione di Adamo, dettaglio delle mani

Tra le mani più celebri della storia dell’arte, sicuramente un posto d’onore spetta a quelle che vediamo nella “Creazione di Adamo”. Anche se non è un dipinto come unico soggetto rimane uno straordinario dettaglio realizzato da Michelangelo Buonarroti. Queste mani sono infatti il punto focale di uno degli affreschi della volta della Cappella Sistina, nella Città del Vaticano. Tale incredibile capolavoro fu commissionato da papa Giulio II e rappresenta il soffio divino di Dio che dà vita ad Adamo, il primo uomo, con il tocco della sua mano. La mano divina (destra) è forte – è la mano della creazione – e si protende con l’indice verso quella di Adamo, ancora priva di forza, in attesa della vita.

Michelangelo, “David”

“David” 1501-1504, scultura in marmo di Carrara tutto tondo, altezza cm 520 con basamento, Galleria dell’Accademia a Firenze.

David, Michelangelo
David, Michelangelo

La mano destra del David è essa stessa un capolavoro nel capolavoro. Il rilievo delle vene, le nervature, persino la perfezione della levigatura dell’unghia, tutto riporta ad un realismo estremamente attento. L’eroe biblico è rappresentato nel momento in cui sta per affrontare Golia; per questo nella mano sinistra stringe il sasso con il quale sconfiggerà il suo nemico da lì a poco.

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David, dettaglio delle mani

Gian Lorenzo Bernini, ” Ratto di Proserpina”

Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598 – Roma 1680), “Ratto di Proserpina 1621 – 1622, gruppo scultoreo marmoreo altezza cm 255 senza base, Galleria Borghese di Roma.

Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina

L’opera è una delle sculture più affascinanti e sensuali del Bernini. Ttratta una delle più celebri favole della mitologia greco-romana: Proserpina (in greco Persefone) era la bella figlia di Cerere (Demetra), dea della fertilità e delle messi. Di lei s’invaghì Plutone (Ade), il dio degli inferi, che volle a tutti i costi farla sua. Bernini “scolpisce” il momento culminante del racconto, quello più concitato e violento: l’atto del rapimento. Ade, fiero, possente e muscoloso, abbranca la ragazza, che lotta, si divincola e cerca di fuggire dalla furia erotica e dalla forte stretta del dio degli inferi: la mano che affonda nella coscia di Proserpina, le dita che esercitano la loro pressione sulla carne della giovane, ed è forse questo uno dei dettagli più famosi e celebrati di tutta la storia dell’arte.

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Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina, dettaglio delle mani

Antonio Canova, “Amore e Psiche stanti”

Antonio Canova (Possagno 1757- Venezia 1822),”Amore e Psiche stanti” 1800-1803; gruppo scultoreo in marmo bianco, 150 x 49,5 x 60 cm, Museo Statale Ermitage, San Pietroburgo.

Antonio Canova, Amore e Psiche stanti

Il fulcro espressivo dell’intera composizione è questo gioco di mani tra Amore e Psiche. I due sono legati in un tenero abbraccio mentre osservano la farfalla, che la ragazza appoggia delicatamente sul palmo di Amore, animale che, secondo la classicità greca, rappresenta l’allegoria sia dell’anima che la fanciulla dona all’amato, sia della caducità della vita. L’opera si rifà al racconto contenuto nelle Metamorfosi dello scrittore latino Apuleio sulla contrastata e passionale storia tra il dio Amore e la bellissima, ma mortale, Psiche.

Maurizio Cattelan, ” L.O.V, E.” (Il Dito)

Maurizio Cattelan (Padova 1960), “L.O.V.E” 2010, marmo di Carrara, altezza 4 metri e 60, (11 complessivi con il basamento su cui è eretta), Milano, piazza Affari

Maurizio Cattelan, Il Dito (LOVE)
Maurizio Cattelan, “L.O.V.E,” (il Dito)

Artista contemporaneo che da sempre le sue opere sono oggetto di provocazione. Opera molto discussa, più comunemente nota come “Il Dito”; il titolo è LOVE (Amore) ma il suo acronimo sta per Libertà, Odio, Vendetta, Eternità. La scultura è collocata di fronte al palazzo Mezzanotte, sede della Borsa; un monumento dal gesto beffardo, offensivo e irriverente verso il mondo della finanza.

Albercht Dürer, “Mani in Preghiera”

(Norimberga 1471-1528), “Mani in preghiera”, 1508 circa – Penna ed inchiostro su carta blu, cm 29,1 x 19,7, Graphische Sammlung Albertina, Vienna

Albert Dürer, Mani in preghiera,
Albercht Dürer, Mani in preghiera

Pittore, incisore, matematico e ritrattista considerato il massimo esponente della pittura tedesca rinascimentale. Queste “mani in preghiera” ci parlano, non sono un dettaglio nè uno studio, ma sono le protagoniste di un capolavoro in cui si possono osservare ed ammirare la precisione tecnica e il perfetto chiaro-scuro.

Maurits Cornelis Escher “Drawing Hands”

Più noto come MC Escher (Leeuwarden 1898 – Laren 1972),” Drawing Hands” (Mani che disegnano) 1948, litografia 28,2×33,2 cm, Olanda, Collezione Escher Foundation

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Escher, Mani che si disegnano

Escher è l’artista tra i più apprezzati della prima metà del XX secolo che, con le sue incisioni e litografie, ha avuto e continua ad avere la capacità di trasportare l’osservatore in un mondo immaginario e impossibile, dove si mescolano arte, matematica, scienza, fisica e design. Questa è un’opera famosa di Escher che rappresenta una tavola da disegno su cui poggia un foglio di carta raffigurante due mani, nell’atto di disegnarsi a vicenda. Il disegno è un enigma irrisolvibile: quale delle due mani disegna l’altra? Non vi è risposta! Questo è uno degli esempi dell’uso del paradosso da parte di Escher. Amante dell’Italia trascorse molti anni nel nostro paese in particolare a Roma. Nel corso degli anni, in varie città italiane, si sono svolte mostre temporanee con le sue molteplici opere che hanno riscontrato un notevole successo. La prossima si farà a Roma dal 31 ottobre fino a Marzo 2024 nel Palazzo Bonaparte

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